domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Parlare d’altro
Pubblicato il 03-11-2015


Ci sono tre modi per parlare di un evento. Il primo modo è parlarne bene. Il secondo è parlarne male. Il terzo è parlare d’altro. La terza sembra essere la strada scelta da alcuni per commentare la conferenza programmatica del partito che si è tenuta lo scorso fine settimana a Roma.
Così abbiamo letto osservazioni sui numeri dei presenti in sala, tentativi di agganciare ad ogni costo le logiche della più immediata attualità della politica politicante, giudizi sulla riuscita di questo o quel singolo intervento, sforzi di piegare un’occasione così unica di confronto con l’esterno alle più becere tra le dinamiche della dialettica interna.

Sia chiaro, ad ognuno il diritto di intendere come meglio creda il contributo da dare ad una causa che, almeno nei titoli, e cioè l’affermazione del socialismo in Italia, si dichiara comune. E si aggiunga: ancor più specie di certi commenti hanno fatto le assenze ad un appuntamento così significativo di chi da anni intende presentarsi, ahi lui solo con l’appoggio della propria immagine allo specchio, come alternativa credibile all’attuale gestione del partito.

Pur tuttavia, chi non valorizzasse un evento segnato da una partecipazione appassionata, numerosa e consapevole, chi perdesse l’occasione di una riflessione più profonda e di più lungo respiro, chi non cogliesse l’originalità dei contributi che dal venerdì mattina si sono succeduti o chi, infine, non cogliesse quanto sia vitale uscire dall’asfissia di un dibattito interno il più delle volte irreale e teso unicamente alla affermazione di posizioni di potere, ebbene costoro commetterebbero, a dirla con Talleyrand, qualcosa di peggio di un crimine, e cioè un errore. E non al cospetto degli organizzatori dell’evento, ma del partito stesso nella sua interezza, che quell’evento ha animato nobilmente e con passione .

La conferenza programmatica del 30 e 31 ottobre è stata un momento di confronto partecipato, alto, intenso e, più di altre occasioni nella vita del partito di questi anni, aperto all’esterno. Certamente, non basteranno due giorni di dibattito a risolvere nodi annosi e non tanto circa la qualità della proposta socialista quanto ai modi di renderla viva e protagonista in una società sempre più a tendenza millenians. Non saranno sufficienti idee moderne, nemmeno le migliori, se chi le promuoverà non saprà essere moderno egli stesso.

L’alternativa non può di certo essere un discorso sul proprio ombelico. Peraltro, nemmeno notando che l’ombelico è una cicatrice. Di un cordone che si è ormai staccato.

Federico Parea
Segreteria nazionale Psi

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