mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Molière, ancora oggi
il dono dell’attualità
del suo Don Giovanni
Pubblicato il 30-11-2015


Molière Don Giovanni teatro KhoreKhora Teatro e il Teatro Stabile di Abruzzo ripropongono in tutta la sua forza drammaturgica uno dei capolavori di Molière, quel Don Giovanni che ancora oggi possiede il dono dell’attualità, calato in una dimensione universale dove le interrogazioni e le risposte sui tanti temi esistenziali trovano uno spessore degno di essere gettato tra le inquietudini della nostra società.

Numerosissime erano state le rappresentazioni teatrali con protagonista questo personaggio, la cui immensa fortuna letteraria era cominciata nel 1630, quando Tirso de Molina, probabilmente ispirandosi a racconti popolari che utilizzavano i padri Gesuiti negli spettacoli edificanti dei loro piccoli allievi (e facendone il prototipo dell’eretico blasfemo per definizione) scrisse il suo Burlador de Sevilla. Venne in seguito ripreso dalla Commedia dell’Arte italiana, che lo incluse nel suo repertorio accentuando gli aspetti più comici della vicenda. Molière attinge a queste fonti italiane e le rielabora per ricavarne un suo personale Don Giovanni: ritraendolo come un personaggio raffinato, cinico, dissacrante, in aperta opposizione con le convenzioni sociali, pronto a burlarsi anche della religione e filosofeggiare sul libertinismo, sullo status sociale, sul rapporto con la nobiltà, sul contrasto padre-figlio, ma soprattutto per scagliarsi polemicamente contro il vizio dell’ipocrisia, frequente a ogni livello della società e particolarmente odioso sotto la maschera della religione.

L’allestimento di Khora Teatro/Teatro Stabile di Abruzzo aggiunge una dimensione visionaria al testo con l’ausilio di video scenografie che stilizzano i luoghi scenici e le ammantano di sbuffi liquido/eterei che dilagano sul fondale, abbracciando portici, boschi, interni di case. Preziosi confeziona una regia molto pulita ed elegante, ma non risulta pienamente convincente nella caratterizzazione del protagonista, concedendogli spesso e volentieri un incedere da cicisbeo effeminato che non solo gli sottrae il fisiologico vigore e carisma, ma lo colloca sullo stesso registro di Sganarello (ottimamente interpretato da Nando Paone) impedendo il divertente contrasto padrone-servitore (che è anche il contrasto tra l’audace pensiero e il convenzionale buon senso). Ciò è evidente soprattutto nel primo atto, mentre nella seconda parte dello spettacolo Preziosi/Don Giovanni cresce di spessore nelle sue arringhe e cancella in parte quei tratti artificialmente stucchevoli che rischiavano di far deragliare il convoglio.

L’operazione nel complesso è pienamente convincente; possiamo abbandonare la sala con la percezione di aver assistito alle gesta di un personaggio che a distanza di anni e a dispetto delle svariate rappresentazioni conserva pienamente il suo colore enigmatico, imprevedibile, inedito, intorno al quale non è difficile avvertire un certo alone di simpatia e di indulgenza da parte dell’autore.

Carlo Da Prato

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento