mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Paganini “suona due volte” al Santa Cecilia
con Ray Chen
Pubblicato il 23-11-2015


Ray Chen, violinista“Paganini non suona due volte”. Questo vecchio adagio il pubblico che a Santa Cecilia di Roma ha assistito al Parco della Musica al concerto del violinista Ray Chen lo avrebbe bollato come un peccato. Alla fine della prima parte della Symphonie espagnole per violino e orchestra op. 21, di Èdouard Lalo (Lille 1832 – Parigi 1892), il giovane virtuoso ha interpretato il Capriccio n. 21 di Paganini imponendo allo Stradivari Joachim del 1715, che suona per gentile concessione della Nippon Music Foundation, voce umana, vibrazione celestiale, fraseggio ammaliante ed altro che gli astanti, dopo un secondo bis con un pezzo di J. S. Bach, altrettanto difficile e magistralmente condotto, hanno percepito in silenzio ed applaudito a lungo fragorosamente.

Il violinista, nato a Taiwan e cresciuto in Australia, ha eseguito tutto a memoria con insospettata padronanza. Entrato a 15 anni al Curtis Institute of Music di Philadelphia, dove ha studiato con Aaron Rosand, si è esibito per la prima volta a Santa Cecilia sabato 21 novembre (repliche lunedì e martedì).

La Sinfonia di Lalo, autore francese di rara espressività musicale spesso dai programmi è elusa. La composizione è “pagina permeata di toni folkloristici, esposti tuttavia ad una certa disciplina. La Spagna con i suoi canti e i suoi ritmi sono continuamente evocati, ma solo come richiami che sostanziano un disegno costruttivo assolutamente fedele alla forma concerto”.

Sul podio, a dirigere violinista e orchestra, è il bravissimo e rigoroso maestro Vasily Petrenko, entrato ormai tra gli ospiti fissi dell’Accademia.
Nella seconda parte il direttore ha alzato la bacchetta sul Manfred di Čajkovskj (Votkinsk 1840 – San Pietroburgo 1893). La Sinfonia, in quattro quadri op. 28, è un “viaggio musicale all’interno del poema di Byron, opera che aveva affascinato i lettori dell’Ottocento e che non mancò di colpire profondamente l’immaginazione del compositore russo”.

L’autore la rimaneggiò più volte, convinto che come genere non le appartenesse in quanto si trattava della forma-poema che non rientrava nelle sue convinzioni. La stesura definitiva venne tenuta a battesimo pubblico nel marzo del 1886 a Mosca .
Manfred è una pagina sicuramente migliore di quanto musicista e critici dell’epoca facevano immaginare. L’eroe è assimilabile a Čajkovskj, che solo nella morte trova l’oblio e la pace a lungo agognati.

La stagione concertistica dell’Accademia di Santa Cecilia affianca, a compositori e direttori già affermati, giovani talenti. Questa politica mira anche all’espandersi della musica e dei suoi interpreti, a far entrare aria nuova, moderna, per le nuove generazioni tutta da respirare.

Guerrino Mattei

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