lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sinistra Italiana
stretta nella morsa
Pubblicato il 27-11-2015


Immediatamente un’opposizione intransigente in Parlamento al governo di Matteo Renzi. Poi riunioni, incontri, programmi. Stefano Fassina e Nichi Vendola stanno preparando il decollo di Sinistra italiana, in sigla Si: un’assemblea a gennaio avvierà la fase costituente lunga un anno del nuovo partito. Quindi a giugno ci sarà la sfida per i sindaci da eleggere a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Cagliari. Una vera prova del nove. Una competizione importante con possibili ricadute politiche.
Alla Camera e al Senato Si, che nelle scorse settimane ha costituito i nuovi gruppi parlamentari, mettendo insieme i deputati e senatori di Sel e quelli ex minoranza del Pd (come Fassina e D’Attorre), stanno dando battaglia sul disegno di legge di Stabilità 2016 e sulle riforme costituzionali. La tesi è secca: il Pd di Renzi ha subito “una mutazione genetica” ed è divenuta una forza centrista, che ha assunto posizioni e proposte della destra nelle scelte sociali, economiche ed istituzionali. Fassina va ripetendo: «C’è un vasto spazio a sinistra. Noi siamo alternativi a Renzi, lui è il nostro competitor». Ed indica la strada: «Va costruita una sinistra di governo larga basata sulla difesa dei diritti dei lavoratori e dei più deboli, aggregante, non minoritaria ed non antagonista. Occorre rappresentare il disagio sociale».

Tuttavia Si non deve affrontare solo la concorrenza del presidente del Consiglio e segretario del Pd. Dovrà anche sfidare prima di tutto il M5S, una forza in parte di sinistra e in parte di destra, schierata su una posizione di totale opposizione. O meglio, secondo una definizione del blog di Beppe Grillo: «Il Movimento 5 Stelle non è di sinistra (e neppure di destra). È un movimento di italiani». Eppure ha occupato gran parte dello spazio elettorale e politico un tempo della sinistra, con battaglie come il reddito di cittadinanza, contro l’austerità prodotta dall’euro, la lotta alle banche, lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente. Ma i cinquestelle si sono fatti spazio anche a destra, alzando le bandiere della sicurezza e anti immigrati. Nelle elezioni politiche del 2013 ha raccolto il 25% dei voti e ora, nei sondaggi, starebbe tallonando il Pd sempre al primo posto nei consensi.
Fassina vuole pescare consensi tra gli elettori di sinistra delusi da Renzi, in parte rifugiatisi nell’astensione. Ma guarda anche all’elettorato grillino, intende anche dialogare con i pentastellati. Si è detto disponibile sia ad appoggiare un candidato del M5S a sindaco di Roma sia a scendere in campo in prima persona per cercare di conquistare il Campidoglio. Di qui le riunioni nelle disastrate periferie romane, iniziando da Ostia insidiata dai crimini di Mafia capitale, per capire bisogni e soluzioni. Tuttavia è arrivato un secco stop da Grillo. Dal blog del garante dei cinquestelle è arrivato un «no a intrusi di destra e sinistra» sulle candidature a Roma.
Il tandem Fassina-Vendola di Si rischia di trovarsi in una situazione difficile. Secondo gli analisti potrebbe contare su un bacino elettorale potenziale del 15% dei voti a livello nazionale, ma alle urne potrebbe restare bloccato al 4-5%. C’è una pericolosa morsa. Da una parte ci sono i cinquestelle, che su una linea di opposizione anti sistema e anti partiti tradizionali, si sono fortemente insediati anche tra l’elettorato di sinistra e rifiutano ogni tipo di alleanza. Da anni hanno messo un’ipoteca sui voti a sinistra, da una posizione di protesta populista.
Dall’altra parte c’è “il nuovo Pd” di Renzi, il maggiore partito italiano di centrosinistra, fortemente contestato da Si con l’accusa di voler costruire “il Partito della nazione” aperto alle forze moderate, scosso dal dilemma tra le intese con il centrosinistra o con il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Per Sinistra italiana, però, è difficilissimo non siglare delle alleanze per i sindaci, da eleggere con un sistema maggioritario, basato sui ballottaggi tra i due candidati che hanno raccolto più voti al primo turno.
Renzi ha indicato “tre avversari” da battere: «Il populismo del M5S, la sinistra radicale e la destra becera della Lega Nord». Il presidente del Consiglio ha respinto le accuse: «Le riforme funzionano e fanno diminuire la disoccupazione e il precariato. Questo significa essere di sinistra». Ha rincarato: «La nascita di ‘Sinistra italiana’ è la certificazione di una sconfitta: la loro» ed «è anche la prova del fallimento del lungo assalto teso a screditare me e a far cadere il governo».

Rodolfo Ruocco
www.rainews.it

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