martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Si smonta il processo Stato-mafia: Mannino innocente
Pubblicato il 04-11-2015


Un colpo duro ai sostenitori della fantastoria della trattativa Stato-mafia è arrivato oggi dal tribunale di Palermo dove il Gup, Marina Petruzzella, dopo una brevissima camera di consiglio, ha assolto l’ex ministro DC Mannino dall’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato “per non aver commesso il fatto”. Mannino rischiava 9 anni. “La giustizia – ha commentato il senatore socialista Enrico Buemi – arriva sempre tardi per i colpevoli e il ritardo è ancora più grave per gli innocenti”.


 

Calogero Mannino

Calogero Mannino

Un colpo duro ai sostenitori della fantastoria della trattativa Stato-mafia è arrivato oggi dal tribunale di Palermo dove il Gup, Marina Petruzzella, dopo una brevissima camera di consiglio, ha assolto l’ex ministro Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato “per non aver commesso il fatto”. Mannino rischiava una condanna a nove anni e il processo è durato 23 mesi.
Secondo l’accusa, l’ex ministro, temendo per la sua incolumità, grazie ai suoi rapporti con l’ex capo del Ros Antonio Subranni, nel ‘92, avrebbe fatto pressioni sui carabinieri perché avviassero un “dialogo” con i clan. In cambio si sarebbe adoperato per garantire un’attenuazione della normativa del carcere duro.

L’ex ministro si è sempre difeso negando ogni coinvolgimento nelle vicende che gli sono state contestate. Prosegue invece davanti alla corte d’assise il processo agli altri imputati. Coinvolti ex ufficiali dei carabinieri, boss, pentiti di mafia e Massimo Ciancimino, che a differenza di Mannino hanno scelto il rito ordinario e non quello abbreviato.
“Spero che sia per Mannino la fine di un incubo giudiziario”, ha detto, commentando la sentenza di assoluzione del suo cliente, l’avvocato Nino Caleca, uno dei legali dell’ex ministro Dc.

“Questa di oggi – ha detto, dopo avere appreso della sua assoluzione, l’ex ministro Dc – è sicuramente una decisione coraggiosa che conferma la fiducia che ho sempre mantenuto nella giustizia e nei giudici, nonostante sia stato vittima dell’accanimento e dell’ostinazione di alcuni pm”. “Il pm Di Matteo, nel processo per la strage di via d’Amelio ha fatto condannare persone innocenti per colpa della sua ostinazione. Forse con me voleva fare lo stesso”. I pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, hanno comunque dichiarato di voler impugnare la sentenza.

“La giustizia – ha commentato il senatore socialista Enrico Buemi, l’assoluzione di Calogero Mannino nel processo Stato-mafia, svolto, oggi, a Palermo con il rito abbreviato – arriva sempre tardi per i colpevoli e ancora di più per gli innocenti, una pesantissima via crucis, fatta di sofferenze psichiche, fisiche ed economiche”. “Anche in questo caso, un’inchiesta costruita attorno a una suggestione basata sui soliti ingredienti di mafia e politica, si è rivelato una bolla di sapone”, ha continuato Buemi. “Si è messo in moto il tritacarne che ha distrutto innocenti senza fermare lo scontro vero tra mafia e politica, una guerra con omicidi, a cominciare da quello di Salvo Lima, depistaggi e coinvolgimenti senza prove.  Senza voler entrare nel merito – prosegue – gli inquirenti dovrebbero valutare bene la consistenza delle prove a carico prima di colpire e arrestare presunti colpevoli. Se il giudice dopo anni, sempre troppi, sentenzia l’inconsistenza dell’accusa, allora diviene evidente che spesso mancano i presupposti già in partenza. E nel caso di Mannino, l’assoluzione è per ‘non aver commesso il fatto’”.
“In questi casi non si può sfuggire alla sensazione che una certa magistratura inquirente finisca per inseguire fantasmi più che prove materiali e pare che agisca a rimorchio di suggestioni prive di dati di fatto”. “Resta, infine,  la considerazione che, come sempre, essere garantista è un atteggiamento di buona prudenza. Di fronte a situazioni in cui l’opinione pubblica finisce per esprimere una sentenza di condanna a prescindere basata sui titoli dei giornali – ha concluso Buemi – il magistrato rischia di commettere errori, in questo caso gravissimi, e di vessare degli innocenti anziché cercare e far condannare i veri colpevoli”.

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