sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

SENZA FUTURO
Pubblicato il 30-11-2015


Paris-2015-COP21

Iniziato a Parigi il vertice mondiale per la 21ma Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici. Una sfida davvero difficile con una soluzione che non sembra a portata di mano dove le forze e gli interessi in gioco sono davvero forti.e forse troppi per essere gestiti con un accordo che soddisfi tutti. “Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande”: con questo monito, il presidente francese, Francois Hollande, ha aperto i lavori del vertice che dovrà cercare un accordo per scongiurare una catastrofe ambientale irreversibile. Gli obiettivi sono la riduzione delle emissioni ma anche un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, in modo da scongiurare un aumento della temperatura terrestre oltre i due gradi rispetto all’era preindustriale. Hollande nel suo intervento ha esortato a “lottare per il clima come contro il terrorismo” osservando che “i cambiamenti climatici “creano più migrazioni delle guerre”. Barack Obama ha ammesso che gli Usa “hanno contribuito a creare il problema” e ha avvertito che “siamo l’ultima generazione che può cambiare le cose”. Per Vladimir Putin “si può crescere riducendo le emissioni” e il presidente russo ha proposto un Forum mondiale a guida Onu.

Il summit dei 150 leader mondiali segna l’inizio della conferenza che si chiuderà l’11 dicembre, con un testo che dovrebbe essere “vincolante”. “Il successo è alla nostra portata ma ancora non è stato raggiunto. La posta in gioco è troppo importante per potersi accontentare di un accordo al ribasso. Abbiamo un obbligo di successo”, ha affermato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Secondo il presidente Barack Obama il vertice di Parigi può essere “il punto di svolta” degli sforzi mondiali per limitare un futuro aumento della temperatura del pianeta. “La prossima generazione ci sta guardando” ha detto Obama. “Il cambiamento climatico può definire il contorno di questo secolo più di qualsiasi altra sfida. Io sono venuto qui per dire che gli Stati Uniti non solo riconoscono il problema ma si sono impegnati a fare qualcosa”.

Anche la Cina ha manifestato le proprie intenzioni di mantenere gli impegni. Lo ha fatto nel giorno in cui, quasi fosse un monito, il paese del Sol levante si è svegliato avvolto da una colossale nube di smog. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto di essere impegnato per il successo del vertice e ha confermato “il fermo sostegno cinese allo sforzo francese per il successo della Conferenza e il raggiungimento di una accordo internazionale applicabile dalle parti”. Il risultato della Conferenza, ha aggiunto Xi, dovrà riflettere il principio di “responsabilità comuni ma differenziate”. Ai primi di novembre, Cina e Francia hanno diffuso un comunicato congiunto a sostegno degli obiettivi del vertice.

Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi il futuro del pianeta è “una sfida che riguarda tutti noi, i nostri figli e i nostri nipoti”, ma è ora di “uscire dalla retorica per cui l’Italia non fa abbastanza”. “Senza allarmismi inutili dobbiamo prendere atto che siamo ad un bivio. L’Italia vuole stare tra i protagonisti della lotta all’egoismo, dalla parte di chi sceglie valori non negoziabili come la difesa della nostra madre terra”. “Non sarà facile arrivare a un accordo, ma è una condizione fondamentale”. Per il presidente del Consiglio sul clima serve “un accordo il più vincolante possibile, altrimenti rischia di essere scritto sulla sabbia”. E in conferenza stampa ha annunciato il primo atto concreto: “4 miliardi di euro sul climate change da qui al 2020″ inseriti nella nuova legge di stabilità.

Tra i grandi inquinatori l’India è il Paese che pone più ostacoli al raggiungimento di un accordo, se non in cambio di consistenti contropartite economiche. Con un intervento sul Financial Times, il premier indiano Narenda Modi ha rivolto uno monito ai Paesi ricchi del mondo, ricordando che essi hanno l’imperativo morale di guidare la battaglia contro il riscaldamento climatico. Il ragionamento dell’India, e di altri Paesi emergenti, è che i Paesi occidentali per oltre un secolo hanno inquinato e avvelenato il mondo senza porsi regole e ora il peso e l’onere dell’abbattimento delle emissioni deve riaccadere su di loro e non su chi solamente ora si sta affacciando tra i paesi industrializzati. Essi, ha affermato il leader indiano, “hanno spianato la loro strada verso la prosperità con i combustibili fossili” e devono quindi continuare a sopportarne il peso più grande: “Qualsiasi altra soluzione sarebbe moralmente sbagliata” ha affermato Modi.

E mentre si è appreso che alle manifestazioni sul clima in 175 Paesi hanno partecipato 785.000 persone, il summit è stato anche un crocevia diplomatico, con il colloquio Obama-Putin, la prima stretta di mano dal 2010 tra Benjamin Netanyahu e Abu Mazen e il gelo tra lo stesso presidente russo e il collega turco Erdogan, con cui non ha voluto parlare. Parigi dovrebbe sancire un patto per contenere il riscaldamento climatico globale, dopo il fallimento della conferenza di Copenaghen nel 2009. Dalla rivoluzione industriale, le temperature sono aumentate di poco meno di un grado e nei 23 anni trascorsi dalla conferenza di Rio le emissioni di gas serra sono ulteriormente cresciute, con un nuovo record l’anno scorso.

Intanto l’Agenzia europea dell’Ambiente ha pubblicato un rapporto da cui risulta che l’Italia è il Paese dell’Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita per l’inquinamento dell’aria. Il Belpease nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue. Tre i ‘killer’ sotto accusa per questo triste primato. Le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera (O3), a cui lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia. “Il dato diffuso dall’Agenzia Europea dell’Ambiente – ha affermato in una nota Oreste Pastorelli, deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera. – è la dimostrazione che il problema dell’inquinamento, in particolare quello derivante da polveri sottili, è stato sottovalutato per troppo tempo dal nostro Paese. Un’inversione di tendenza, che possa radicalmente modificare le abitudini dei cittadini, salvaguardando così salute e ambiente, non è più rinviabile”.  “Il primo passo da compiere riguarda la mobilità. I veicoli a emissione zero devono sostituire quelli tradizionali, a cominciare dal trasporto pubblico. È necessario – ha concluso – incentivare l’acquisto di mezzi elettrici tramite importanti sgravi fiscali. Negli altri grandi paesi d’Europa hanno già adottato il sistema di detassazione per favorire la mobilità elettrica. Anche per l’Italia è arrivato il momento di agire”.

Ginevra Matiz

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