domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alessio Caperna:
Siamo tutti rom
Pubblicato il 02-11-2015


È tutta da scrivere la lunga persecuzione che hanno subito i Rom(uomini).
Perseguitati da secoli e secoli.

Il nazismo, nel suo abominevole nichilismo ha ucciso oltre mezzo milione di gitani.
Oltre 500000 uomini donne e bambini.
Fu uno sterminio, in Romanì Porrajomos (devastazione). Nei campi di concentramento non c’erano solo gli ebrei, c’erano anche i Rom. I Rom sono dimenticati dalla storia, ebbene sì i Rom sono stati dimenticati dalla storia e dalla società e dalla civiltà.
E ancora oggi vedo riaffiorare lo spirare del razzismo verso i rom. Nei loro riguardi si parla di ruspe, ruspe e ancora ruspe, sostantivo che richiama ancora e ancora la Porrajoms, la devastazione del popolo nomade.

Anche dalle reazioni pubbliche verso un funerale, anche dalle reazioni del mondo della comunicazione, per lo invito ad una trasmissione televisiva di alcuni Rom che vivono in Italia almeno dal 1300, anche dalle critiche che vengono mosse ad un ex Sindaco di Roma, per una fotografia che lo ritrae assieme a un Rom italiano, ravviso chiari sintomi di un razzismo, manifesto e strisciante verso questo popolo, che ha tra i suoi meriti, quello di vivere in pace da millenni, di non aver mai avuto un esercito, uno stato, insomma i Rom, da sempre hanno quello spirito gitano e nomadico che traversa le frontiere, gli stati, le lingue in una sorta di internazionalismo universale ante-litteram.

Molti di loro sono italiani da almeno sei o sette secoli ma continuano ad essere mal visti. Io da socialista sto dalla parte di tutti i rom e i sinti. Da sempre accusati, di stregoneria, di essere spie, di essere ladri, di essere ariani impuri. E sì, perché l’origo delle stirpi nomadi che è da ascrivere all’India.

Nel loro nichilismo mostruoso, scrivono i nazisti, Robert Ritter, direttore del centro ricerche per l’igiene e la razza, che “…non c’erano più zingari puri, poiché avevano assimilato le caratteristiche peggiori delle popolazioni dei numerosi paesi in cui avevano soggiornato nella loro secolare migrazione dall’India, pertanto non si potevano considerare ariani puri, ma ariani decaduti, appartenenti a una razza degenarata”. Mettono i brividi queste folli farneticazioni, un vero e proprio delirio, che beffa proprio i nazisti, i quali avevano dovuto ammettere che proprio i Rom erano ariani.

Pensieri nomadi. Nomade del pensiero.
Ogni commento negativo che ascolto è nei confronti loro.
Si deve sapere che il Romanì è una lingua molto bella ed è il sanscrito.A mò di esempio in Romanes mano si dice vast (in sanscrito hasta), acqua in Romanes si dice panì (in sanscrito paniya), dire si dice pin (in sanscrito bhan). Il filologo Grimm ci ha insegnato che le lingue moderne derivano dal sanscrito e la lingua dei Rom è una delle forme più belle dell’antico sanscrito.

Deve finire il razzismo!
Semmai spunti interessanti per edificare una società patchwork e pluralista che è augescens (che cresce crescendo), aperta, molteplice si possono trarre proprio dallo spirito dei nomadi, che è ben descritto in Millepiani di Deleuze Guattari…”il tragitto nomade pur potendo seguire piste o vie usuali, non ha però la funzione, tipica del percorso sedentario, di distribuire fra gli uomini uno spazio chiuso…il tragitto nomade fa il contrario, distribuisce gli uomini in uno spazio aperto, indefinito.La vita del nomade è intermezzo.”

Quindi il socialismo liberale e libertario, può essere influenzato dal nomadismo psichico, letterario e filosofico che si può sintetizzare con una bella citazione mutuata dallo scrittore Jack Kerouac “…Si può sempre andare oltre, oltre-non si finisce mai.”
Se tutti perseguitano i Rom, allora pure io SONO UN ROM!

Alessio Andrej Caperna

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Commenti all'articolo
  1. Fa comodo a tanti che i rom siano “sporchi, brutti e cattivi”.
    Quando, una ventina d’anni fa, in seguito alle guerre balcaniche post comuniste ci fu un notevole esodo di rom verso l’Italia, non riuscimmo a far meglio che stanziarli nei campi, non distanti dai “lager” di triste memoria.
    Qualcosa del genere lo stiamo facendo con gli esuli dall’Africa e dal Medio oriente, senza una vera politica di accoglienza e di inserimento. La cosa in parte si spiega con la filosofia di vita che predomina oggi: l’individualismo, che sommato al pieno dispiegamento del capitalismo, spinge sempre più la diseguaglianza sociale, fa venir meno il sentimento di solidarietà e sostiene il razzismo e la guerra tra poveri.
    Quid agendum?

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