sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Una responsabilità in più
Pubblicato il 15-11-2015


 

Il tredici novembre parigino rappresenta inequivocabilmente una svolta per il salto di qualità operato dalle bande del fanatismo islamico rivolto contro la grande nazione europea, non può essere considerata una novità inaspettata e le reazioni fino ad adesso che sono risuonate nell’etere mondiale rimangono allo stato improntate alla sacrosanta indignazione ed allo sgomento per quanto è accaduto.

A poco o nulla servono le analisi retrograde di stampo fallaciano, fatte proprie dal nuovo leader della destra xenofoba italiano Salvini, la battaglia culturale sulla presupposta arretratezza e minaccia del pensiero coranico non potrà che continuare ad essere perseguita nel mondo islamico confidando nella capacità di revisionismo e secolarizzazione di un mondo che abbraccia miliardi di esseri umani nel mondo e che non possono essere perseguiti nella loro totalità.

Così come appaiono legittime ma tardive le analisi sulla molteplicità degli errori commessi dall’occidente nella fragile area medio-orientale all’inizio del secolo non riuscendo a venire a capo del conflitto fra palestinesi ed israeliani ed avendo contribuito alla deflagrazione dell’area irachena che ha trascinato con sé la riapertura del mai sopito dualismo sunnita e sciita che ha generato un duello fra le medio potenze dell’area.

Esse hanno trovato un ulteriore terreno di confronto dall’evaporazione degli stati-nazione generatosi con le cosiddette Primavere Arabe nelle quali l’illusione di trasferire i modelli di democrazia liberale e di pluralismo propri dell’occidente cristiano ha gettato nel caos e nell’incertezza aree popolose e ricche di materie prime delle quali alcune potenze occidentali hanno fatto un miraggio appetibile.

La crescente influenza del pensiero più retrogrado e radicale delle scuole musulmane unita alla circolazione improvvisa di armamenti leggeri provenienti dall’occidente, l’obiettivo di liberare Siria ed Irak ( e sullo sfondo Libia, Tunisia, Egitto) da decenni di autocrazie dominanti, secolarizzate ma profondamente illiberali hanno consentito il riunificarsi di aree sparse in medio oriente come in Europa di masse diseredate unite dal pensiero nichilista jihadista che oggi vede attraverso la politica del terrore alla portata la allucinante profezia del Califfato Mondiale, di un pianeta dominato dal pensiero unico del Profeta ordinata dall’unica legge della Sharia’a.

Sul terreno va detto che é stata soltanto l’indecisione e la divisione delle forze e degli Stati che si opponevano a questo disegno ha consentito un’espansione ed un consolidamento di Daesh, esso non si configura come un vero e proprio stato tuttavia ha alle spalle oltre che un poderoso retroterra culturale una capacità di influenza economica accresciuta, nonché un indiretto sostegno di potenze medie che hanno acconsentito per perverse ragioni tattiche il suo radicamento; tralasciando il paradossale sostegno diretto di settori dell’amministrazione americana ed inglese all’armamento nonché all’addestramento di miliziani islamici sostenuti all’impronta per contrastare il regime di Assad nonché l’infatuazione nei confronti di partiti o movimenti islamici “moderati” in Egitto ed in Tunisia che si sono mossi di fatto coprendo ed assecondando le aree più estremiste salafiste.

Al netto di analisi e di errori politici e strategici oggi il 14 novembre ci consegna un compito più difficile posto che dalla guerra non convenzionale è difficile sentirsi al riparo ed un nemico sconosciuto ha molteplici possibilità di resistenza. Un paese europeo è stato colpito, pur non facendo parte la Francia dell’alleanza militare atlantica ed avendo unilateralmente deciso di bombardare le postazioni dell’ISIS , ed è difficile immaginare che sul terreno dell’azione di contrasto al fenomeno vi possa essere una reazione solitaria.

Per evitare gli errori del recente passato solo l’allargamento delle responsabilità di azioni di contrasto alla capacità e potenza offensiva dello Stato dichiaratosi islamico potrà evitare nuovi fallimenti ed una trasformazione del conflitto in una secolare guerra fra civiltà che, sino al 2001, parentesi del secondo conflitto bellico compreso, hanno convissuto in relativa pace e tolleranza.

Il nuovo protagonismo russo nel mediterraneo, la leadership di Erdogan e la stessa Arabia Saudita, nonché la Repubblica dell’Iran per ragioni diverse fra di loro e ragioni anche diverse dalle nostre possono trasformarsi in alleati politici e strategici per evitare il flagello di una lotta cieca ed irrazionale su un territorio vasto che attraversa l’Europa sino ai confini dell’Asia e che coinvolge l’Africa del Nord.

Siccome è universalmente riconosciuto che essa è una guerra contro la barbarie essa va combattuta con sapienza eliminando le fonti generatrici dell’odio, in una stretta cooperazione fra gli Stati sospendendo ogni rapporto economico con IS,eliminando la vendita di armi, isolando le menti ispiratrici, distruggendo i potenziali arsenali.

Il potenziale conflitto si è detto da tempo sarà lungo, per questo le scorciatoie della facile demagogia non potrà che preparare tempi peggiori perché è destinato ad incrinare i valori democratici di pluralismo e tolleranza che sono quelli che dichiariamo di voler difendere.

Invocare la protezione delle Nazioni Unite e della sua carta dei diritti degli uomini e dei popoli è un conto, pretendere un’azione che prenda le mosse dalla cooperazione fra i paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza è altrettanto doveroso.

L’Italia che è un Paese investito direttamente dagli eventi che hanno sconvolto l’Europa ed il Mediterraneo ha probabilmente un di più di responsabilità e di impegno da assumere, lo dobbiamo fare senza farci cogliere da crisi di panico e da inutile discussioni da cortile.
Bobo Craxi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Ma se al Katar gli hanno venduto un pezzo del centro di Milano, gli hanno assegnato i mondiali di calcio e davanti ai loro soldi hanno fatto tabula rasa ditutti i principi dell’occidente, sono convinto che non li ferma nessuno se non riallineando i nostri valori ecludendo in primis il denaro, altrimenti di cosa vogliamo parlare ancora di armi di cultura di intelligence, loro sono disposti a suicidarsi per il loro credo fanatico e per noi barbaro, dopo tutto l’impero romano finì con l’avvento di nuove culture “barbare”.

Lascia un commento