sabato, 21 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Veronica Tarantino:
Ma Di Lello che fa?
Pubblicato il 06-11-2015


Caro Direttore, leggo sul Corriere del Mezzogiorno di oggi un’intervista a Marco Di Lello che dice: ‘Porto i socialisti nel Pd’. Non so bene a nome di chi stia parlando anche perché non vedo folle di compagni scalpitanti dietro di lui per correre nelle braccia di Renzi. Poi dice che vuol fare addirittura la ‘corrente eretica’ del PD, come se da quelle parti stessero aspettando lui per pungolare la segreteria di Renzi e non ci fossero i Cuperlo, i Bersani, i Damiano a fare quel lavoro e neppure tanto male. Ma perché, chiedo, non poteva svolgere più utilmente, e umilmente, questo ruolo con il PSI visto che, mi sembra, siamo alleati del PD?
Il PSI è un piccolo, ma dignitoso partito della sinistra riformista, ma Di Lello nel PD chi rappresenta oltre se stesso?
Ma te vorrei sapere qual è oggi il suo rapporto col nostro partito. Aveva già dato l’ultimatum mesi fa in un’altra intervista al Corriere della Sera dicendo che il PSI doveva sciogliersi nel PD e che se non l’avesse deciso subito, lui comunque ci sarebbe andato guidando una scissione! Oggi torna a ripetere la stessa cosa. Però mi è capitato di vederlo solo pochi giorni fa in un video della Camera e parlava a nome dei parlamentari socialisti. Fa il capogruppo del PSI con la tessera del PD, oppure ci ha ripensato? Se ne sta sull’uscio, ma non esce? Ma nel PD lo vogliono? Mi pare destinato a fare la fine di certi nostri compagni che si candidavano nel Partito comunista come ‘indipendenti di sinistra’. Auguri, buon pro gli faccia. Noi restiamo socialisti col PSI. Come diceva Pertini: ‘Hic manebimus optime’

Veronica Tarantino

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Commenti all'articolo
  1. Chi sa quali impegni aveva preso, e con chi?… che avrebbe portato i socialisti nel PD. Poverino a distanza di qualche mese il “bottino” è stato talmente misero che è tornato alla carica. Questo novello Caronte non porterà, ne lui ne altri da nessuna parte e men che meno nel PD

  2. Forse qualcosa mi sfugge, ma a me pare che questa “incertezza” sulle scelte dipenda anche, in qualche modo, dalla nuova legge elettorale, dove il premio di maggioranza è assegnato alla lista, anziché alla coalizione, e con soglia di sbarramento unica, cioè senza un tetto più basso per quelle forze che si presentano in coalizione, cui aggiungere, se non vado errato, la non possibilità di apparentamento tra liste nel caso si andasse al secondo turno.

    A fronte di ciò, un partito “minore” incontra oggettivamente una qualche difficoltà a formare liste proprie ed autonome al voto politico, aspettandosi nel contemo di non aver delusione dalle urne, ed è quindi legittimo che vi sia chi ritiene di dover confluire in un partito “maggiore”, se si punta ad ottenere una rappresentanza parlamentare.

    Capisco che vi sia chi, all’opposto e altrettanto legittimamente, ragiona come se la legge elettorale fosse già stata emendata con il ritorno al premio di coalizione, ma questo è da venire, e al momento occorre fare i conti con le regole esistenti, ossia con l’ITALICUM, e non andava semmai condivisa allora la sua approvazione, appunto nella formula attuale, perché in politica, ma non solo, i vari passaggi sono tra loro legati e conseguenti.

    Mi sto esprimendo nei panni di chi non simpatizza affatto per la confluenza dei socialisti in un partito “maggiore”, e men che meno nel PD, perché questo significa la perdita della propria identità, e anche della propria storia, ma obiettività vuole che le valutazioni politiche tengano pragmaticamente conto del quadro normativo in essere, salvo poi poterle naturalmente rivedere se la cornice normativa avesse a mutare.

    Paolo B. 08.11.2015

  3. Non c’è nessun ponte tra i Socialisti e il PD e non c’è alcuna intenzione di seguire improbabili traghettatori nella solita avventura personalistica di turno. Le dichiarazioni di Marco Di Lello dimostrano pochissimo rispetto nei confronti del PSI e soprattutto degli elettori e dei militanti socialisti. Tanto più se si considera che nell’area metropolitana di Napoli nessun iscritto lo ha seguito, eccetto la ristrettissima cerchia personale che gli è vicina. È un palese tentativo di sconfessare il partito che si lascia con l’obiettivo di racimolare qualche adesione, perché con ogni evidenza è a corto di numeri.

    La casa dei socialisti è il PSI, non certo presunte aree di altre forze politiche, che quasi sempre si trasformano in gruppi di potere e poco hanno a che vedere col socialismo.
    E il partito continuerà a svolgere il suo ruolo, con il suo bagaglio di idee, valori, metodi ed obiettivi.
    I socialisti non vanno da nessuna parte, né potrebbero essere altrove.
    Alessandro Zampella
    Vicesegretario Provinciale PSI Napoli

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