mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Rifugiati, a un italiano
la guida dell’UNCHR
Pubblicato il 12-11-2015


Filippo Grandi

Filippo Grandi

Per divenire effettiva la nomina dovrà essere ratificata la settimana prossima dall’Assemblea generale, ma da oggi si può già dire che a guidare l’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, sarà un italiano, Filippo Grandi. La scelta è stata fatta dal segretario generale del Palazzo di Vetro, Ban Ki Moon per sostituire il socialista portoghese Antonio Guterres che guidava l’Agenzia dal 2005. Un incarico difficile per una situazione di grande delicatezza. Basti pensare che l’UNHCR valuta il flusso in Europa per questo inverno in 5 mila migranti al giorno per la maggior parte in fuga dalla guerra in Siria.

Per il diplomatico italiano è il coronamento di una carriera già importante. Grandi dirigeva infatti già da cinque anni l’UNRWA, l’Agenzia per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, mentre precedentemente ne era stato vice commissario. Un fronte ‘caldo’ come pochi altri. Difficoltà a cui comunque Grandi è abituato avendo già ricoperto in passato anche il ruolo di coordinatore per l’Unhcr nella Repubblica democratica del Congo durante la guerra civile.

Già rappresentante speciale del segretario generale per la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan per il voto presidenziale del 2004, il disarmo e i diritti umani, ha una solida esperienza anche della ‘macchina’ del mastodonte ONU, visto che ha lavorato dal 1997 al 2001 come assistente speciale dell’alto commissario e capo dello staff nell’ufficio esecutivo a Ginevra.

La sua nomina è stata accolta con grande favore da parte italiana ch il nostro ministro degli esteri giudica un “riconoscimento delle capacità che Grandi ha dimostrato nella gestione delle questioni umanitarie, in particolare nel suo ultimo incarico come Commissario Generale di UNRWA” ma anche come riconoscimento “dell’impegno che l’Italia ha profuso negli anni a favore della causa dei rifugiati”.

“La decisione di Ban Ki Moon, che onora l’Italia, – ha commentato la socialista Pia Locatelli, presidente del Comitato permanente per i diritti umani – esprime l’apprezzamento per i meriti di Filippo Grandi che negli anni nel suo ruolo di Commissario per l’UNRWA ha profuso un impegno straordinario nel campo dei diritti umani, distinguendosi tra l’altro anche per una specifica attenzione per i diritti all’educazione e allo studio dei bambini e delle bambine”. “La questione dei rifugiati costituisce una priorità per il nostro Paese e la figura di Filippo Grandi rappresenta una figura di garanzia per la tutela dei diritti dei rifugiati che guardano all’Italia e all’Europa come luoghi di accoglienza e di civiltà”.

Proprio oggi, a testimonianza della mole di difficoltà che grava sulle agenzie dell’ONU che si occupano del fenomeno dei rifugiati, la dichiarazione alla 70.ma Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, di mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede, sul quadro “più preoccupante” sulla situazione dei profughi palestinesi, e in particolare di quelli di religione cattolica, che emerge dal rapporto 2014 dell’Unrwa. Il processo di pace israelo-palestinese è in stallo, ha ricordato mons. Auza. Le crescenti tensioni e la violenza in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme est costituiscono una “grave preoccupazione” per la Santa Sede, che rinnova quindi il proprio sostegno per una “soluzione globale, giusta e duratura” per la città di Gerusalemme, “patrimonio spirituale” di ebrei, cristiani e musulmani, garantendo libertà di religione e di coscienza per i suoi abitanti, come pure il libero accesso ai Luoghi Santi da parte dei fedeli di tutte le religioni e nazionalità.

Auza ha ricordato il dramma della Siria, dove strutture educative e sanitarie per più di mezzo milione di profughi palestinesi sono state prese di mira dalle parti in conflitto, tanto che molti bambini non hanno potuto frequentare a lungo la scuola. Al contempo aumenta il numero dei feriti, ma diminuisce quello delle strutture per assisterli. Alcuni campi profughi palestinesi, come quello di Yarmouk, “sono letteralmente sotto assedio”, con “accesso limitato” per i rifornimenti necessari. Altri campi sono “bersaglio di azioni militari”. I vari rapporti internazionali, evidenzia l’arcivescovo Auza, non danno molte speranze che tali “atti barbarici contro i profughi palestinesi” possano finire presto.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento