sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TOUR DE FORCE
Pubblicato il 26-11-2015


Hollande PutinPrima con Cameron all’Eliseo, poi alla Casa Bianca con Hollande, poi con la Merkel all’Eliseo e di nuovo oggi con Matteo Renzi e questa sera al Cremlino con Vladimir Putin. Il tour de force diplomatico di François Hollande dopo i terribili attentati di venerdì 13 a Parigi, continua raccogliendo molti consensi sul piano formale, alcuni atti concreti di solidarietà, ma per ora mancando l’obiettivo principale, quello di dare vita a una coalizione internazionale contro l’Isis. E non potrebbe essere altrimenti, perché nessuno difatti ha ancora ben chiaro – alla luce delle fallimentari esperienze del passato in Afghanistan, Iraq e Libia – cosa e come costruire dopo un’escalation armata che porti a una presenza militare europea, americana e russa sul terreno.

La posizione italiana appare in questo senso tra le più lucide e obiettive anche alla luce della situazione che si è creata in Libia dopo i raid decisi unilateralmente da Parigi e che contribuirono alla caduta del colonnello Gheddafi e del suo regime con lo sconquasso che ne è seguito.

“Contro l’Isis – ha ripetuto Hollande nella conferenza stampa congiunta con Renzi a fine visita – occorre avviare iniziative militari comuni”. “Italia e Francia sono unite contro il terrorismo”. Da parte sua il Presidente del Consiglio italiano ha detto che “è stato compiuto un attentato non solo contro la Francia e contro l’Europa, ma contro l’umanità” e ha sottolineato che “c’è la necessità di una coalizione sempre più ampia che porti alla distruzione” dell’Isis “e del disegno atroce che esso rappresenta”. “I nostri valori sono molto più importanti della loro barbarie” e parlando degli attentati di Parigi: “Abbiamo sentito il dolore di questa nazione come il nostro dolore”. Contro il terrorismo serve – ha poi però chiosato – “una risposta culturale”, non solo militare e ha raccomandato di non trascurare la crisi libica: “È fondamentale dare priorità assoluta al dossier Libia che rischia di essere la maggiore emergenza”. Renzi ha poi confermato gli impegni dell’Italia a livello europeo: “Siamo impegnati a livello militare, in molti casi con la Francia, e penso al Libano ma non solo: anche all’Iraq, Siria, Afghanistan, Kosovo e Africa, dove molto forte è l’impegno francese”. “Bisogna serrare i ranghi dell’Ue e contrastare le forze centrifughe che attraversano il continente: dal rischio di Brexit, alle conseguenze politiche della crisi economica e finanziaria, ci sono troppi strappi nel tessuto dell’Unione, ma il rischio maggiore – ha concluso – è lo strappo tra le Istituzioni e i cittadini”.

Il Segretario del Psi, Riccardo Nencini, commentando l’incontro tra Renzi e Hollande, ha detto che “la lotta al terrorismo è strategica e deve essere frutto di iniziative diplomatiche, politiche e umanitarie”. La lotta al terrorismo deve essere fatta anche – ha sottolineato – di “azioni forti, non esclusa l’azione militare, a condizione che vi sia una strategia condivisa a livello globale, dai grandi Paesi europei e occidentali e dalla Russia. La Francia non può essere lasciata sola”.

In queste ore si è appreso intanto che Berlino parteciperà alle azioni contro l’Isis in Siria con i suoi cacciabombardieri Tornado, anche se per ora solo in funzione di ‘ricognitori’ e con una maggiore presenza nel Mali. Fonti parlamentari hanno confermato che i Tornado affiancheranno i jet francesi impegnati nei bombardamenti. “La Germania – ha detto Henning Ote, esponente della CDU, il partito di maggioranza al governo, esperto di questioni militari – darà un contributo più attivo di quanto ha fatto finora”. “Non solo potenzieremo la nostra missione di addestramento nel nord dell’Iraq, daremo un contributo alla lotta contro l’Isis con i nostri Tornado da ricognizione”. La Germania ha anche deciso l’invio di una nave da guerra mentre potrebbe anche aggiungere allo schieramento i suoi aerei cisterna per il rifornimento di carburante in volo ai jet impegnati nelle missioni a lungo raggio.

La svolta tedesca è confermata dal maggior impegno nel Mali. Angela Merkel ha fatto sapere che il suo Paese è pronto ad alleggerire l’impegno francese subentrando in quelle aree dove sono in corso operazioni di peacekeeping. Il primo avvicendamento avverrà in Mali, dove venerdì scorso c’è stato un terribile attentato contro l’albergo Radisson nella capitale Bamako nel corso del quale i terroristi hanno ucciso almeno venti persone per rappresaglia contro la presenza internazionale nel Paese e quella francese in primo luogo. Il ministro della Difesa Ursula von der Leyen chiederà al Bundestag l’autorizzazione a rafforzare con altri 650 uomini la presenza tedesca alleggerendo così di altrettanti uomini quella francese.

A Londra il premier David Cameron ha chiesto ai deputati di dare il loro assenso ai raid anti-Isis in Siria. Per Cameron si tratta di “interesse nazionale”, oltre che della necessità di schierarsi “con la Francia” dopo i fatti di venerdì 13. il Premier britannico ha comunque escluso che i raid possano fare della Gran Bretagna “un bersaglio più grande” ed ha riconosciuto, come il Presidente del Consiglio italiano, che la “la chiave in Siria è una soluzione politica”, aggiungendo però che per Londra questa soluzione deve comportare l’allontanamento del presidente Bashar al-Assad, ma che però non si può aspettare che questa avvenga prima di intervenire militarmente. Cameron ha comunque escluso un qualsiasi coinvolgimento di forze di terra britanniche.

Per ora dunque agli ottomila raid aerei già compiuti dagli americani sulle postazioni dell’Isis, si aggiungono solo le centinaia dei francesi e forse domani anche degli inglesi. Un pressing importante ma non risolutivo senza un impegno a terra, un passo assai rischioso che per ora solo Mosca sembra aver avviato con il dislocamento di alcune centinaia di uomini.

Ma adesso l’appuntamento più delicato di Hollande, dopo l’abbattimento del caccia tedesco a opera dell’aviazione turca, è certamente quello di stasera a Mosca con Vladimir Putin.

La Russia sta cercando da tempo una soluzione non solo militare ma anche politica alla crisi siriana che preveda una qualche forma di transizione morbida dal regime alawuita della famiglia Assad anche per difendere i suoi interessi nel Paese e nella regione. Mosca ha una presenza militare nel Mediterraneo che poggia proprio nelle basi militari siriane e non può dunque accettare, senza reagire, un rovesciamento del regime che ne metta in discussione la permanenza. Una posizione diametralmente opposta a quella della Turchia, su una rotta di collisione che martedì ha portato all’abbattimento di un Sukhoi-Su 24 sul confine con la Siria a opera di un F-18 turco.

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