mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Parigi, no a conclusioni affrettate
Pubblicato il 26-11-2015


Quello che è avvenuto a Parigi  è di una tale gravità, che non poteva  non provocare una cascata di analisi e di commenti e una psicosi da terza guerra  mondiale, anche se a rate. Io vorrei fare qualche considerazione, ricordando che, se il problema è complesso, la soluzione non può essere semplice. Ritengo, perciò, sbagliato trovare nella religione l’unica causa, come  è  sbagliato  escluderla totalmente. Ciò che, da anni, sta avvenendo nel mondo arabo, mi  ha indotto a ragionare sui seguenti fatti:

1) nella divisone del mondo in gruppi, fatta da un premio Nobel, il mondo arabo è stato chiamato Gruppo del Risentimento, mentre l’occidente è diventato il Gruppo della paura; 2)  la Religione  viene utilizzata come strumento di lotta nel conflitto interno al mondo islamico, per  il potere e la supremazia  (anche in Italia, nel dopoguerra, si portava S. Maria  Coretti  in Processione, per ragioni elettorali e, quindi, di potere); 3) il Rappresentante del Vaticano al  Cairo ha affermato che, dal mondo islamico, la Religione Cristiana viene vista come alleata della degenerazione dei costumi dell’Occidente, per cui è facile per gli integralisti accusare i moderati come servi dell’Occidente e traditori dell ‘ISLAM; 4) le armi vengono vendute dal mondo occidentale a quello arabo (ricordiamo i Visi Pallidi, che vendevano i fucili ai Pellerossa e questi li usavano per uccidere i visi pallidi); 5)le società, che stanno ai primordi della democrazia, possono essere governate solo da capi populisti o dittatori (perciò fu  sbagliato  abbattere Saddam  e Gheddafi); 6) l’abbassamento della qualità della politica nei Paesi dell’occidente (Holland non è Mitterand, Renzi non è Craxi, né Andreotti e la Merkel non è Brand) e  l’elevazione di Papa Francesco a Leader  politico sicuramente avranno provocato un aumento dell’integralismo religioso nel mondo arabo.

C’è anche da considerare la non unità di intenti all’interno degli organismi nati per vigilare sui rapporti tra i popoli (NATO, ONU). Con tanti aspetti da considerare, trovo semplicistico arrivare a conclusioni affrettate. Per economia di discorso, mi limito a dire che il nostro  Paese, in politica estera, deve  battersi affinché gli Stati Uniti e la Russia non continuino a comportarsi  come nel periodo della Guerra Fredda e la Nato sia più unita e più efficace.  In politica interna, dovrebbe essere più facile decidere il da farsi. Abbiamo  il problema di come comportarci con gli immigrati e con i migranti.  Finora, l’opinione pubblica si è divisa tra chi considera i migranti  “rifugiati” politici, tutti buoni  e amanti dello stile di vita italiano  e chi considera tutti i migranti terroristi inviati da ISIS.  Questi ragionamenti li considero sbagliati. Io, consiglio di ragionare nell’ipotesi pessimistica e di ipotizzare che tra mille migranti ci possa essere un inviato dell’ISIS. Se, poi, non sarà così, tanto meglio. Se immagino che tutti siano buoni e pronti a diventare italiani, nel caso in cui ci fosse uno solo seguace dell’ISIS, mi troverei a mal partito. Ogni Paese ha il diritto di preoccuparsi delle intenzioni di chi viene da fuori.  Nessuno si deve sentire offeso se chi lo deve ospitare si preoccupa di “radiografarlo” . Prevenire è meglio che curare. Antonio Polito, sul Corriere della Sera, ha affermato: “Ebbene si, ormai sappiamo che qualche terrorista è effettivamente  arrivato anche a bordo dei barconi”.  E’ compito del Governo difendere la serenità e la sicurezza dei cittadini. Tra un potenziale pericolo e la difesa della tranquillità, non ci sono dubbi, viene prima la tranquillità degli italiani.  Considero stupidi e ipocriti tutti i discorsi buonisti.  Il sociologo De Masi ha evidenziato che i Paesi dell’ex blocco comunista non fanno entrare i migranti, mentre gli ex comunisti fanno dell’accoglienza un culto, come il 18 politico. Ironicamente, ricordo che Dio, per una mela, cacciò Adamo ed Eva dal Paradiso.

Luigi Mainolfi

 

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