sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Studiare per una laurea 2.0:
il futuro è nel digitale
Pubblicato il 24-11-2015


Computer pc internetDa quando sono state istituite nel 2003, le università telematiche hanno compiuto numerosi passi in avanti. Risale infatti a più di dieci anni fa il decreto ministeriale che, regolando i “criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza”, ha di fatto permesso e favorito la nascita e lo sviluppo di atenei telematici riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione. La particolarità di questi istituti sta nell’offerta formativa, dato che i corsi di laurea magistrale e di primo livello sono fruibili interamente online tramite piattaforma dedicata. Insomma, si tratta di vere e proprie università 2.0, che utilizzano le potenzialità offerte dalla tecnologia per avvantaggiare quegli studenti che per vari motivi preferiscono prendere il titolo a distanza e che magari vogliono sfruttare la possibilità di seguire corsi singoli come questi. Un titolo, lo si vuole sottolineare, del tutto in linea con quelli elargiti dalle concorrenti tradizionali e dunque pienamente riconosciuto ed accreditato non solo nel territorio nazionale ma anche a livello europeo.
Per quanto riguarda il metodo, le università telematiche presentano sistemi didattici dall’efficacia consolidata e strumenti innovativi e all’avanguardia, capaci di garantire corsi che non hanno nulla da invidiare, ed anzi per certi aspetti risultano migliori, di quelli degli istituti che offrono insegnamenti in presenza. Si pensi ad esempio alla flessibilità d’apprendimento, garantita dalla possibilità di assistere alle lezioni da ogni luogo ed in qualsiasi momento, dal lunedì alla domenica, 24 ore su 24, tramite un pc, uno smartphone o un tablet. Ma oltre che su una connessione continua gli studenti 2.0 possono contare su tutti i più attuali materiali didattici comprendenti e book, bibliografie ed approfondimenti, contenuti sui più diversi supporti digitali, dai file pdf interattivi ricchi di rimandi ed info-grafiche a quelli video, che grazie all’unione di audio ed immagini agevolano in modo sorprendente la memorizzazione dei contenuti.
Insomma, il valore delle metodologie esclusive di queste università pare davvero ineguagliabile, soprattutto se si considera la loro adeguatezza ai tempi. Nonostante ciò, i più importanti atenei online si sono preoccupati di prevedere anche sedi fisiche, istituendo i cosiddetti learning center.  L’idea è nata per soddisfare particolari esigenze degli iscritti, che possono recarsi in questi centri per qualunque tipo di assistenza burocratica o tecnica o per servizi di orientamento riguardanti il proprio iter di studio. Dunque, università 2.0, ma sempre con un volto umano e punti di riferimento non solo virtuali, dove trovare personale disponibile o aule in cui incontrarsi in caso di bisogno.
Passando a considerare i vantaggi di cui beneficiano ormai quasi 40 mila studenti, si tratta di plus abbastanza ovvi. Studiare online permette infatti un accesso generalizzato all’istruzione universitaria, che altrimenti sarebbe preclusa ai molti soggetti impossibilitati ad assistere alle lezioni in presenza. Parliamo in particolare di lavoratori, che studiando sul web possono decidere di riqualificarsi ed aggiornarsi senza dover rinunciare alla loro attività. Ma ci riferiamo anche a tutti coloro che vogliono riprendere gli studi, che potrebbero sentirsi in imbarazzo trovandosi di fronte a colleghi molto più giovani. Per non parlare dell’opportunità offerta ai disabili, che possono prepararsi agli esami in tutta tranquillità, senza essere costretti a spostarsi giornalmente dalla loro abitazione.
Ma gli orari flessibili non sono certo l’unico punto di forza degli atenei telematici, che proprio per come sono strutturati permettono ai loro utenti di sperimentare ed abituarsi a nuove modalità d’interazione sempre più richieste ed utilizzate sul mondo del lavoro. Insomma, ad università 2.0 corrispondono studenti 2.0, con tutti i vantaggi che questo comporta. Per comprendere meglio la portata di questi plus, basti considerare la crisi che stanno attraversando gli istituti universitari tradizionali, spesso incapaci di innovarsi e di rispondere alle esigenze di un ambiente lavorativo profondamente mutato, che richiede skillness sempre più specifiche, da affiancare a competenze del tutto trasversali.
Difficoltà che non passano certo inosservate, se è vero che per quanto riguarda il campo della formazione giurisprudenziale lo stesso ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha recentemente consigliato gli atenei di focalizzarsi sull'”esperienza diretta”, piuttosto che sullo “studio frontale, nozionistico”. Esperienza sul campo sicuramente favorita da metodi di studio flessibili, che permettano allo studente di organizzare al meglio il proprio percorso di studi, gestendo nel modo migliore il tempo a disposizione, in modo da conciliare pratica e teoria.
Se poi si pensa che allo stesso convegno la presidentessa dell’Associazione italiana giovani avvocati ha insistito sulla sempre più impellente necessità di sfornare “avvocati 2.0”, si capisce il ruolo determinante che possono assumere oggi le università telematiche, che oltre a garantire metodi di studio capaci di far familiarizzare gli studenti con gli strumenti che saranno protagonisti del loro futuro, potrebbero esercitare un’influenza positiva persino sulle più antiche concorrenti, spingendole ad accettare l’ormai improcrastinabile sfida dell’innovazione.  Perché una cosa è certa: perché la laurea ricominci a dare concrete chance per entrare nel mondo del lavoro, bisogna che si svecchi e che vada incontro alle esigenze del mercato, trasformandosi in una laurea 2.0!
Tiziana Corsi

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