venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terrorismo. Sinistra divisa:
solo francese nelle moschee
Pubblicato il 24-11-2015


Islam FranciaJulien Dray, consigliere regionale francese dell’Île-de-France vicino ad Hollande, lancia un’ulteriore idea per contrastare il terrorismo: vietare le prediche musulmane in arabo.

Sia chiaro, la proposta del membro del Parti Socialiste non intende proibire la recita dei versetti coranici nella lingua madre di Maometto, ma soltanto fare in modo che il contenuto dei sermoni esplicativi successivi alla preghiera vengano pronunciati in francese in modo da essere maggiormente comprensibili anche al di fuori delle comunità arabo-islamiche. È uno schema simile a quello esistente nelle sinagoghe, dove alle preghiere in lingua ebraica si affiancano prediche in francese (o talvolta in portoghese, lingua di alcune minoranze ebraiche).

Dray non è nemmeno solo in questa battaglia, condivisa anche da alcuni esponenti del Parti Radical de Gauche e del Front National di Marine Le Pen. Su di essa, però, sia il Parti Socialiste che il restante mondo della sinistra francese appaiono alquanto divisi.

Senza dubbio è una proposta controversa, che ricalca un progetto risalente al 2011, presentato dall’ex presidente dell’UMP Jean-François Copé. All’epoca, l’idea di Copé fu ostacolata dal suo stesso partito che considerava impossibile porre un obbligo del genere.

Probabilmente, le dichiarazioni di Dray non potranno fare altro che innescare polemiche o al massimo dibattiti teologici all’interno delle comunità musulmane. La Francia, infatti, simbolo della laicità di Stato, considera la religione come un elemento strettamente personale. Vi sono dunque forti dubbi sulla liceità della proposta, che probabilmente sfocia nell’incostituzionalità. Presumibilmente, lo Stato non ha alcun diritto di mettere bocca nelle pratiche interne di un culto religioso senza mettere in pericolo la storica separazione tra politica e religione.

Giuseppe Guarino

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