sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Sandro D’Agostino:
abolire le tasse sulla casa
Pubblicato il 09-11-2015


Caro Direttore,
la tassazione sulla casa in Italia ha raggiunto livelli insostenibili. A far data dalle modifiche introdotte dal governo Monti, il peso dell’IMU sugli immobili è diventato un vero e proprio fardello per molti italiani. La scelta di introdurre un moltiplicatore di 168 sulla rendita catastale ha trasformato l’IMU in una imposta patrimoniale sugli immobili.

I socialisti, a mio giudizio, dovrebbero battersi contro questa tassa. Ne spiego brevemente i motivi. Innanzitutto, chi difende l’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare invoca un presunto criterio di progressività, richiamandosi addirittura alla Costituzione. Questo assunto, a mio giudizio, è sbagliato perché l’unica vera forma di tassazione progressiva del nostro sistema fiscale è l’Irpef. Quest’ultima, come’è cognizione comune, scagliona le aliquote sulla scorta del reddito del contribuente, cosa che l’IMU assolutamente non fa. Far uscire la tassazione sugli immobili dall’Irpef significa, viceversa, trasformare quella che aveva i connotati di un’imposta diretta in una sorta di imposta indiretta, ossia uguale per tutti. Mi spiego meglio: 10,6 per mille è l’aliquota che si applica alla seconda casa di chi ha 2 immobili, e 10,6 per mille è l’aliquota che si applica a chi ha 100 immobili.

E’ normale tutto ciò? Io credo di no. Ricondurre la tassazione sugli immobili all’Irpef, viceversa, assoggetterebbe l’imposizione fiscale all’aliquota media del cittadino, che meglio riflette la sua reale capacità di contribuzione fiscale.

Poi c’è un problema di opportunità. Il mattone, in Italia, ha rappresentato da sempre un settore economico fiorente, che ha dato lavoro a tantissime persone. L’IMU ha avuto l’effetto catastrofico di ingessare il mercato immobiliare. L’edilizia, almeno in parte, è stata sostenuta dall’incremento delle detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica, tuttavia ciò non ha consentito di scongiurare del tutto i disastrosi effetti sui livelli occupazionali del comparto. Per non parlare della scelta incomprensibile di tarpare le ali al mondo delle rinnovabili, archiviando il collaudato meccanismo del Conto Energia.
Ritengo che i socialisti potrebbero portare avanti una battaglia politicamente qualificante, finalizzata all’abolizione dell’IMU, non solo sulla prima casa ma sull’intero patrimonio immobiliare. Il vuoto di gettito andrebbe colmato riportando la tassazione degli immobili sotto l’ala dell’Irpef, pur con i necessari aggiustamenti per non creare instabilità nei conti pubblici, in una situazione già indubbiamente precaria. In alternativa, si potrebbe istituire una detraibilità diretta dall’IMU delle spese di ristrutturazione edilizia, anche nella misura del 100% del capitale investito. L’economia italiana ha bisogno di una cospicua iniezione di liquidità e gli investimenti sull’enorme patrimonio edilizio del Paese potrebbero essere una strategia vincente. Un altro aspetto importante su cui il legislatore dovrebbe riflettere è la profonda diversità del valore degli immobili in ragione della località e della zona in cui essi si trovano. Non si può paragonare un immobile dell’entroterra calabrese con uno sito alla periferia di Roma o di Milano. Eppure, a volte, le rendite catastali tendono a somigliarsi. In questo modo si scarica su aree depresse del Paese, quali il Mezzogiorno, una pressione fiscale che risulta assolutamente insostenibile.

Infine, e non mi pare marginale, se si mettono gli italiani in condizione di investire sul patrimonio immobiliare, si contribuisce anche al miglioramento delle prestazioni degli edifici in termini energetici (e ricordiamo che l’Italia è ancora un Paese importatore di energia dall’estero, quindi questo aspetto pesa non poco sulla bolletta energetica del nostro Paese), ma si otterrebbe anche un netto miglioramento della sicurezza dei fabbricati e del territorio, di cui non dovremmo fingere di ricordarci solo in occasione di terremoti o alluvioni.

In sintesi, ciò che propongo al Partito è di mettere la casa al centro dell’agenda politica. Ciò a tutela di una quota amplissima di italiani che hanno investito gran parte dei risparmi in quello che, giustamente, il Segretario Nencini ha definito “un bene rifugio”, ma anche per innescare virtuosi meccanismi di investimento per dare ossigeno ad un settore fortemente colpito dalla crisi economica di questi anni difficili”.

Sandro D’Agostino

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