venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Quanti errori su Anna Kuliscioff
e Angelica Balabanoff
Pubblicato il 30-11-2015


L’articolo di Franco Stefanoni, pubblicato su «Sette/Corriere della Sera» (27 novembre 2015, n. 48, pp. 62-63) con il suggestivo titolo Le pasionarie che ispirano Lenin e Turati, è zeppo di errori storici. Persino il titolo è erroneo in quanto Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff non possono essere considerate le ispiratrici di Lenin e Turati. È priva di ogni fondamento storiografico la tesi che esse, «anche all’interno dell’area riformista italiana hanno goduto di tiepida gloria, se non di dimenticanza, fino ai giorni nostri». Come non è vero che la Kuliscioff «ha lasciato ai posteri un’eredità di pochissimi scritti»: basta consultare la bibliografia delle sue opere, curata da Stefano Caretti e pubblicata nel volume Turati e la Kuliscioff (Firenze 1974) di Nino Valeri: una ricca letteratura che si trova pubblicata nel volume La questione femminile e altri scritti (Marsilio, Venezia 1981, pp. 180). Il compianto Giulio Polotti, fondatore della Fondazione a lei dedicata, ha ristampato il volume Anna Kuliscioff. In Memoria (1926, 1989) con ricordi e saggi di Angiolo Cabrini, Ivanoe Bonomi, Arturo Labriola e altri socialisti. A questo volume di ben 350 pagine devono essere aggiunte le ricche biografie di Maria Casalini (1987) e di A. Addis Beba (1993). È altrettanto erroneo definire l’imolese Andrea Costa, primo compagno della Kuliscioff «padre dell’anarco-socialismo tricolore» dal momento che già nel 1879 si era distaccato dall’anarchismo per abbracciare il programma riformista. Eletto deputato, Costa fu il primo rappresentante socialista alla Camera, di cui assunse anche la carica di vicepresidente.

Medesimo discorso può essere fatto su Angelica Balabanoff, autrice di numerosi scritti pubblicati sulla stampa europea e maestra di Mussolini, ma non direttamente impegnata a favorire la sua «scelta a direttore»: basta leggere le pagine che il futuro duce dell’Italia fascista le dedica nei suoi Taccuini (p. 5) a cura di Francesco Perfetti per rendersi conto dell’erroneità di questa asserzione. Sulla socialista russa esistono i saggi di Paola Cioni, di Francesco Biscione e il volume di Amedeo La Mattina di 314 pagine. Dunque: né «maschilismo», né «pigrizia di partito», né «prolungato oblio», ma solo scarsa conoscenza delle due socialiste russe da parte dell’Autore.

Nunzio Dell’Erba

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