domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Questo è il mio paese”
È Violante Placido,
‘l’eroina’ di Calura
Pubblicato il 11-11-2015


Violante Placido

Violante Placido

La storia di una donna che lotta per la giustizia, la libertà, la democrazia e l’uguaglianza, per il suo paese: Calura. A vestirne i panni è un’abile Violante Placido, con una valida interpretazione della protagonista che, però, ha rivelato l’attrice, ha i connotati di molte persone vere, che conducono questa battaglia ogni giorno realmente. Anche per questo la narrazione è molto equilibrata e non appare mai retorica, nonostante connotati tipici e un po’ stereotipati su cui si insiste; ma, d’altronde, la storia tende a ripetersi sempre uguale e il cambiamento è difficile e rischioso, soprattutto per un sindaco donna in un piccolo paesino del Sud Italia. Anna Pozzo (Violante Placido) è la fautrice di tale “rivoluzione”, molto proletaria e poco capitalista, in “Questo è il mio paese”: una serie televisiva italiana in sei puntate, ideata da Sandro Petraglia ed Elena Bucaccio, per la regia di Michele Soavi. Il primo episodio è andato in onda il 9 novembre scorso su Rai 1.

Tornata dopo 20 anni nella sua cittadina, Calura, Anna si ritrova ad amministrarla da sindaco poiché la sua amica Emilia Marrone (Gioia Spaziani), attuale primo cittadino in carica e vincitore uscente delle ultime recenti elezioni amministrative, è costretta a dimettersi poiché gravemente malata. Lei, da vicesindaco, la sostituirà; mettendosi seriamente a rischio, andando ad intaccare interessi ed equilibri pericolosi e oscuri. Perché stavolta ha deciso di restare, ma così facendo mina anche il rapporto con la sua famiglia. Lei vuole una Calura diversa: “una terra dura e testarda, ma è la mia. Anche se me ne sono andata sono una di voi”, afferma con convinzione. Determinata, è decisa ad andare avanti sino in fondo con coraggio, nonostante le intimidazioni e gli avvertimenti continui che riceve, la facciano vacillare: riapre i bandi per la gestione dell’acqua pubblica; ristruttura la scuola e la mette in sicurezza; rinuncia alle indennità delle cariche pubbliche per pagare lo scuolabus ai ragazzi e ne fa anticipare gli orari delle corse affinché arrivino in tempo a scuola; fa riaprire la stazione; dice no alla realizzazione di ecomostri e interrompe i lavori della discarica. Amministra usando trasparenza e facendo l’interesse di tutti, senza scendere a compromessi. Aiuta una giovane ragazza finita per strada. La sua logica è che: “Le cose sono cambiate, ma le mafie esistono ancora, anche se sono diverse: esistono nelle banche e nell’economia cosiddetta pulita; se dai loro fastidio ti colpiscono e cercano di spaventarti”.

Tuttavia “Questo è il mio paese” non è solo una storia di lotta alle mafie, nonostante i continui rimandi a Falcone e Borsellino; è la storia dell’attaccamento alla propria terra; del riscatto di un Mezzogiorno d’Italia abbandonato; è la storia di una donna che ritrova le proprie origini e fa i conti col suo passato; è la storia di un’amicizia profonda interrotta e ancora dolorosa; è la storia di una donna come molti giovani italiani: fuggiti dal loro paese e poi tornati. C’è un continuo contrasto tra chi è restato e chi se ne è andato. I personaggi ne sono gli emblemi: Anna a volte si trova ad essere divisa tra l’amore per suo marito Lorenzo Ferrari (Fausto Maria Sciarappa), uno che viene da fuori, e Corrado Greco (Francesco Montanari), suo ex del posto rimasto a Calura. Oltre a lei, protagonista indiscussa è la figlia Chiara (Valentina Romani), che si innamora di un ragazzo del luogo, figlio di un latitante: Cosimo Malorni (Cristiano Caccamo). Quasi che se il loro legame si rafforzasse, si potrebbe dire essersi veramente compiuto il miracolo di un dialogo costruttivo che porti pace ed unione.

Intanto, mentre persegue la sua “rivolta”, Anna deve fare i conti con i suoi fantasmi privati e personali: il ricordo struggente e il mistero che incombe sulla sua amica scomparsa. Inquadrature ad effetto, non molto riuscite ma comunque interessanti e che tendono a distinguersi dai soliti strumenti tecnici utilizzati in cinematografia, cercano di rendere quest’atmosfera di suspence in cui vivono queste anime agitate e tormentate, irrequiete. Verrà poi ritrovata alla fine o è veramente scomparsa per sempre? Non ne sappiamo molto e rappresenta quasi una parte di infanzia perduta, ma allo stesso tempo la parte più autentica della città che è stata uccisa dal controllo delle mafie locali. Così come, il continuo contrasto tra chi se ne è andato e chi è rimasto è reso anche tramite il quasi alter ego di Anna, la sua amica Gina (Loredana Cannata), poliziotta restata sempre a Calura.

Interessante come non ci si sia concentrati solamente sulla lotta alle mafie e come si sia trattato l’argomento attingendo all’umano e alla storia personale di ogni personaggio. Dando un esempio di buona amministrazione. E facendo di Anna una portavoce di un messaggio di giustizia: una fra tanti, una come molte altre persone che combattono con la stessa arma dell’onestà. Mostrandone le doti senza farne un’eroina e paladina di altri tempi. Bella la scena in cui Violante Placido dialoga col padre Michele: un’unione cinematografica ben riuscita.

Barbara Conti

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