domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Parigi, in gioco non c’è solo il clima
Pubblicato il 30-11-2015


climaIn un clima surreale di guerriglia è iniziata a Parigi la 21ª Conferenza per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop21) con ben 190 Paesi e almeno 147 tra capi di Stato e di governo. Le proteste erano previste anche prima degli attentati del 13 novembre, tuttavia le misure restrittive del Governo francese, assunte per evidenti ragioni di sicurezza, hanno alimentato in queste settimane l’idea che si intenda in questo modo impedire la partecipazione attiva della società civile più sensibile al tema della Conferenza, quella che da anni denuncia la “violenza del cambiamento climatico” che obbliga lo spopolamento per la siccità generata dall’inquinamento. Un eventuale accordo sulla riduzione del riscaldamento globale sarebbe perciò, anche alla luce dei fatti di cronaca politica, un passo importante per evitare ulteriori carestie ed altre guerre

I 179 Paesi che rappresentano il 95% della popolazione e il 94% delle emissioni globali, sono presenti accompagnati dalle loro “promesse” di riduzione dei gas serra.

I Paesi del G7 si sono impegnati a ridurre le emissioni del 70% rispetto ai valori del 2010, entro il 2050, così come fra gli obiettivi generali dell’annuale Conferenza rimane quello di giungere alla soglia dei 2,7°C entro la quale si conterrebbe il riscaldamento globale al 2100, mentre stando agli impegni annunciati dagli Stati l’obiettivo è restare sotto i 2°C.

Ma al di là dei desiderata e delle cifre che vengono rilanciate resta sullo sfondo il fatto che il cambiamento climatico è uno dei gravi problemi di fronte ai quali è posta l’intera umanità. Le minacce sono conosciute: desertificazione, acidificazione degli oceani, crescita esponenziale dei fenomeni climatici estremi, scomparsa delle biodiversità. La nostra regione Mediterranea è già vistosamente coinvolta da questi cambiamenti.

Ma solo su scala mondiale sarà possibile risolvere la questione dei cambiamenti climatici, Uno Stato, una regione, un’impresa, un cittadino non può agire da solo perché è la concentrazione globale delle emissioni del gas a effetto serra nell’atmosfera che valica tutte le frontiere. Per questa ragione il negoziato sotto l’egida dell’ONU torna ad essere essenziale e l’appuntamento parigino, così come quello che nel prossimo anno gli farà seguito, sarà determinante. In questo quadro anche le fasi di soluzione intermedie tuttavia hanno un loro importante significato, e la regione euro-mediterranea si trova ad essere senza dubbio in una posizione e condizione generale essenziale per premere al fine di ottenere un risultato globale.

Il bene comune che appartiene all’umanità intera è innanzitutto il mare Mediterraneo, un bacino popolato da oltre 800 milioni di persone un terzo delle quali vive sulle coste. Una straordinaria ricchezza delle sue biodiversità: più di 25.000 specie di piante e animali sono originari della regione come non se ne trovano in nessuna altra parte del mondo, milioni di uccelli migratori approfittano delle sue terre umide per fare i loro “scali” e per nutrirsi.

Questa zona si sta indebolendo anche e soprattutto a causa della crescente attività dell’uomo. Le attività industriali, ma anche la crescente mobilità esponenziale di milioni di esseri umani. Questo tanto nel settore del turismo nel quale sono previste 630 milioni di presenze nel 2030 (nel 1970 raggiungevano a mala pena i 60 milioni), l’aumento degli scali marittimi che rappresentano il 20% del traffico globale, ma anche lo sfruttamento agricolo e gas-petrolifero.

Per questa ragione solo un approccio globale complessivo può salvaguardare questo patrimonio comune; ed è per questa ragione che l’approccio sin qui tenuto aveva sempre visto la regione euro-mediterranea in una stretta cooperazione e forte coesione sui temi che hanno suscitato un vero e proprio allarme per l’intera regione. Vi sono chiaramente delle differenze di approccio sullo sfruttamento del gas, sull’emissione di CO2 tuttavia l’inizio di uno sfruttamento comune delle energie pulite in un piano di cooperazione fra i Paesi del Mediterraneo attraverso piani e progetti pilota dello sfruttamento dell’eolico e del solare è stato per anni uno degli impegni comuni più importanti che hanno evidenziato la complementarietà dei Paesi dell’area al netto delle differenze politiche, sociali, religiose dalle quali siamo attraversati.

La Regione Mediterranea beneficia di condizioni naturali eccezionali per lo sfruttamento delle cosiddette rinnovabili. Lo splendore solare e la forza dei suoi venti sono probabilmente fra i migliori al mondo. L’energia idroelettrica è molto diffusa ed ha una concreta capacità di migliorare il suo efficientamento e i giacimenti energetici per l’economia sono fondamentali.

Non bisogna dimenticare l’estrema urbanizzazione della regione mediterranea con il 70% dei suoi abitanti che vive nelle città – ma circa 19 milioni di persone non accedono all’acqua potabile – e che tuttavia rappresenta un’infima minoranza a livello mondiale.

Dialoghi regionali sulle buone pratiche, piattaforme per politiche comuni, interconnessioni per lo sfruttamento delle risorse elettriche ed anche un mercato comune dell’elettricità possono e devono essere gli obiettivi per la Regione Mediterranea che assicurino uno sviluppo sostenibile, prolungato nel tempo che possa ridurre le emissioni di gas e limitare le nefaste conseguenze dell’effetto serra in linea con gli obiettivi della Conferenza Internazionale dell’Ambiente.

È chiaro che grava sulla conferenza parigina il rischio di uno stallo che avrebbe effetti catastrofici. Più che mai la questione ambientale e quella della pace e della sicurezza hanno un’interrelazione in una fase estremamente difficile nella storia del pianeta, ma la pace passa attraverso la capacità di governare e ridurre le conseguenze dei cambiamenti climatici; diversamente si allargherebbero le ragioni dei conflitti per il cibo, per l’acqua, per la terra e per lo sfruttamento delle risorse energetiche.

È forse questa la ragione per la quale l’appuntamento annuale assume in questi due successive tornate il carattere di assoluta e fondamentale importanza per l’umanità.

Non possiamo che augurarci che le leadership mondiali siano all’altezza delle aspettative e che Parigi 2015 possa rappresentare una vera e reale svolta per il benessere, la pace e la sicurezza del pianeta.

Bobo Craxi

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