domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

NON SOLO BOMBE
Pubblicato il 17-11-2015


renzimilitare1“Certo devi mettere in conto tutti i tipi di intervento”, ma servono equilibrio, unità, il coinvolgimento della Russia di Putin e una offensiva culturale nella sfida educativa perché non bastano “le azioni militari” per vincere la sfida contro l’Isis. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha delineato il posizionamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale all’indomani della strage di Parigi. Un posizionamento che copre uno spazio a sinistra lasciato scoperto per molto tempo. Soprattutto sui temi economici. Già nei giorni scorsi, durante il G20 di Antalya, Renzi aveva messo a punto la linea italiana, mentre a margine del vertice una girandola di incontri bilaterali ridisegnava le strategie di contrasto all’Isis. Ieri poi Hollande ha chiesto un sostegno dell’intera Europa alla lotta al Daesh, e oggi la Ue ha dato il via libera alla clausola di difesa collettiva comunitaria.

Nulla può essere escluso, si mette in conto tutto, ha spiegato Renzi, ma con alcuni paletti: si deve evitare ogni “superficialità”, bisogna pensare a “una strategia” di lungo periodo ed evitare una “Libia bis”.  Quanto ai nuovi equilibri usciti dagli incontri a margine del vertice di Antalya, il premier ha fatto presente che “la nostra stella polare è il rapporto con gli Usa”, ma “possiamo fidarci di Putin. Sarebbe stato assurdo alzare una cortina di ferro tra noi e la Russia. Non possiamo immaginare di costruire l’identità dell’Europa contro la Russia”. Per il premier “è assolutamente cruciale che anche Putin partecipi a questa fase”. Quanto al fronte interno, la sicurezza entro i nostri confini, Renzi è stato chiaro: “Nessuno di noi si può permettere il lusso di dire tranquilli non c’è pericolo: chi lo dice vive su Marte. Hanno colpito persino in Australia”. Insomma, “nessuno può pensare di essere immune dal pericolo terrorismo”. Ma sulle ricette per contrastare il rischio di attentati, il presidente del Consiglio respinge alcune ricette proposte dalla Lega: “Se dici ‘chiudiamo le frontiere’, come alcuni hanno fatto in questi giorni, devi dire che lo fai per tenerli dentro, perché gli assassini nella stragrande maggioranza dei casi sono nati e cresciuti in Europa”. “La minaccia – ha chiarito Renzi – viene da dentro”.

Meglio invece puntare su un impegno sulla sicurezza  basato su più fronti. “Noi stiamo facendo la nostra parte per quanto riguarda le forze dell’ordine: 59mila controlli, 5mila espulsi, incroci di banche dati…”, annuncia il premier, “stiamo facendo tutto quello che è necessario e anche di più. Nelle prossime ore proporrò un grande investimento sulla tecnologia”.

Assicurazioni e vicinanza alla Francia sono arrivati anche dal ministro della Difesa Roberta Pinotti. L’Italia ha “assicurato alla Francia la massima disponibilità rispetto alla collaborazione del nostro Paese”. Pinotti, ha ricordato che sul piano militare “l’Italia fa già molto perché siamo tra i primi contingenti in Iraq per la lotta all’Isis” ma è disponibile a dare anche altre forme di sostegno. “E’ chiaro – ha specificato Pinotti – che la lotta al terrorismo non si gioca soltanto con lo strumento militare. C’è il tema della propaganda sul web, quello dei finanziamenti, quello delle indagini e dell’intelligence. Quindi ritengo che le possibilità per collaborare maggiormente possano essere molte”. “Venerdì – ha continuato il ministro – c’è un’importante riunione dei ministri degli Interni e quella sarà una nuova puntata dove alcune delle cose che possono servire verranno messe a punto”. “La lotta al terrorismo avrà tempi lunghi e quindi dobbiamo lavorarci con estrema attenzione, mettendo a fuoco gli strumenti necessari e coordinando tutti gli interventi. Credo che però il messaggio più forte di questa mattina è stata la disponibilità di tutti i 28 paesi a dare un sostegno bilaterale sulla base di quelle che saranno le necessità”.

A questo punto il ministro Pinotti è stato molto chiaro: “Escludo un intervento in Siria. Non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando. Mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750”. “Sconfiggere il terrorismo non lo si fa solo con uno scatto. E’ una lunga marcia. Dobbiamo quindi ragionare con lucidità sugli strumenti da mettere in campo. Ma è certo che se li mettiamo in campo uniti, questi strumenti saranno più forti”. “Noi davvero – continua Pinotti – ci sentiamo tutti uniti con la Francia, perché pensiamo che l’attacco a Parigi sia stato un attacco al cuore dell’Europa. I nostri figli si sentono cittadini d’Europa e quello che è successo a Parigi è sentito da loro come se fosse successo nella loro capitale”.

Ginevra Matiz

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