domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

MANOVRA, LA UE DICE NI
Pubblicato il 12-11-2015


Senso unico

Per la legge di stabilità, “non vedo particolari problemi” con la Ue perché l’Italia rispetta “tutte le regole del gioco” che l’Europa si è data. Così ha detto Renzi alla Valletta. Per il presidente del Consiglio l’Italia ha quindi diritto di godere delle clausole di flessibilità. Insomma Renzi non è preoccupato per l’ipotesi che la Commissione possa non concedere la flessibilità nella valutazione dei conti pubblici per il 2016. In realtà qualche preoccupazione ci sta. Il verdetto della Commissione sulla legge di stabilità italiana, i cui lavori stanno entrando ora nel vivo, sarà presto noto. Infatti l’attesa opinione dovrebbe essere pubblicata la settimana prossima. È sempre sul tavolo l’ipotesi che Bruxelles possa dare il beneficio del dubbio all’impianto della Finanziaria, rinviando nei fatti alla primavera del 2016 una analisi più precisa.

Il ministro Padoan, come Renzi d’altronde ostenta ottimismo a piene mani e respinge la sola possibilità che la manovra messa a punto dal governo possa non ottenere l’ok della commissione. “Mi aspetto – ha detto a Bruxelles – che le ragioni per cui chiediamo le clausole di flessibilità siano accolte perché il disegno e le richieste sono all’interno delle regole, comprese quelle della flessibilità”.

La Commissione Europea d’altronde non ha mai nascosto i propri dubbi sulla manovra italiana, a suo dire, troppo sbilanciata. Contraria da subito alla detassazione sulla casa, la Ue ha sostenuto fin dalla prima bozza che un’eventuale detassazione avrebbe dovuto essere indirizzata per alleggerire il costo del lavoro. Altro punto dolente secondo la Ue è l’eccessivo ricorso al debito. L’Italia ha infatti presentato una legge di stabilità per l’anno prossimo che prevede un deficit al 2,2% del pil, rispetto a un obiettivo originale dell’1,8% del Pil. Il governo Renzi ha giustificato la scelta, citando fattori quali le riforme economiche e gli investimenti pubblici. In ultimo la clausola migranti, che il governo valutata in circa 3,3 miliardi, ma che l’Europa ha già detto di volere analizzare in un contesto separato.

Insomma si tratterebbe una promozione a tempo con un probabile rinvio a marzo. Un modo anche per tenere sotto pressione e sotto stretta sorveglianza il nostro Paese, che ha fatto i compiti a casa, ma che evidentemente non può concedersi il lusso di allentare troppo la presa. La linea è che un Paese che procede sulla strada delle riforme vada incoraggiato. Vero. Ma l’Italia ha chiesto due clausole di flessibilità: la clausola sulle riforme, che vale un altro 0,1% del Pil (1,6 miliardi), e quella sugli investimenti, che apre spazi di manovra per lo 0,3% (4,8 miliardi). Senza conteggiare, per ora, la clausola migranti, in totale l’Italia porta a casa uno “sconto europeo” di circa 13 miliardi, comprensivo dei 6,4 miliardi già concessi la scorsa estate. Soldi che prima o poi devono rientrare. E senza calcolare le clausole di salvaguardia già attivate nella scorsa finanziaria e posticipate al prossimo anno. Da qui la possibilità di un via libera a tempo. Insomma la strada da fare è ancora molta e le richieste europee non mancheranno a cominciare da quella della riduzione del debito da affiancarsi a una crescita che sia reale e che si attesti vicino alle previsioni del governo intorno all’1,6%,  una speendig review efficace e che non sia solamente un foglio excel riposto dentro un cassetto.

Ginevra Matiz

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