venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nasce o muore la Sinistra italiana?
Pubblicato il 07-11-2015


Nasce il cantiere della sinistra che ritiene Renzi e il suo Pd un partito di centro, se non addirittura di destra. Le domande che mi sorgono spontanee sono tre. Che sinistra si intende fondare, e con chi? C’è spazio con questa legge elettorale per un polo, o partito, che si collochi alla sinistra del Pd? E, infine, si può pensare che un partito socialista ne faccia parte? Vengo a rispondere naturalmente esponendo opinioni mie. La sinistra che si vuole fondare non è mai stata una sinistra stimolante. Si basa sul tentativo di rivedere le nostre revisioni, riportandoci a un vecchio linguaggio che pare si debba dedurre dalla crisi economica e finanziaria. Unisce i suoi fondatori la lotta al cosiddetto liberismo, a cui si dovrebbe contrapporre una nuova, ma in realtà vecchia, idea vetero socialista. Non a caso i suoi levatori sono oggi vecchi sindacalisti, esponenti di Sel e soprattutto ex democratici che si oppongono a Renzi in nome della conservazione e addirittura ex dirigenti di Rifondazione in cerca di un approdo per il loro comunismo.

Si tratta di un misto di reducismo e di massimalismo conservatore che ha qualche fautore in Europa. Ma in realtà un solo recente precedente, e cioè quello di Tspiras, poi sconfessato anche lui, e del partito degli scissionisti ellenici che però sono stati beffardamente sconfitti alle recenti elezioni. Personalmente ritengo invece che proprio la crisi rilanci il socialismo liberale, un’idea nuova di società solidale, una strategia di forte compenetrazione tra pubblico e privato, un nuovo orizzonte di responsabilità anche diretta dei lavoratori nella conduzione delle imprese, lo spostamento di risorse verso le nuove opportunità di lavoro per i giovani. E qui introduco il secondo ragionamento. E cioè quello relativo allo spazio di una formazione del genere a fronte del nostro sistema elettorale che è ancora più rigido di quello greco. Certo una posizione di questo tipo, vedasi la Rifondazione di Bertinotti, aveva sfiorato in Italia il 10 per cento. Poi, però, la stessa formazione, unita ad altri alleati, nel 2008 non ha raggiunto il quorum ed è rimasta esclusa dal Parlamento. Si è trattato di una conseguenza del cosiddetto voto utile. Cioè in presenza di una legge che propone uno scontro tra due poli, quello posto più alla sinistra, ma varrebbe anche per quello posto più alla destra, viene giudicato inutile e anzi dannoso perché il voto a questa posizione favorisce inevitabilmente l’avversario più lontano. Fanno naturalmente eccezione a questa regola i grillini che non sono né di destra, né di sinistra. Il voto a loro è consapevolmente contro la destra e la sinistra. È un voto volutamente dannoso per entrambi.

A maggior ragione questo schema funzionerà con l’Italicum, che per ora non prevede le coalizioni, e dunque porrebbe questa lista ancora più necessariamente in conflitto con quella del Pd e funzionale a facilitare la vittoria dei grillini o del centro-destra, nel nostro nuovo sistema tripolare. Ma anche se l’Italicum venisse cambiato e fossero reintrodotte le coalizioni costoro dovrebbero o collocare la loro lista all’interno di un’alleanza di aperto sostegno a Renzi, contro il quale si sono mossi e stanno fondando la sinistra che non c’è, o ugualmente presentarsi in autonomia con le controindicazioni prima richiamate. L’ultima domanda merita una risposta breve. Non ho mai pensato che i socialisti italiani potessero recuperare, in una posizione di collaborazione, coloro che hanno vissuto come un disastro la caduta del muro di Berlino. Peraltro senza aderire al socialismo europeo, ma alle posizioni dell’estrema sinistra alla La Fontaine che nulla hanno a che fare con la socialdemocrazia europea. Non penso che lì, come ho già detto alla conferenza programmatica del Psi, si possa verificare un risorgimento del socialismo italiano, ma invece il suo opposto, e cioè una decadenza dal socialismo europeo e da quello rappresentato dal Psi che noi abbiamo conosciuto e frequentato.

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Commenti all'articolo
  1. cominciamo dalla fine del tuo discorso: cosa centrano i socialisti con questa nuova, ennesima sinistra italiana?Nulla! condivido. Ma alla ovvia risposta si contrappone un’altra, altrettanto ovvia domanda: cosa centra il PD con il Socialismo italiano? Nulla! e per favore basta con la zolfa che il PD renziano ha aderito al PSE e quindi… bla.. bla… Questo PD Renziano e non , con il socialismo italiano non ci azzecca nulla. E’ questo è il nostro dramma! purtroppo non solo le leggi elettorali, ma la nostra marginilità o peggio la nostra estraneità nel panorama politico italiano, fa si che la rinascita di un partito socialista di massa oggi è impossibile! ci possiamo girare attorno quanto vogliamo, ma questa è la realtà nuda e cruda. Non saranno ne i Bartolomeiani, ne i Nenciniani tanto meno gruppi e gruppettini presuntuosi e nichilisti ad avviare la rinascita di un movimento socialista degno di questo nome. Come predisse Craxi, ci vorrà tempo, molto tempo prima di rivedere una vera forza socialista. Tutto il resto, come direbbe Califano è noia, maledetta noia. Nonostante il generoso tentativo di mantenere , qua e la bandierina, magari facendo a gara a chi la tiene più in alto. Non la vede nessuno! pessimismo ? no realismo, l’ottimismo della volontà è finito. Morto. Sepolto.

    • Egregio Rocco, mi permetto di commentare quanto Lei scrive, con qualche considerazione. Innanzitutto, è vero che il PD denota differenze con il Socialismo italiano, ma è pur vero che questo abbiamo, a meno che non si voglia essere invisibili o quasi. Altrimenti, con chi dovremmo stare? Con Grillo? Salvini? Berlusconi? Inoltre, che il PD abbia aderito al Socialismo europeo, questo è vero, e pretendere che il PSE sia la copia del PSI del tempo che fu solo perchè crediamo che quel PSI rappresenti il vero ideale di Socialismo, beh, questo appare quanto meno presuntuoso.
      Infine, sono le Masse che formano e sostengono i partiti, non viceversa. Se in questo momento, in Italia, non esiste un partito socialista “di massa” come esisteva al tempo di Nenni, non è colpa del Segretario Nencini, e non è neanche colpa della strategia politica del PSI di oggi, semplicemente questa è l’aria che tira. È già tanto che, ventitre anni dopo la bufera giudiziaria esista ancora un PSI, manteniamolo unito, continuiamo a sostenerlo, i tempi cambieranno. Ogni epoca ha le sue priorità, le priorità oggi sono: non scomparire, resistere, senza scissioni nè migrazioni velleitarie verso aggregazioni massimaliste, mantenere vivo nome, storia, simboli, e guadagnare fecendo sentire il peso e il ruolo dei socialisti nel governo. In questo senso mi sembra che il Partito si stia muovendo benissimo.
      Cordiali saluti, Mosca.

  2. Non saprei dire così su due piedi se la nascita di una formazione politica a sinistra del P.D possa essere una cosa velleitaria che favorirà le destre. Personalmente osservo un forte disagio sociale, grosse fasce di povertà, specialmente nel sud del Paese, causate si dalla crisi economica , ma anche delle scelte intraprese per risolverla, che non hanno tenuto conto dei più emarginati aggravando di per se le condizioni. Tu caro Direttore proponi come ricetta il socialismo liberale, cosa che negli anni 70 del secolo scorso anch’io ritenevo giusta, era un segno di distinzione politica molto forte nei confronti delle masse comuniste, ma oggi perché sia valido, il progetto, davanti alla profonda crisi economica di tante persone , bisogna rivisitare il termine dando più peso alla parola socialista. Tanto per fare un esempio quando in campagna elettorale si parlava di una patrimoniale sui grandi capitali oltre i dieci milioni di euro s’intendeva , che chi aveva una cospicua ricchezza doveva contribuire in modo proporzionale a risanare il Paese. Oggi la sinistra ” Italia bene comune” per cui gli elettori hanno votato non esiste più, si dice che una patrimoniale sui redditi alti fermerebbe la ripresa, intanto si parla di fare nuovamente il ponte di Messina, s’imbarca nella maggioranza Verdini e Alfano nel trasformismo più vergognoso, Nel Paese reale di coloro che si dichiarano socialisti esiste un profondo disagio ad essere alleati di questo disegno politico che Renzi sta portando avanti.

  3. Ognuno può pensarla come vuole, ma ognuno dovrebbe fare uno sforzo mentale per cercare di capire, quanto meno, le dinamiche che stanno venendo avanti dopo l’entrata in campo di Renzi.
    Io credo, come Renzi, come tu stesso direttore, che non ci sia avvenire per un assembramento di vecchi e nuovi comunisti nel nostro Paese: ma oggettivamente non possiamo ignorarlo e pensare che non rappresenti uno stato d’animo che è presente ed è stato sempre presente come tutti sappiamo nell’ambito della sinistra, il massimalismo.
    Compito dei riformisti è quello di ostaggiarli: ma nel contempo comprendere le loro posizioni e cercare di non esasperare il confronto, perché in questo modo si farebbe veramente l’errore di relegarli su posizioni oltranziste, che certamente potrebbero favorire la destra o i grillini in un confronto elettorale, con qualsiasi Legge Elettorale.

  4. Se la premessa del Direttore è fondata, e non mancano i motivi per ritenerla tale, ossia che “con l’Italicum, che per ora non prevede le coalizioni, e dunque porrebbe questa lista ancora più necessariamente in conflitto con quella del Pd e funzionale a facilitare la vittoria dei grillini o del centro-destra, nel nostro nuovo sistema tripolare”, è verosimile che al PD possano interessare molto i voti socialisti, salvo il ritenere che il nuovo “cantiere della sinistra” non porterà alcuna emorragia elettorale per il PD, da doversi quindi compensare.

    A fronte di ciò, e considerando che con la legge elettorale vigente i partiti “minori” sono oggettivamente penalizzati quanto a formare liste autonome che abbiano reali possibilità di superare la soglia di sbarramento, vanno a crearsi condizioni che “portano acqua al mulino” della tesi secondo cui i socialisti – ovviamente non quelli che guardano all’altro versante politico – debbano confluire nel PD per avere una propria rappresentanza parlamentare.

    A meno che nel frattempo, visto l’evolversi del quadro politico, sia lo stesso PD a voler rivedere l’Italicum, sostituendo il premio di lista con quello di coalizione, ma se ciò non dovesse succedere, anche questo tronco della “diaspora” socialista dovrebbe probabilmente confidare sull’azione del centro-destra perché si arrivi a modificare la legge elettorale in atto, posto che, stando almeno a quanto è dato di capire, il centro-destra si presenterà come coalizione.

    E se questo dovesse avverarsi, se cioè occorrerà effettivamente il “soccorso” del centro-destra per cambiare la norma, così da permettere alle forze socialiste di pensare a liste proprie, ci si potrebbe anche chiedere se la componente socialista che oggi “gravita nell’orbita” del PD, non possa in futuro valutare le alleanze con minore rigidità, anche per ragioni di coerenza, nel senso di non tener solamente conto delle affinità ideologiche ma basandosi pure sul grado di sintonia dei rispettivi programmi e propositi.

    Paolo B. 08.11.2015

  5. Vedi comp. Mauro. se invece di inseguire alleanze (alleanze?), ci rifacessimo SOLO agli ultimi grandi socialisti che si chiamano Brandt, Shmidt, Palme, Rabin, Mitterrand, Gonzales, Perez, Soarez, Nenni, Lombardi, Craxi……..(ne è nato qualcuno dopo?), probabilmente acquisteremo peso e credibilità anche in assenza di grandi risorse economiche. Invece inseguiamo il Renzi/Berlusconi di turno, avvilendo la nostra autonomia, personalità e storia.
    E’ questa la botte che ci è rimasta? Chi si è bevuto il vino buono?
    Giampaolo Mercanzin.

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