sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Slovenia. Battaglia socialista
per i matrimoni gay
Pubblicato il 20-11-2015


Anja Kopač Mrak ministro del Lavoro, Famiglia, Affari Sociali e Pari Opportunità

Anja Kopač Mrak
ministro del Lavoro, Famiglia, Affari Sociali e Pari Opportunità

I Socialdemocratici sloveni si trovano a fare i conti con una dura e importante battaglia in tema di diritti civili. Il 20 dicembre, infatti, il popolo sloveno sarà chiamato alle urne per un referendum abrogativo sul matrimonio tra omosessuali.

La scorsa primavera su proposta della sinistra di opposizione di Združena Levica e tramite la convergenza sia dei due partiti di governo Socialni Demokrati e Stranka Mira Cerarja, è stata approvata la riforma del codice di famiglia. La legge, promulgata lo scorso marzo, supera il precedente sistema delle unioni civili legalizzando il matrimonio tra omosessuali, garantendo di fatto gli stessi diritti concessi alle coppie eterosessuali. Tuttavia, tali disposizioni sono attualmente in stand-by a causa della mobilitazione delle destre e del mondo cattolico, che hanno promosso la consultazione referendaria.

Con l’inizio ufficiale della campagna elettorale, i Socialni Demokrati hanno annunciato il loro impegno tramite Anja Kopač Mrak, ministro di Lavoro, Famiglia, Affari Sociali e Pari Opportunità nell’esecutivo di Miro Cerar. Il governo non prenderà ufficialmente una posizione, sebbene anche i liberali dell’SMC siano contrari all’abrogazione del nuovo codice di famiglia.

Aprendo la campagna elettorale a Lubiana, la Kopač Mrak ha sottolineato il fermo impegno dei socialdemocratici. Secondo il ministro, un boicottaggio non sarebbe un atto responsabile, ed è per questo che il partito sosterrà con tutte le sue forze quanto già fatto la scorsa primavera con l’approvazione di una legge che «non toglie nulla a nessuno, ma si limita a dare uguali diritti a coloro che non hanno ancora».

Nel 2012, gli sloveni erano già stati chiamati ad esprimersi in materia. Il 54.5% dei votanti bocciò la proposta di introdurre il matrimonio gay, ma partecipò alla consultazione soltanto il 30% degli aventi diritto. Questa volta, però, il referendum sarà ritenuto valido soltanto se parteciperà alla votazione almeno un terzo degli aventi diritto. Nonostante l’ennesima crociata, non è detta ancora l’ultima parola.

Giuseppe Guarino

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