venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Per i giovani aumenta congedo paternità,
ma anche il precariato
Pubblicato il 30-11-2015


Verso la completa genitorialità
LEGGE DI STABILITÀ VERSO CONGEDO PATERNITÀ 15 GIORNI

Prove tecniche di genitorialità. Un emendamento alla legge di stabilità (che per inciso è già passata al Senato) propone l’introduzione di congedi di paternità obbligatori della durata di 15 giorni, a retribuzione piena, nel primo mese di vita del bambino. Un grande salto in avanti rispetto al giorno ‘simbolico’ introdotto dalla legge 92/2012 e in scadenza a fine anno. Il progetto “è un passo avanti, un salto di qualità destinato ad un profondo cambiamento sociale che si vedrà ancora di più tra un paio di generazioni”. Marina D’Amato, sociologa del mutamento, in una recente intervista rilasciata all’Ansa ha inquadrato da studiosa la proposta del capogruppo Pd alla commissione Lavoro della senatrice Annamaria Parente e della deputata Maria Teresa Di Salvo, osservando come la misura introdotta potrà segnare la vita futura delle coppie. Il congedo di paternità punta a promuovere quella ”cultura della condivisione” della cura dei figli e della genitorialità e segue il desiderio comune a tanti giovani papà, che già oggi entrano in sala parto a differenza dei loro genitori, di seguire da vicino la crescita dei loro figli sin dai primi giorni di vita, senza che la loro scelta sia stigmatizzata all’interno dell’azienda. ”E’ un passaggio storico – così lo ha definito all’Ansa la D’Amato – che fissa i punti normativi di quella che è un’istanza della società civile.

Già oggi giovani coppie condividono molto di più dei loro genitori la responsabilità dei figli e tanto altro, la legge sancirà che la responsabilità dei figli, anche in termini di cura alla nascita, spetta ai genitori insieme. Si passa quindi dalla maternità alla genitorialità, in linea con quello che la società stessa, tra i 30-40enni di oggi, già sta mostrando”. Del resto la stessa senatrice Parente ha definito questa norma ”uno strumento di condivisione che va incontro al desiderio di genitorialità dei padri e serve a scalfire lo stereotipo secondo il quale se sei donna sarai più assente dal lavoro”.
La D’Amato, ordinario di sociologia a Roma 3, ha fatto un pò di storia ricordando come durante il Ventennio l’istituto della maternità fu apripista in Italia per le donne, persino un primo passo verso l’emancipazione: ”le donne potevano lasciare i bambini all’asilo dell’istituto anziché alla propria madre, liberandosi anche del giogo affettivo condizionante e dare modo alla donna di lavorare”. Marina D’Amato ha pensato anche a quanto potrebbe essere importante una normativa del genere per ”i genitori adottanti” e come questa inoltre potrebbe favorirebbe ulteriormente ”l’inclusione sociale”.

Già adesso i padri sono complici delle madri molto più di prima, partecipi e informati, ”tra un paio di generazioni vedremo i nostri figli giocare ai genitori” e così ”anche le divisioni dei ruoli”. Alla lunga, l’istituzione del congedo obbligatorio di paternità potrebbe incidere anche sul gender pay gap, innescando un riequilibrio sul mercato del lavoro. Ma nel resto d’Europa cosa succede al riguardo? Oltre alla ‘solita’ Nord Europa apri pista (15 giorni in Norvegia, 10 in Svezia, 15 in Gran Bretagna, Polonia, Danimarca) c’è ad esempio la Spagna dove oltre al congedo da prendere il giorno del parto e il giorno successivo, i padri hanno diritto a 13 giorni di congedo paternità da prendere entro i 9 mesi dalla nascita del figlio.

Pubblicati i dati per il periodo gennaio-settembre 2015
OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

Nei primi nove mesi del 2015 è aumentato, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato nel settore privato (+340.323: da 990.641 a 1.330.964). Crescono anche le assunzioni con contratti a termine (+19.119) mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-32.991). La variazione netta – vale a dire il saldo tra le assunzioni e le cessazioni – per i primi nove mesi del 2015 sfiora le 600mila posizioni; ciò che è rilevante è il confronto con l’analogo valore per l’anno precedente, pari a 310.595 unità: il miglioramento è dunque prossimo alle 300mila unità. Le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia sono state 1.330.964, il 34,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2014. Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 371.152 (l’incremento rispetto al 2014 è del 18,1%). Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato sono di poco aumentate (+25.889). Di conseguenza, la variazione netta dei contratti a tempo indeterminato risulta fortemente positiva (+469.393) e nettamente superiore a quella registrata per il corrispondente periodo dell’anno precedente (+98.046). Tali andamenti spiegano anche il cambiamento nell’incidenza delle assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati, passata dal 32,0% dei primi nove mesi del 2014 al 38,1% dello stesso periodo del 2015.

Nella fascia di età fino 29 anni, l’incidenza dei rapporti di lavoro “stabili” sul totale dei rapporti di lavoro è passata dal 24,4% del 2014 al 31,3% del 2015. L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale (+34,4%) in Friuli-Venezia Giulia (+82,0%), in Umbria (+59,6%), in Piemonte (+54,4%), nelle Marche (+52,8%), in Emilia-Romagna (+50,1%), in Trentino-Alto-Adige (+48,7%), in Veneto (+47,8%), in Liguria (+46,0%), nel Lazio (+41,1%), in Lombardia (+39,0%), in Basilicata (+35,9%), in Sardegna (+35,4%) e in Toscana (+34,9%). I risultati peggiori si registrano nelle regioni del Sud: Sicilia (+10,8%), Puglia (+15,8%) e Calabria (+17,1%). La quota dei nuovi rapporti di lavoro full time sul totale dei nuovi rapporti registra un modestissimo incremento di 0,9 punti percentuali, passando dal 61,8% del 2014 al 62,7% del 2015. Rispetto al 2014, il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro diminuisce di un punto percentuale, passando dal 6,3% al 5,3%; una diminuzione si riscontra anche nella fascia retributiva immediatamente superiore (1.001-1.250 euro), la cui incidenza passa dall’8,8% del 2014 al 7,9% del 2015. Risulta in lieve diminuzione (da 22,9% a 22,6%) il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese nella fascia tra 1.251 e 1.500 euro, mentre aumenta di 0,9 punti percentuali il numero dei rapporti che si collocano nella fascia retributiva da 1.501 a 1.750 euro e di 0,7 punti percentuali quello nella fascia da 1.751 a 2.000 euro; per i nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese fra 2.001 a 3.000 euro, gli aumenti sono pari a 0,2 punti percentuali, mentre risulta pressoché stabile l’incidenza delle fasce retributive superiori a 3.000 euro. Per quanto riguarda i buoni lavoro, nei primi nove mesi del 2015 risultano venduti 81.383.474 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (48.067.353), pari al 69,3%, con punte del 99,4% in Sicilia e dell’87,7% in Puglia. Per ogni opportunità di valutazione si precisa che I dati completi sono consultabili sulla home page del sito istituzionale dell’Inps (www.inps.it) nella sezione Banche Dati/Osservatori Statistici, report dal titolo “Osservatorio sul precariato”, dove il giorno 10 di ogni mese vengono pubblicati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

A partire dall’aggiornamento di giugno 2015 il campo di osservazione è riferito esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) e degli Enti pubblici economici. Pertanto, dal report di giugno 2015 pubblicato oggi, i dati non sono comparabili con quelli pubblicati nei report dei mesi precedenti. A partire dall’aggiornamento di agosto 2015 sono state sviluppate le procedure amministrative di controllo delle dichiarazioni Uniemens e perfezionate le metodologie di normalizzazione dei dati. Ciò ha comportato, rispetto ai dati pubblicati con l’aggiornamento di luglio 2015, la variazione in diminuzione delle trasformazioni a tempo indeterminato dei rapporti a termine e delle trasformazioni dei contratti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato.

Cisl
OSSERVATORIO SUL PRECARIATO

“L’Osservatorio Inps sul precariato ci segnala oltre 340mila nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato rispetto allo stesso periodo del 2014, con una crescita del 34,4%. Benché una buona parte di queste si riferiscano a trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, si tratta senz’altro di un dato positivo che porta la quota di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati dal 32% dei primi nove mesi del 2014 al 38,1% dello stesso periodo del 2015”. Lo ha detto in una nota il Segretario confederale Cisl Gigi Petteni commentando i dati contenuti nell’Osservatorio Inps. “Anche il saldo tra assunzioni e cessazioni è fortemente positivo – ha affermato Petteni – Il rovescio della medaglia è costituito dall’impressionante aumento dei voucher.L’incremento del lavoro stabile è inferiore alla media nazionale nel Mezzogiorno dove, viceversa, i dati sull’incremento dell’utilizzo del voucher raggiungono percentuali elevatissime”.

“Certamente gli sgravi contributivi introdotti dalla legge di stabilità 2015, insieme alle misure di contrasto al falso lavoro autonomo contenute nel Jobs Act, stanno accompagnando le aziende nel cogliere i primi segnali di ripresa, dando risultati positivi sia in termini di un effetto di sostituzione tra lavoro precario e lavoro stabile, sia in termini di ripresa dell’occupazione. Per questo – ha puntualizzato Petteni – chiediamo che la decontribuzione sia confermata anche per il 2016 agli stessi valori del 2015 almeno nelle aree del Mezzogiorno, che sono quelle che più stanno tardando a cogliere le nuove opportunità”.

“L’esplosione dei voucher, in continuo ascesa in questi anni di crisi, non solo fa emergere il difficile processo di adattamento del mercato del lavoro rispetto alla congiuntura sfavorevole, con il prevalere di rapporti brevi e brevissimi, ma indica anche un impiego parzialmente strumentale, ben oltre l’obiettivo dichiarato di contrasto al lavoro nero che dovrebbe contraddistinguere questo strumento. Va peraltro sottolineato che solo da giugno 2015 sono in vigore le nuove norme che impongono al datore di lavoro la comunicazione finalizzata alla tracciabilità del voucher. Ma questo probabilmente non basta, servono – ha concluso – dei correttivi per evitare quelle che, peraltro, sono anche forme di dumping”.

Carlo Pareto

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