domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

PARIGI ALL’ATTACCO
Pubblicato il 23-11-2015


Raid francesi Siria IsisCon l’avvio delle operazione dalla portaerei Charles De Gaulle, la Francia ha triplicato il volume di fuoco contro le basi dell’Isis in Siria mentre a Parigi, nel quartiere periferico di Montrouge, è stato rinvenuto in un cestino delle immondizie una cintura esplosiva. I primi raid sono stati lanciato oggi dalle acque del Mediterraneo orientale dalla nave ammiraglia della marina militare transalpina che è appoggiata da una squadra navale. “La Francia – ha annunciato Hollande – intensificherà i bombardamenti in Siria, scegliendo gli obiettivi che facciano più danni possibili all’esercito terrorista dell’Isis”.

All’impegno militare la Francia sta affiancando una forte pressione sul piano diplomatico per avere un sostegno, anche attivo, il più vasto possibile anche perché all’indomani degli attentati stragisti del 13 novembre, al di là delle condanne contro il terrorismo, nessun Paese europeo si è finora dimostrato disponibile, per una molteplicità di ragioni, a percorrere la strada dell’intervento militare diretto né a dichiarare una ‘guerra’ contro un nemico che non ha uno Stato e che non si vuole riconoscergliene certo uno neppure virtualmente per questa via.

In un vertice che si è svolto a Parigi tra il presidente francese François Hollande e il premier britannico David Cameron, si è concordato di rafforzare la cooperazione tra i due Paesi contro il terrorismo. Cameron ha poi fatto un paso in più rispetto ai colleghi dell’UE, affermando che questa settimana cercherà di ottenere l’approvazione del Parlamento di Londra affinché il Paese partecipi ai raid aerei in Siria.

“Sull’intervento in Siria – ha detto il presidente francese – la Francia ha preso la sua decisione nello scorso mese di settembre, ora sta alla Gran Bretagna capire come può a sua volta impegnarsi”.

L’altro alleato che non si nasconde certo nell’ombra, ma che non fa parte dello schieramento europeo, è Putin. Il presidente russo – che avrebbe anche ordinato interventi militari di terra – è stato il primo a rompere gli indugi scendendo apertamente in campo a fianco del suo storico alleato siriano, cominciando i raid sulle basi del Califfato, ma pure contro gli oppositori di Assad. La decisione – che è costata alla Russia già la rappresaglia terroristica dell’Isis con l’attentato sul Sinai contro l’Airbus con 224 persone a bordo del 31 ottobre scorso – ha molteplici ragioni: dalla difesa delle basi militari di Tartus e Latakia al rafforzamento del fronte sciita (dall’Iran al Libano) nella guerra che è soprattutto interna al mondo islamico. Un’occasione che Putin non ha voluto mancare per rientrare nel grande risiko della geopolitica mondiale e che gli ha consentito in un colpo solo anche di oscurare il confronto con la Nato nella crisi ucraina che non poteva chiaramente più vincere né tantomeno perdere.

Anche la Francia ha le sue ‘buone’ ragioni per continuare a giocare un ruolo di primo piano sul teatro delle crisi mediorientali e africane anche se dalla Libia in poi, l’intervento militare francese è apparso come piegato soprattutto alle ragioni di politica interna – le presidenziali, ieri con Sarkozy e oggi con Hollande – e destabilizzante di situazioni già molto difficili, vedi il caso libico. Non è un caso dunque se da parte europea – compresa quella italiana, si dimostra tanta prudenza a schierarsi in un confronto militare di cui al là della propaganda muscolare non si capiscono bene né gli obiettivi né la portata strategica né, tantomeno, le convenienze nazionali. La Francia così cerca forse di acquisire un ruolo guida della politica estera europea anche per controbilanciare quello tedesco in economia contribuendo però paradossalmente in questo modo a terremotare i già fragili e mai definiti equilibri europei.

Intanto sul piano delle indagini e degli allarmi che hanno fatto seguito alle stragi parigine del 13 novembre, a Bruxelles sono state fermate altre 5 persone oltre alle 16 delle perquisizioni di ieri notte, portando il totale a 21, ma diciassette sono state già rilasciate e una sola arrestata per i fatti di Parigi. I cinque nuovi fermi sono avvenuti in seguito a 7 nuove perquisizioni, legate alle operazioni di ieri sera in una situazione che vede le autorità belghe mantenere lo stato di massima allerta nella capitale e di un solo livello più basso in tutto il territorio nazionale.

Chiusi uffici pubblici, scuole, ipermercati e metropolitana. Si teme una replica degli attentati parigini, ma purtroppo a oggi le autorità non sembrano aver fatto passi in avanti decisivi.

Nei dintorni di Liegi, a Rocourt, è stata ritrovata anche la Bmw che si sospettava fosse condotta da Salah Abdeslam, il terrorista più ricercato d’Europa. L’ufficio del procuratore federale, però, ha confermato che la Bmw sfuggita ai controlli di polizia nella regione di Liegi “non ha legami” con il ricercato.

Alvaro Steamer

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