sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Opposizione turca accusa Ue di favorire Erdogan
Pubblicato il 06-11-2015


kemalErdogan ha vinto le elezioni e questo è un dato di fatto, ma che la libertà di espressione nel suo Paese sia in pericolo è ormai un dato certo.
Dopo gli arresti di questi giorni in Turchia è ancora la libertà di stampa a trovarsi nel mirino del Presidente. Sul portale Radikal si legge di una nuova indagine, aperta nei confronti di 19 giornalisti della rivista Ozgur Gundem (Agenda indipendente), inclusi i caporedattori, con l’accusa di terrorismo.

L’avvocato del direttore della rivista, Eren Keskin, ha dichiarato che si tratta di un’indagine “completamente priva di fondamento”, contestando la competenza del pubblico ministero ha poi affermato che “si tratta di un nuovo attacco alla libertà di stampa”.
L’indagine segue l’arresto dei 2 giornalisti del settimanale Nokta avvenuta lo scorso martedi e la rimozione di 58 giornalisti delle televisioni Bugun Tv, Canal Turk e dei quotidiani Bugun e Millet, avvenuta in seguito all’oscuramento delle due emittenti e all’amministrazione controllata decisa nei confronti dei due quotidiani con l’accusa di essere collegati alla confraternita dell’ideologo islamico e magnate Fetullah Gulen, oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Tutto ciò però sembra non interessare la Comunità internazionale che continua a vedere nel Paese dove regna Erdogan l’ultimo baluardo di Occidente, ai confini e a protezione di un mondo barbaro (quello dell’Isis) e di guerre civili. Dimenticando che proprio all’interno della Turchia continuano da giorni gli scontri tra soldati turchi e popolazioni curde nella regione di Diyarbakir. Gli osservatori internazionali sembrano non vedere la somiglianza tra la dittatura di Bashar al-Assad e quella dell’Islam radicale incarnato dal partito dell’AKP di Erdogan. Il presidente turco non ama il multipartitismo e l’alternanza democratica, così come non apprezza le critiche che derivano dalla libertà di stampa e di espressione.

Ma Erdogan sa di poter contare sull’imparzialità europea e statunitense. Su questi ultimi continua ad agitare lo spauracchio dell’Isis, mentre il potere che ha sul Vecchio Continente deriva dall’emergenza profughi. Oggi la polizia turca ha lanciato una vasta operazione contro lo Stato Islamico nella regione di Antalya, che la settimana prossima ospiterà i leader mondiali per il G-20.

“L’Europa ha una politica ipocrita nei confronti della Turchia. Criticano il governo quando sono a porte chiuse, ma poi dicono cose diverse quando aprono le porte. Questo atteggiamento è contrario ai valori etici della stessa Europa”. Lo afferma Kemal Kilicdaroglu, leader del Partito Popolare Repubblicano (Chp), il partito principale di opposizione in Turchia. Kilicdaroglu ha accusato l’Ue di avere un atteggiamento “ipocrita” rispetto al Paese e di aver favorito il rafforzamento di un “regime oppressivo” e un sistema con “un uomo solo al comando”. Da tempo nel Paese è in corso una fortissima repressione contro la stampa ostile e una ancor più forte offensiva contro il Pkk e i generale contro i curdi, nel silenzio quasi totale di Bruxelles.

L’atteggiamento accondiscendente europeo verso Erdogan per Kilicdaroglu è riscontrabile soprattutto nel rinvio da parte dell’Ue della pubblicazione del rapporto sulla Turchia in vista del processo di adesione a dopo le elezioni.

“L’Akp – ha puntualizzato – è in cerca di legittimazione agli occhi del mondo civilizzato. È pronto a concedere tutto all’Europa per avere legittimità. L’Europa ne è consapevole e se ne vuole avvantaggiare”.
“All’epoca dissi all’Ue – precisa il capo dell’opposizione turca – che gli emendamenti costituzionali del 2010 avrebbero portato in Turchia un regime oppressivo. Ma loro li appoggiarono, dicendo che la democrazia avrebbe fatto il suo corso”.
“Come risultato, oggi abbiamo un sistema con un uomo solo al comando. Quel sostegno dell’Ue al governo ha contribuito a costruire questo regime”. Kilicdaroglu ha concluso lanciando l’allarme sulle pressioni crescenti nei confronti della stampa di opposizione, “un processo in stile Goebbels” lo ha definito il leader Chp.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Concordo pienamente. La soluzione sarebbe stata (ma dico ancora: “sarebbe”) la fine dei veti che impediscono di esaminare la convergenza della Turchia sugli standard europei di tutela dello Stato di diritto e di difesa dei diritti umani. I capitoli 23 e 24 dello screening funzionale al negoziato di adesione sono bloccati dal 2006 e la cancelliera Merkel sente il bisogno di riaprire solo il capitolo 17 sull’energia. Da Bruxelles che si aspetta a mettere un po’ di sale politico alla visione economicistica dell’integrazione europea?

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