martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PORTE CHIUSE
Pubblicato il 20-11-2015


SchengenUna piccola vittoria il terrorismo islamico targato Isis l’ha già ottenuta: i 28, i Paesi membri dell’Unione europea, hanno deciso infatti di cominciare a chiudere le porte della ‘Fortezza Europa’, di riprendere i controlli ‘per tutti’ alle frontiere. Gli accordi di Schengen, cioè il regolamento che era stato adottato da 22 Stati europei assieme a Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein e che consentiva di viaggiare senza passaporto, vacillano e rischiano di essere cancellati sull’onda dell’emozione degli attentati di venerdì 13 novembre a Parigi. Una delle conquiste più importanti dell’Europa comunitaria rischia di essere archiviata con tutti i benefici che comportava, economici, sociali e politici.
Secondo quanto riferiscono alcune fonti di Bruxelles sulla riunione straordinaria dei ministri dell’Interno e della Giustizia dei 28 che si è tenuta oggi in seguito agli attentati di Parigi, i responsabili della sicurezza si sono trovati d’accordo per chiedere alla Commissione di presentare una «revisione mirata» degli accordi di Schengen, in particolare dell’articolo 7.2 per rendere i controlli alle frontiere esterne sistematici anche per i cittadini Ue e non più facoltativi. L’Europa comunitaria, quella che aveva abbattuto le frontiere non solo per le merci, ma anche per gli individui, torna indietro al 1985. Firmati trenta anni fa dai primi cinque Paesi aderenti (Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi), gli accordi vennero via via sottoscritti da altri 21 Governi (da quello italiano il 27 novembre 1990).
La decisione finale verrà assunta al consiglio Interni del 4 dicembre e in quell’occasione la Commissione europea dovrà aver presentato una sua proposta.

LA MODIFICA CHIESTA DALLA FRANCIA
È stata la Francia, dopo gli attentati del 13 novembre, a insistere per la modifica degli accordi che regolano lo spazio europeo di libera circolazione per consentire controlli «coordinati e sistematici» alle frontiere esterne, una richiesta che Parigi aveva avanzato già da un anno e mezzo.

I ministri degli interni hanno anche deciso di accelerare l’attuazione di tutte le misure anti-terrorismo già previste. In particolare entrerà in funzione, entro il marzo 2016, una banca dati comunitaria dell’Interpol che servirà per i controlli «sistematici e coordinati» alle frontiere esterne dei documenti di identità anche di chi gode del diritto di libera circolazione (i cittadini europei). I migranti saranno registrati sistematicamente (con la presa delle impronte digitali) con un rafforzamento dei controlli di sicurezza secondari. Da gennaio 2016 partirà lo scambio di dati fra Frontex, l’Agenzia Ue per le frontiere, ed Eurogol ed entro la fine di quest’anno, entrerà in funzione il registro europeo dei passeggeri, inclusi quelli dei voli interni.

FOREIGN FIGHTERS
Dal primo gennaio partirà anche il data base antiterrorismo, una banca dati per gestire tutte le informazioni utili a contrastare il fenomeno dei cosiddetti ‘foreign fighters’, i cittadini europei che viaggiano nei territori dove agiscono i gruppi del terrorismo internazionale. Lo scambio delle informazioni dovrebbe permettere di individuare i rientri in Europa di «combattenti stranieri» e sospetti terroristi. Questa accresciuta cooperazione tra le polizie dei 28 dovrebbe consentire di migliorare il contrasto anche al traffico d’armi. Quanto al finanziamento del terrorismo, verranno rafforzati i controlli sui pagamenti non bancari, compresi i trasferimenti cash, e quelli in oro e in valute virtuali come i ‘bit-coin’.
I controlli, ha spiegato il ministro francese degli interni, Bernard Cazeneuve, riguarderanno tutti e la consultazione delle banche dati nazionali ed europee sarà ‘obbligatoria’. Questa banca dati (Sis) dovrà essere «alimentata in tempo reale da tutti».

ALLARMI INUTILI
Il timore che l’ondata di indignazione contro il terrorismo si trasformi in un fenomeno di isteria collettiva, è diffuso e concreto anche sull’onda di allarmi tanto generici quanto inutili, come quelli dell’FBI su Roma e Milano fino a quelli francesi sulla possibilità dell’uso di gas nervino e armi chimiche. A rendersene conto per fortuna anche il nostro presidente del consiglio, Matteo Renzi: “Il terrorismo internazionale – ha detto stamane – è una minaccia seria. Noi dobbiamo essere molto attenti, molto determinati. L’Italia farà la sua parte, insieme agli alleati internazionali per sconfiggerlo. E ci riusciremo tutti insieme. Ma è fondamentale che non cadiamo nella trappola di chi vorrebbe chiuderci a chiave in casa, e farci vivere nella paura. Stare attenti è giusto, non sottovalutare niente. Ma non lasciare all’isteria il compito di dominare la nostra vita. I ragazzi italiani, io ne sono assolutamente certo, sono molto molto molto più intelligenti di quanto qualcuno possa pensare. Nessuno ci porterà via la nostra esistenza quotidiana. L’Italia e gli italiani sono molto più forti della paura”.

L’ULTIMA BUFALA SU WHATSAPP
L’intervento di Renzi arriva dopo l’ondata di falsi allarmi che stanno cadendo a pioggia anche sull’Italia – l’ultimo per una bomba in un trolley in un autogrill della A1 – è servWhatsapp terrorismoito anche a rispondere all’ultimo demenziale messaggio che circola in rete su whatsapp, quello di una mamma che avvisa la figlia di non frequentare i luoghi della movida romana perché sarebbe imminente un attentato. “Qualcuno crede di essere simpatico, forse divertente. Ma non si rende conto – dice Renzi – che suscita e crea un clima di ulteriore paura, talvolta persino di panico. Io vorrei invitare tutti a non cascarci, a non farvi fregare da questo clima che qualcuno vorrebbe creare”. E sì, perché c’è anche da chiedersi se questo continuo crescere di allarmi non abbia anche un secondo fine, cioè che non serva ai terroristi, ma faccia anche gli interessi politici o economici, non confessabili, di gruppi di pressione, se non sia parte della strategia di qualche altro Governo per raggiungere scopi che non ci riguardano.

Armando Marchio

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