domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Manuele Franzoso:
Le conseguenze di una disastrosa politica estera
Pubblicato il 14-11-2015


Tutti ne parlano. E tutti ne parleranno. I nuovi attentati a Parigi domineranno la scena dei mezzi di comunicazione per le prossime settimane. Esperti, politologi, capi di Stato, giornali, radiotelevisioni, ministri, deputati e senatori, gli stessi cittadini, daranno una loro interpretazione del terrorismo fondamentalista islamico che ha colpito ancora una volta la Francia. La paura e la tensione saliranno, soprattutto alla luce del Giubileo di Roma. Anche altre città sono in codice rosso: Washington, Londra, Madrid, Berlino. Già in alcune testate giornalistiche apertamente schierate hanno intitolato le prime pagine, all’indomani della strage che causato 127 morti e 192 feriti per colpi di arma da fuoco, con appellativi quali Bastardi islamici. La Francia è stata umiliata e ferita due volte quest’anno: a gennaio con l’attentato a Charlie Hebdo e adesso, a inizio novembre, con sparatorie in sette punti diversi a Parigi. Il presidente della Repubblica francese, François Hollande, ha sentenziato lo stato di massima allerta e ha chiuso i confini ai migranti provenienti proprio dalle vicinanze dello Stato islamico. L’Isis, che ha rivendicato dopo un’ora dallo spargimento di sangue, ora fa paura. In queste ore tutti i capi di Stato, ministri degli Interni e degli Esteri, si stanno confrontando sulle misure da adottare sia per dare un’immediata risposta sia per arginare lo spettro terrorismo, il quale, da quindici anni a questa parte, ha fatto breccia nelle nostre vite, diventando una componente quotidiana. Tutti uniti contro l’Isis, dunque. Tutti in cordoglio per la povera Francia. Giustissimo. Le vittime della strage non avevano colpe, se non quella di essere cittadini francesi. I veri responsabili a priori sono i membri del governo transalpino, l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America. L’Isis è responsabile subito dopo. Per quale motivo? I francesi e gli americani continuano a bombardare le aree mediorientali, dove si trovano gli obiettivi Isis. E l’Unione Europea? L’Unione Europea rimane ignava in materia di politica estera, non ha mai preso una posizione netta e coraggiosa. L’Ue si preoccupa solo di far funzionare un sistema economico malato che gravita intorno alla Banca centrale europea e agli interessi dei grandi investitori e speculatori finanziari. Inoltre, alcuni Paesi membri, tra cui l’Italia, continuano a vendere armi e munizioni ai Paesi limitrofi al sedicente Califfato. Gli stessi Paesi arabi che detengono i maggiori rifornimenti di petrolio vendono materiale bellico allo stesso Califfato. Una guerra incomprensibile, dove non si capisce chi è alleato di chi e chi è in conflitto con chi. Da non trascurare l’incognita russa. Infatti è alquanto insolito che la Russia non abbia, alla luce dei bombardamenti siriani e agli obiettivi Isis, ancora subito minacce, rivendicazioni e attentati. Che Putin faccia bella figura davanti al mondo occidentale ponendosi a capo delle operazioni anti-Isis e poi venda sottobanco armi e magari del supporto logistico? E poi, come mai gli efficienti servizi segreti britannici, americani, israeliani e francesi, non riescono a prevedere, o almeno intercettare, comunicazioni riguardanti atti terroristici? Il sospetto e il dubbio sono una componente fondamentale del nostro tempo. Uno scenario orwelliano, dove le alleanze sono in continuo mutamento, da est a ovest. Il presidente Hollande ha emesso lo “stato di emergenza” per Francia. Ora i poteri esecutivi e legislativi diventeranno più legittimati a fronte degli attentati, e quindi leggi e provvedimenti surclasseranno la ragione e il buon senso. Ora è il momento della vendetta. Questo stato di cose è però pericoloso e a lungo termine potrà risultare infruttuoso per la vita di ogni cittadino francese o europeo. Adesso sarà adottato quello che il politologo e filosofo Karl Schmitt chiamava “stato di eccezione”, vale a dire che tutti i poteri, nazionali nel caso francese e sovranazionali nel caso europeo, agiranno per sospendere il rispetto delle leggi scritte e di dedicarsi al superamento dello stato di emergenza, che in questo momento si chiama terrorismo Isis. La sovranità non sarà più del popolo ma degli stessi governi, non più legali ma legittimati ad assumere provvedimenti anche contro delle convenzioni internazionali. La pace è a rischio. La sicurezza dei cittadini è a rischio. La privacy delle persone è a rischio. Torna alla memoria il famoso Patriot Act di George W. Bush, con il quale ogni cittadino americano era sorvegliato attraverso la rete informatica e quella telefonica. L’accesso a tutti i dati, intercettazioni, fino alla stessa corrispondenza, telematica o cartacea, era questione del governo statunitense. Quali scenari si aprono ora? Dopo il cordoglio, la rabbia, le reazioni politiche, le manifestazioni, non è inimmaginabile che l’Unione Europea, la Russia e gli Stati Uniti inizino a pensare e a mettere in atto un piano militare concreto per eliminare lo Stato islamico attraverso operazioni di terra, di mare e dei servizi segreti. Da una parte, gli eserciti impegnati sul fronte mediorientale, e dall’altra, appunto, i servizi segreti con poteri allargati per sgominare la rete terroristica e le basi di reclutamento e la rete dei fondamentalisti islamici presenti in tutta Europa. Sono solo ipotesi, ovviamente. Si deve sperare che un conflitto armato non debba mai avere luogo, non in nome di uno sterile pacifismo, ma in nome della razionalità umana e della freddezza del buon senso. Nessuno ha ragione, nessuno ha torto. Le responsabilità sono di tutte e due le parti in causa, soprattutto dei governi che hanno fomentato, ormai da venticinque anni, conflitti armati per opportunismo economico e geopolitico.
Manuele Franzoso

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