domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni: la flessibiità
e le proposte dell’Inps
Pubblicato il 09-11-2015


PENSIONI: “NON PER CASSA MA PER EQUITA’”
Piano dell’Inps contro la povertà targato Tito Boeri: reddito minimo di 500 euro per gli over 55 grazie a prelievi da 250 mila pensioni d’oro e da 4 mila vitalizi per cariche elettive. L’istituto ha messo on line una proposta normativa in 16 articoli, che tocca a 360 gradi il sistema previdenziale e assistenziale, dal sostegno di inclusione attiva per gli over55 al riordino delle prestazioni collegate al reddito, passando per il ricalcolo dei vitalizi. Inclusi gli interventi sull’uscita flessibile e le pensioni dei sindacalisti. Tra le indicazioni formulate dall’istituto anche il riordino delle prestazioni assistenziali, considerando la “cattiva selettività degli strumenti esistenti”. “Ci sono costi limitati a carico di circa 230 mila famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiù al 10% della popolazione con redditi più alti)”, spiega l’Ente, che si vedrebbero “ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati”.

Le misure suggerite dall’Inps per introdurre la flessibilità nel sistema pensionistico prefigurano uscite a partire dai 63 anni con perdite non oltre il 10%. L’Istituto immagina uscite anticipate a 63 anni e sette mesi, con una riduzione dell’assegno che si applica alla sola quota retributiva e che tende ad assottigliarsi nel corso del tempo. Quindi le diminuzioni medie, precisa il documento, “non eccedono il 10-11% e diminuiscono negli anni”.

L’articolazione delle relative proposte è stata resa disponibile direttamente sul portale Inps. Il testo “Non per cassa ma per equità”, questo il titolo, contiene le disposizioni normative elaborate dall’Istituto e consegnate al Governo nel giugno 2015. Il rapporto si compone in tre sezioni: motivazione e descrizione delle proposte normative, articolato, note tecniche sui costi dei provvedimenti proposti e le valutazioni dei loro effetti redistributivi. Il pacchetto nello specifico prevede in particolare:

  1. L’istituzione del Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultra55enni.
  2. Il riordino delle prestazioni assistenziali per gli ultra65enni.
  3. La modifica del regime delle prestazioni assistenziali alle pensioni in regime internazionale.
  4. L’aggiustamento attuariale dei trattamenti pensionistici elevati e il ricalcolo dei vitalizi.
  5. L’uscita flessibile.
  6. L’unificazione gratuita delle pensioni maturate in regimi diversi.
  7. Nuove opportunità di versare contributi per il lavoratore e il suo datore di lavoro.
  8. L’armonizzazione delle regole dei dirigenti sindacali con quelle degli altri lavoratori nel pubblico impiego.

Complessivamente l’insieme delle misure richieste – sostiene l’Istituto – va a beneficio dei contribuenti attuali e futuri in quanto riduce il debito pensionistico implicito. Abbatte del 50% la povertà fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la quiescenza. Mentre aumenta la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, lo rende più equo e dunque anche socialmente più sostenibile Amplifica la libertà di scelta quanto alla data da cui si decide di percepire il trattamento pensionistico imponendo equiparazioni di trattamenti fra chi ottiene la prestazione previdenziale prima e chi la ottiene dopo; questo contribuisce ad innalzare il benessere delle famiglie e a rendere più efficiente la gestione del personale da parte delle imprese, facilitando la ristrutturazione dell’industria italiana. Agevola il turnover nella pubblica amministrazione, liberando posti per nuove competenze. Semplifica il sistema e rimuove le penalizzazioni in essere per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse. Dal punto di vista congiunturale, continua l’Ente, ha un contenuto espansivo ma senza mettere a rischio la tenuta dei nostri conti pubblici dato che complessivamente porta a ridurre il debito pubblico. Ci sono costi limitati a carico di circa 230.000 famiglie ad alto reddito (appartenenti perlopiù al 10% della popolazione con redditi più alti) che si vedono ridurre trasferimenti assistenziali loro destinati in virtù di una cattiva selettività degli strumenti esistenti. Tra i potenziali perdenti anche circa 250.000 percettori di pensioni elevate, legate in gran parte all’appartenenza a gestioni speciali, e non giustificate dai contributi versati durante l’intero arco della vita lavorativa, oltre che più di 4.000 percettori di vitalizi per cariche elettive. Infine, i lavoratori con lunghe anzianità contributive (ma che hanno iniziato a lavorare dopo il compimento del diciottesimo anno d’età) che decidessero di accedere a pensioni anticipate, si vedrebbero applicare un taglio di questi assegni che può arrivare fino al 10%. Si tratta – chiarisce l’Inps – di una platea di circa 30.000 persone all’anno e in via di assottigliamento. Da valutare peraltro se la presenza di correzioni attuariali renda non più necessaria l’indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi per l’accesso ai trattamenti anticipati (ad esempio congelando i requisiti a 43 anni per gli uomini e 42 anni per le donne). Infine – si rimarca nel testo – non rende più possibile per i dirigenti sindacali applicare alla contribuzione aggiuntiva le regole di calcolo più vantaggiose presenti per la gestione pubblica fino al 1992.

L’Inps in questo modo, interviene anche sulle pensioni dei sindacalisti, sollecitando una armonizzazione dei trattamenti dei sindacalisti con distacco (o aspettativa) dal settore pubblico al trattamento riservato agli altri lavoratori. I dirigenti sindacali, spiega la proposta, non potrebbero così più farsi versare contributi dall’organizzazione a “condizioni molto più vantaggiose di quelle riservate alla valorizzazione a fini pensionistici dei contributi corrisposti dagli altri lavoratori”.

Da notare, inoltre, che alcune delle coperture per l’uscita flessibile potrebbero essere mitigate nel caso in cui si decidesse di ampliare il disavanzo iniziale, tenendo conto che questo sarà compensato da minori disavanzi futuri.

Secondo fonti del governo, la diffusione della proposta di Boeri era concordata. Mentre, secondo fonti del ministero del Lavoro, la proposta è “un contributo utile al dibattito” ma “al momento si è deciso di rinviare perché” contiene misure “che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi”. Per evitare gli oneri, sottolineano le stesse fonti, “servono risorse” che ora non ci sono.

Ambrogini (Cida)

SULLE PENSIONI IL GOVERNO FERMI BOERI

“Di fronte alla pervicacia del professor Boeri si resta esterrefatti, in nome di un malinteso senso di equità il presidente dell’Inps continua imperterrito nella sua azione denigratoria nei confronti di pensionati che hanno, secondo lui, il torto di essere titolari di una pensione medio-alta generata da contributi rilevantissimi e nel rispetto delle regole vigenti”. Questa la reazione di Giorgio Ambrogioni, presidente della Cida (Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato), alla pubblicazione sul sito dell’Inps del documento “Non per cassa ma per equità”. “Boeri con questo documento criminalizza il 10% dei pensionati in quanto titolari di pensioni medio-alte dimenticando la loro enorme partecipazione al gettito Irpef”, prosegue Ambrogioni. “Il presidente Inps maliziosamente non ricorda -avverte- che la stragrande maggioranza di questi pensionati paga già contributi di solidarietà e che subiscono gli effetti negativi di ripetuti blocchi perequativi dei loro trattamenti. Sono pensioni che per effetto combinato delle misure sopra richiamate, hanno perso una quota stimata fra il 15 ed il 20% del loro potere d’acquisto”. “Boeri -aggiunge Ambrogioni- genera ansia e scontro sociale: non pensiamo sia questo che il governo vuole. Chiediamo con forza si metta fine a questa gogna mediatica nei confronti di lavoratori in pensione che hanno sempre fatto con grande onestà il loro dovere sul piano sociale, professionale e fiscale. La solidarietà e l’equità sono valori fondamentali che vanno perseguiti attraverso la fiscalità generale, contrastando l’evasione, la corruzione, il sommerso – conclude il presidente Cida – e non continuando in una politica miope di mera redistribuzione del reddito”.

Sacconi, previdenza

ESSENZIALE FUNZIONE INTERMEDIARI CON INPS

“I ​consulenti del lavoro vantano una tradizione ​di accompagnamento dei clienti alla legalità previdenziale”. Lo ha recentemente affermato Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro attualmente presidente della commissione Lavoro del Senato, in merito alla vicenda che ha visto contrapposti il presidente Inps Tito Boeri e i consulenti del lavoro. “La funzione degli intermediari con l’Inps, sia dal lato dei lavoratori che da quello delle imprese – ha puntualizzato Sacconi – ​è essenziale in considerazione della complessità delle disposizioni previdenziali e dei periodi lunghi che concorrono alla definizione della prestazione. Sarebbe peraltro paradossale se l’Istituto riconoscesse solo la funzione dei patronati e non quella dei consulenti del lavoro, professione ordinistica che vanta una lunga e consolidata tradizione di accompagnamento dei clienti alla legalità previdenziale”. “Sarebbe infatti un infondato pregiudizio – ha sottolineato – ipotizzare che essi campino della inefficienza pubblica che, invece, risulta fonte di criticità nel rapporto con il cliente per una professione da tempo orientata a servizi con maggiore valore aggiunto, non solo di tipo giuridico, ma anche economico”.

Damiano

DISINTERMEDIARE IL RAPPORTO CON L’INPS UN AZZARDO

Anche il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, esprime un giudizio chiaro sul ruolo di intermediazione svolto dai consulenti del lavoro nei confronti dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Con un tweet sul so profilo @Cesare Damiano ha dichiarato, infatti, che “Immaginare che intermediazione @ConsulentiLavor con @INPS_it si superi con rapporto diretto cittadini imprese, è pensiero azzardato #Treviso”. Un pensiero concorde con quanto enunciato anche dal presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi in un articolo sul sito amicimarcobiagi.com. e dal giuslavorista Michele Tiraboschi sul sito BollettinoADAPT.it

Carlo Pareto

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