domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Salvo Buonfine.
Al Brancaccino l’amore contemporaneo
Pubblicato il 16-11-2015


– Quindi sei sicuro?
– Sì. Io non sono … Non voglio esserlo.
– Perché?
– Perché è così. Mi sento sporco, mi sento in colpa.
– In colpa per cosa?
– Non lo so.
– Salvo, nel volersi bene, nell’amare, non ci sono colpe.
– E tu perché ti senti in colpa, allora?

salvobuonfineSalvo Buonfine ha ventun anni. Salvo Buonfine è bello, ambiguo, superficiale e cambia una ragazza al giorno. Anita, la madre di Salvo, ama l’ordine; quando cresci un figlio da sola, impari a gestirli bene, gli spazi della vita. Lorenzo è un giovane scrittore in carriera; è colto, cosmopolita, profondo, ma ha capito bene come vanno le cose. Clara cerca un senso ai suoi vent’anni, Dario, collega di Lorenzo e suo amico da una vita, fa ironia per esorcizzare le paure, Enrico, elegante uomo in carriera, razionalizza per arginarle.

Quando Salvo conosce Lorenzo, scocca la passione: il ragazzo, affascinato dalla sicurezza dell’uomo e dalla sua ormai consolidata accettazione di sé stesso, non si sente più annegare tra la paura e la confusione provocata dalla riscoperta della propria sessualità.

La scena di chiusura del primo atto è toccante e d’impatto: Salvo parla con Clara nella sua camera, Lorenzo con Dario mentre sono in ufficio. Sono lì, fisicamente, ma le loro menti e le lore anime sono l’una con l’altra, abbracciandosi, baciandosi: vivono l’amore, un amore nascosto e giudicato, puro ma contaminato. Ed è proprio la scintilla di un amore impossibile che cambierà per sempre le vite di tutti, con gli eventi apparentemente indecifrabili che le compongono.

Scritta e diretta da Giancarlo Nicoletti, quest’opera racconta, con una delicatezza ed una maestria ineccepibili, l’irrazionalità dei sentimenti, la libertà di vivere la propria unicità, l’ignoranza travestita da coscienza pulita, la spirale dei legami familiari moderni e il senso di colpa contemporaneo.

Uno scavo, tanto profondo quanto realista, nel residuo di quella patina di prudente perbenismo che condiziona ancora – in una società che si preoccupa di definirsi assai moderna negli slogan e poco nei fatti – le vite delle persone e le loro scelte; un feticcio sociale che trova nell’ignoranza e nella sottocultura sessista il migliore terreno per la propria fioritura. L’omofobia, e le sue orribili escalation, di cui la cronaca si riempie quotidianamente, rappresentano così la punta dell’iceberg di un problema culturale, le cui cause sono irrimediabilmente sedimentate nell’humus sociale, e pronte a deflagrare inspiegabilmente, mutando senza rimedio il corso degli eventi e il senso delle cose.

Vincitore del Premio alla Drammaturgia Contemporanea del “DO.IT”, Selezione all’XI Edizione del Premio “Dante Cappelletti” e Finalista al “Nuovo Premio Teatro Traiano”, #salvobuonfine è uno dei lavori più attesi della prossima stagione. Lo spettacolo è prodotto da PlanetArts CollettivoTeatrale, dallo stesso team creativo di “Festa della Repubblica”, e in collaborazione con il Circolo “Mario Mieli”, il Gay Center Roma, Omofobia Stop e l’AIDM Roma. In scena, per il cartellone della stagione 2015/16, dal 12 al 22 Novembre al Teatro Brancaccino di Roma.

Gioia Cherubini

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