domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La verginità politica
del ministro Poletti
Pubblicato il 30-11-2015


Giuliano Poletti è arrivato al governo Renzi dopo una lunga carriera da esponente di grande rilievo della sinistra emiliano-romagnola e In quanto tale si era formato in quel brodo di cultura che caratterizza gli emiliani romagnoli che avevano un ruolo di rilievo negli enti locati, nel sindacato nella cooperazione e nel partito. Persone facilmente riconoscibili non solo per l’inflessione dialettale, ma soprattutto per le argomentazioni. Per loro il partito non era il PC, il PDS con il seguito poi delle tante denominazioni attraverso le quali si è sviluppata la storia della sinistra.

Quando ascoltavi uno che iniziava affermando “il partito in Emilia Romagna e cioè il partito”, non potevi avere dubbi che si trattava di uno di loro.

Compagni che per anni hanno fatto del consociativismo una sorta di religione, facendo sì che la gestione degli enti locali, delle cooperative finisse per essere una delle migliori esperienze di questo Paese. Quando poi sconfitto Bersani, ha trionfato Renzi e il renzismo, la scelta di Giuliano Poletti come ministro del lavoro ha sorpreso un po’ tutti; e Poletti per primo deve averla avvertita come la volontà di Renzi e del suo gruppo di sottoporlo alla prova.

Probabilmente non erano pochi che volevano verificare come un vecchio militante della sinistra se la sarebbe cavata su una materia che chiamava in causa prima di tutto i rapporti con il movimento sindacale e con le parti sociali più in generale.

Sentendosi permanentemente sul banco degli “osservati”, Poletti si è mosso con molta cautela stando attento a non entrare mai in rotta di collisione con Renzi e il suo cerchio magico. Ogni volta che è capitato di dire e di fare qualcosa di sgradevole per il sindacato, con particolare riguardo per la ex amata CGIL, Giuliano non si è certo tirato indietro. In qualche caso, preso forse dall’ansia di compiacere qualcuno e non certamente il sindacato, si è spinto fino ad “accomodare” i dati ISTAT per spiegarci che le cose andavano bene e che il job Act funzionava talmente bene da produrre risultati positivi già prima di essere stato approvato.

Un ministro del lavoro che però attualmente non sembra preoccuparsi per il fatto che milioni di lavoratori, con i dipendenti pubblici in primo piano, sono da anni senza contratto e sottoposti in ogni momento a una criminalizzazione che non può più essere neppure definita strisciante in quanto sotto gli occhi di tutti.

Negli ultimi dieci giorni, a Poletti deve essere suonato un qualche campanello d’allarme. Gli auto-ferro-tramvieri hanno sottoscritto finalmente una ipotesi di rinnovo contrattuale, il che non può che essere di buon auspicio per tutti coloro che ancora il rinnovo se lo sognano. I dipendenti della pubblica amministrazione, come annunciato da tempo, scendono in piazza per chiedere che si apra una vera trattativa per i loro rinnovi contrattuali, cancellando in partenza la vergogna dei 5 euro di aumento annunciati in legge di stabilità.

Poletti e il governo che nel frattempo hanno sparato a zero contro il sindacato e i patronati operando in modo intelligente e cinico per aumentare i loro carichi di lavoro mentre si tagliano in modo gravissimo i contributi di loro spettanza, hanno deciso negli ultimi giorni di sferrare l’ennesimo attacco. Si è lasciato per strada ogni impegno riguardante la soluzione del problema esodati mentre rispunta l’ipotesi di prepensionamenti da consumare in dose massiccia per l’ENEL, poi per le banche e chi sa per quanti altri casi ancora.

Si affaccia all’orizzonte l’ennesima discriminazione per la parte più debole del mercato del lavoro, quella dalla quale provengono la maggioranza degli esodati di oggi. Per quella parte, niente prepensionamenti, niente soluzioni in grado di alleviare le loro condizioni di precarietà e sempre più spesso anche di miseria.

Intanto il consiglio dei ministri annuncia di aver deciso uno stanziamento per garantire 500 euro ai giovani. A quali giovani? Con quali modalità? Ancora oggi non riusciamo a sapere quanti e chi saranno i giovani beneficiari, se si tratta di un bonus da spendere per acquistare determinati prodotti o se invece si tratta di un contributo riservato a persone che si trovano in determinate condizioni. Aver aperto, seppure in un modo sconclusionato che fa accapponare la pelle, un pseudo confronto introducendo un evidente diversivo o meglio ancora uno di quei sondaggi provocatori utilizzati secondo la logica di chi “la butta lì” per capire come reagisci con la convinzione che con questa opposizione basterà poi modificare qualche virgola rispetto alle prime dichiarazioni per rendere un eventuale provvedimento accettabile da tutti.

Giuliano Poletti – non inganni il suo apparente buonismo – fa parte a pieno titolo del gruppo di coloro che si è ormai assunto la paternità della lotta al sindacato e alle conquiste più significative del movimento dei lavoratori. Se Poletti per una qualche ragione si sente ancora sotto osservazione e teme che Renzi e i suoi collaboratori più stretti possano scoprire che c’è ancora, nel suo modo di pensare e di agire, un qualcosa che richiama il suo passato, vorremmo tranquillizzarlo. Per quanto, si possa essere inflessibili nel fare le pulci alle dichiarazioni e alle interviste di Poletti, non c’è proprio nulla che possa richiamare il suo passato.

La rieducazione è quindi compiuta; i peccati di decenni della sinistra, anche di quella moderata in versione emiliana sono stati espiati.

Per persone come Poletti, si pone semmai ora un altro problema. Il dubbio riguarda il fatto se compiuta così brillantemente la missione che era stata loro affidata, possano davvero essere considerati ancora utili.

Silvano Miniati

Network Sinistra Riformista

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Commenti all'articolo
  1. E’ la corsa verso il “partito della nazione”, che stempera ogni cenno del passato. Avanzare con nulla intesta è la meta agognata di questi tempi.
    Del resto non c’è più una vera e propria “classe lavoratrice”, poiché l’economia globalizzata spinge verso il lavoratore ridotto a schiavo, senza diritti e senza prospettive.

  2. Caro Silvano,
    questo tuo articolo ‘ciazzecca’ con l’intervento di Cuperlo del 12 dicembre a Roma della sinistra PD!
    Ti segnalo un link che allego dell’articolo della giornalista Silvia Gernini sulla pagina Web:

    http://www.unita.tv/focus/cuperlo-senza-di-noi-il-pd-non-esiste/

    riferito all’intervento di Gianni Cuperlo che evidenzia uno sbilanciamento tra pesi nel PD tra filoni di pensiero e comporamenti di centro destra più di quelli di centro sinistra. Vista l’estrazione di Poletti non mi pare che guardi o tende a sinistra!

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