sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SCHIAFFI ALLA MANOVRA
Pubblicato il 03-11-2015


padoan pier carloDopo i tecnici di Camera e Senato e le proteste delle Regioni è il turno della Corte dei Conti. E il risultato non cambia. Oggi la magistratura contabile sottolinea che la manovra “in deficit lascia nodi irrisolti” e che serviva un intervento sull’Iva. La scelta di politica economica fatta dal Governo nella legge di Stabilita “utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili, riducendo esplicitamente i margini di protezione del conti pubblici, e lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti (quali il definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali”. Sono le parole di Raffaele Squitieri, presidente dell Corte pronunciate nel corso di un’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

La legge di Stabilità “sconta il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro”, aggiunge. “Le condizioni economiche” del Paese “avrebbero potuto consigliare l’adozione di interventi sulla spesa fiscale (riguardanti ad esempio un articolato intervento sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura delle aliquote Iva) eventualmente attutiti (ma non annullati) con misure di sgravio”, dice ancora Squitieri. Inoltre la Corte dei Conti sottolinea che “con l’abolizione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa, la principale fonte di finanziamento manovrabile degli enti riguarda le abitazioni diverse dalla prima casa, su cui continuerà a vivere il dualismo Tasi-Imu, con la conseguenza che la maggioranza dei servizi indivisibili forniti dai Comuni graverà di regola sui non residenti”.

Sull’abolizione delle tasse sulla prima casa interviene anche la Banca d’Italia: “Sulla base dell’evidenza empirica finora disponibile, potrebbe avere effetti sui consumi circoscritti alle famiglie soggette a vincoli di liquidità”. Il vice direttore generale, Federico Signorini, evidenzia poi che “un limite al trasferimento di contante, anche basso, va mantenuto”. Non solo, Bankitalia avverte che la riduzione del debito pubblico, già a partire dal 2016, è “un impegno chiave” e “non va mancato”. Per ridurre la spesa pubblica, invece si potrebbe “verificare” se “vi sono aree in cui si possono ridurre i costi per la collettività dando al mercato maggiore spazio di azione in materia di interesse collettivo, sotto controllo, regolamentazione e indirizzo pubblici”.

Lo stop della Tasi non piace nemmeno all’Ufficio parlamentare di bilancio: “Sottrae leva manovrabile ai Comuni”, sottolinea il presidente, Giuseppe Pisauro. Per l’Upb inoltre la previsione macroeconomica programmatica del governo per il 2015-2016 è “in linea con consenso del panel” dell’Ufficio parlamentare del Bilancio “anche se tende a essere ai limiti superiori” della forchetta, mentre per il 2017-2018 la “dobbiamo confermare un scarsa prudenzialità della previsione” che appare “eccessivamente ottimistica”. E ancora: La legge di stabilità prevede dal 2016 “impegni di carattere permanente” come il taglio della Tasi e dell’Ires, “che nel primo anno sono finanziate in buona parte da
risorse temporanee, come la flessibilità di bilancio e la voluntary disclosure”.

Inoltre la presenza di clausole di salvaguardia per i prossimi anni comporta “la difficoltà di interpretate i programmi di medio periodo della politica di bilancio: su quello che avverrà dopo c’è un margine di dubbio importante”. Un altro “elemento di dubbio” è quello del calcolo delle una tantum, come appunto la voluntary disclosure che venendo meno dal 2017, potrebbe rappresentare un rischio per il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine. Anche sulle privatizzazioni, nel 2016 il target dello 0,5% di Pil dovrebbe essere raggiunto con le operazioni “in cantiere di Enav e Fs, mentre per gli anni successivi – aggiunge Pisauro – non abbiamo informazioni. E’ un elemento di potenziale rischio”.

Le stesse conclusioni arrivano dal documento presentato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per le quali “il taglio continuativo del Fondo sanitario nazionale e gli ulteriori risparmi richiesti alle Regioni, sono centralizzati per finanziarie permanentemente la riduzione delle imposte sulla prima casa”. “Il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2016, previsto nel Patto per la salute, era pari a 115.444 milioni, ora è di 111.000 milioni”, scrivono. In sostanza l’abbattimento della tassazione sulla casa è finanziato dalla sanità . I risparmi sul Fondo sanitario nazionale “non rimangono alla sanità perché sono utilizzati come miglioramento dei conti pubblici” ma il Patto per la Salute siglato tra Governo e Regioni prevedeva invece che “eventuali risparmi nella gestione del Servizio Sanitario nazionale effettuati dalle Regioni, rimangono nelle disponibilità delle Regioni stesse per finalità sanitarie”, sostengono le Regioni e le Province autonome nel documento presentato. “I tagli previsti per le Regioni sono strutturali e continuativi” sulla spesa corrente “e nel triennio 2016-2018 aumentano dell’80%” mentre i tagli ai ministeri sono “in riduzione del 45% nel triennio e per il 2016 la metà dei risparmi è sugli investimenti”.

In attesa della convocazione degli enti locali a Palazzo Chigi il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi afferma che “proporrà al Governo di considerare l’investimento in sanità un investimento per lo sviluppo”. “Non siamo all’ultima spiaggia, si tratta di chiedere al governo un tavolo in cui discutere, credo che convenga a tutti abbassare i toni “. Ma forti preoccupazioni arrivano dal governatore del Piemonte e presidente dimissionario della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, che ha ribadito oggi in Consiglio regionale quanto detto nell’audizione in Commissione Bilancio del Senato: “Abbiamo denunciato una situazione molto difficile, per la quale auspichiamo un accordo con il Governo che vada oltre questa legge di stabilità. Altrimenti, i tagli dal 2017 al 2019 mettono a rischio la sopravvivenza del sistema Regioni”.

Ginevra Matiz

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