venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nell’arte lo stile è conseguenza
Pubblicato il 02-11-2015


In Reflecting on style cercherò di suggerire idee, argomenti e pensieri sullo stile, sulla sua funzione, sulla sua necessità, sui limiti e sulle prospettive che può produrre, prendendo come riferimento l’esperienza di compositrice.

Come definire lo stile? Come si genera? Quanto è importante per un’attività creativa? Spesso, per i giovani compositori e per i giovani artisti (magari ancora studenti) uno dei grandi problemi è costituito dall’originalità, dall’ossessione di dover essere originali a tutti i costi. In questa prospettiva è ovvio che lo stile diventa un’importante necessità. Tuttavia è mia opinione che lo stile non sia altro che una fotografia, una immagine che mostra chiaramente, più che le nostre possibilità, i nostri limiti.

Se ammettiamo l’idea che ogni composizione musicale sia espressione di un pensiero – che sia cioè un oggetto che riflette le idee che noi combiniamo utilizzando i suoni, oppure che sia l’insieme dei suoni che noi combiniamo utilizzando le possibilità del nostro pensiero – allora possiamo affermare con certezza che in un brano musicale ci sono due distinti elementi che costituiscono la composizione stessa: i suoni e il pensiero, cioè il materiale sonoro e le strategie ad esso applicate per generare l’opera. Il risultato finale sarà il brano musicale, un oggetto che “suonerà” le idee in esso contenute.

Questi sono dunque gli elementi che determinano le caratteristiche di un brano musicale e il lavoro di un compositore: il materiale (scale, sequenze gestuali, timbri ecc…) e le strategie o i pensieri che egli ha impiegato nella sua opera; entrambi sono fondamentali per rendere possibile definire cosa intendiamo per stile.

Se il principale interesse di un compositore verte su un oggetto sonoro (il materiale, appunto), egli dovrà elaborare quell’oggetto applicando ad esso dei processi che puntino alla “materializzazione” di quell’oggetto in un altro oggetto che sarà appunto il brano musicale. Se il compositore utilizza lo stesso materiale sonoro in differenti modalità e per brani diversi e lo fa partendo dalla ripetizione delle caratteristiche intrinseche al materiale stesso, il compositore potrebbe realizzare, come conseguenza, uno stile particolare e “riconoscibile”.

Diversamente, può accadere che l’attenzione del compositore si rivolga, piuttosto che al materiale sonoro, a particolari processi o strategie compositive. Sebbene egli possa usare materiali sonori diversi, sarà possibile riconoscere ed individuare che l’elaborazione e i processi applicati ad essi siano sempre gli stessi. Il risultato sarà che i vari brani che il compositore realizzerà “suoneranno” molto simili l’uno all’altro. Questa circostanza dà all’ascoltatore l’idea di percepire delle caratteristiche specifiche all’ascolto della musica di questo o quest’altro compositore (per esempio Bach, Schumann o Chopin).

Ovviamente, entrambi gli aspetti che abbiamo esaminato possono aiutare il compositore, a maggior ragione se intenzionalmente egli voglia caratterizzare la sua musica. Ma a questo punto appare chiaro come nel perseguire un determinato obiettivo o nel determinare oggetti differenti con le stesse caratteristiche, il compositore utilizzerà risorse limitate e ignorerà altre possibilità della sua creatività.

Diverso è l’approccio che ha lo scopo di indagare pochi elementi, di individuare le diverse facce di un oggetto e magari trovare, alla fine della ricerca, le diverse facce di una stessa personalità o le sue specifiche caratteristiche. La fantasia non consiste nell’avere tante idee ma diversi punti di vista su di una idea singola. Mi piace pensare che la cosa importante non sia guardare ai vantaggi che sarebbe possibile ottenere da certi approcci ma semplicemente provare ad essere autentici.

Muriel Barbery, una giovane scrittrice francese ha scritto: “l’arte è emozione senza desiderio”. Se siamo d’accordo con quest’affermazione, lo stile ovviamente non è importante e non appartiene a questo bellissimo pensiero.

Non credo che nel corso della storia della musica lo stile sia mai stato un problema per i compositori; piuttosto, focalizzando la ricerca sullo stile è possibile per esempio individuare le caratteristiche sonore e compositive di un determinato periodo storico e finanche alcuni aspetti della personalità dei vari compositori. Quando analizziamo vari pezzi di musica prendendo come riferimento questo o quel periodo, possiamo ritrovare in essi materiali sonori e strategie intellettuali comuni che producono quindi risultati simili. Ma è altrettanto difficile, per esempio, definire la musica di Igor Strawinsky: possiamo forse dire esattamente quale sia il suo stile? Forse Schoenberg segue uno stile particolare? Direi piuttosto che all’ascolto di più brani dodecafonici dello stesso Schoenberg, la “somiglianza” è determinata dalle strategie e dai processi della sua tecnica compositiva.

Come ho sottolineato precedentemente, nell’idea della musica come pensiero, come scienza, come filosofia, come arte, probabilmente lo stile dipende dagli interessi del compositore, dalle sue possibilità e dai suoi limiti; lo stile non dovrebbe costituire un obiettivo, ma piuttosto essere una conseguenza, non una finalità ma un percorso.

L’arte non è semplice. Non è necessariamente nemmeno complicata ma, di sicuro, non è semplice. D’altronde, nemmeno la bellezza lo è.

Karen Odrobna Gerardi

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