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Opinioni e commenti
 

Michelin chiude. Operai bloccano la statale
Pubblicato il 04-11-2015


michelinTramonta ancora il sole sugli operai piemontesi. La multinazionale francese ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento di Fossano entro il 2016 e di voler ridimensionare altri siti italiani.

Un fulmine a ciel sereno, al quale gli operai Michelin hanno risposto aderendo a quattro ore di sciopero per protesta, “Fossano non deve morire” si legge su uno degli striscioni. Bandiere, striscioni, interventi al microfono di un palco improvvisato, e un corteo che ha bloccato per circa un’ora la statale di fronte alla fabbrica, la SS 28, alla protesta si sono uniti anche colleghi arrivati con un pullman a Cuneo e lavoratori solidali di altre aziende della zona.

Il piano strategico 2016-2020 del gruppo degli pneumatici prevede il taglio di quasi 600 posti nella Penisola: 400 a Fossano, 120 a Torino, 30 ad Alessandria e 28 a Tribano (Padova). Michelin, che in Italia ha oltre 4mila dipendenti e realizza più del 10% della sua produzione europea, si è impegnata “ad assistere personalmente ogni dipendente nel trovare un impiego alternativo e implementerà un innovativo programma di supporto al ritorno al lavoro” che verrà “messo a punto con i sindacati nel corso delle prossime settimane”.

“Il piano industriale Michelin, così come proposto dall’azienda, è inaccettabile. Oltre alle 4 ore di sciopero di oggi, abbiamo proclamato ulteriori 8 ore di sciopero, da pianificare a livello locale, per sollecitare l’apertura di un confronto urgente con tutti i soggetti interessati”. Ad affermarlo in una nota congiunta il segretario generale dell’Ugl Chimici, Luigi Ulgiati, e il segretario nazionale Ugl Chimici-Gomma e Plastica, Eliseo Fiorin, evidenziando come “tagliare 578 posti di lavoro e chiudere il sito di Fossano significa ridimensionare drasticamente le attività italiane del gruppo, mettendo a rischio la continuità delle produzioni e l’operatività anche negli altri siti. Chiediamo ai vertici Michelin di fare marcia indietro”. Anche il segretario provinciale dell’Ugl Chimici di Cuneo, Domenico Ravalli, esprime “forte preoccupazione per un piano che, pur promettendo da una parte investimenti e aumento della produzione, dall’altra, nei fatti determina un drammatico taglio di posti di lavoro e di impianti: l’azienda faccia chiarezza al più presto, perché il nostro territorio non può permettersi di perdere un sito così importante per l’economia regionale”.

La scelta di chiudere lo stabilimento di Fossano sarebbe stata determinata dal calo del 45% della produzione registrato dal 2009, “con una situazione di cronica non saturazione degli impianti. I due terzi dell’attuale produzione di cavi metallici standard di Fossano – sostiene Michelin – sono oggi acquistabili sul mercato a costi decisamente inferiori”.

Tra gli interventi all’iniziativa di oggi anche quello del segretario nazionale Fiom Maurizio Landini: “Le multinazionali come Michelin quando dicono una cosa difficilmente cambiano idea e allora serve davvero un patto tra tutti noi per lavorare insieme e uniti e far cambiare idea a Michelin su un punto di fondo: difendere il lavoro significa prima di tutto mantenere le produzioni in Italia perché se produzioni e investimenti vanno via c’è solo il problema di come gestire i posti di lavoro”.
“Una cosa che non manca alla Michelin sono i soldi – aggiunge Landini – è pronta a pagare qualsiasi cifra pur di raggiungere il suo obiettivo”. Il segretario della Fiom punta il dito contro il governo che “dovrebbe agire senza che qualcuno glielo chieda”, perché “c’è una certa differenza tra l’immagine di un Paese che funziona e quello reale in cui si continua a delocalizzare”.

“Siamo contro i 580 esuberi annunciati in Italia dalla Michelin e respingiamo l’ipotesi della chiusura di Fossano. Chiediamo il mantenimento della filiera produttiva in Italia” ha detto Vittorio De Martino, segretario piemontese della Fiom.

Si attende ora un nuovo incontro tra i rappresentanti dell’azienda e i rappresentanti di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha annunciato di essersi messo in contatto con l’azienda “per un incontro in tempi ristretti, con l’obiettivo di dare prospettive e certezze ai lavoratori coinvolti”.

Maria Teresa Olivieri

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