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Opinioni e commenti
 

Unicredit taglia 6.900 posti
di lavoro in Italia
Pubblicato il 11-11-2015


unicreditUniCredit annuncia un nuovo piano industriale per il 2018 che prevede la riduzione del numero di filiali di circa 800 unità entro il 2018 nel Commercial Banking in Italia, Germania e Austria, dopo aver già realizzato una riduzione di 928 filiali da gennaio 2014 a settembre 2015.

L’obiettivo del piano varato dal Cda di Unicredit è un risparmio di costi di 1,6 miliardi, ma che si traducono anche in un taglio di posti di lavoro. Una riduzione di 18.200 posti a tempo pieno, pari al 14% in meno rispetto al 2014, inclusa la riduzione di 6mila posti relativi alla cessione dell’Ucraina e alla joint venture tra Pioneer e Santander Asset Management. La diminuzione degli occupati si realizzerà sia nei corporate centre (-17% sul 2014) sia nelle banche commerciali di Italia, Germania e Austria e nell’Europa Centro Orientale (-9% sul 2014). In Italia, il nuovo piano prevede una riduzione di 6.900 posti di lavoro a tempo pieno. Escludendo i corporate centre, i posti a tempo pieno passeranno da 49mila nel 2014 a 43.200 nel 2018, con una riduzione di 5.800 unità. Nei corporate centre in Italia, i posti passeranno nello stesso periodo da 7.600 a 6.500, con una riduzione di 1.100.

I costi di integrazione relativi alle iniziative di riduzione del personale (18.200 dipendenti in meno, pari a un taglio del 14% rispetto a totale del 2014), ammontano a circa 1 miliardo, al lordo delle imposte, e saranno contabilizzati principalmente nel 2015.
“È un piano rigoroso e serio e al tempo stesso ambizioso”, afferma Federico Ghizzoni, numero uno di UniCredit, nella nota di accompagnamento al nuovo piano industriale del Gruppo bancario al 2018 che, continua, “prevede obiettivi importanti in termini di redditività e coefficienti patrimoniale, confermando la capacità del Gruppo di generare capitali in modo organico e di distribuire dividendi”.

“Vogliamo raggiungere questi obiettivi – ha detto ancora Ghizzoni- in un contesto macroeconomico che rimane non facile, con tassi di interesse ai minimi storici e un rallentamento della crescita economica internazionale”. Il piano “è soprattutto realistico, perché si basa su azioni che dipendono dalle nostre scelte manageriali, ed è un piano totalmente autofinanziato. Siamo quindi pienamente fiduciosi circa la sua realizzazione”.
In questo modo, “possiamo rafforzare il nostro modello di banca commerciale di dimensione europea sia con misure rilevanti di contenimento dei costi, sia con azioni di discontinuità come l’uscita o la profonda ristrutturazione di business a bassa redditività”.

“Prevediamo – conclude Ghizzoni – investimenti importanti per il futuro della banca: solo per l’evoluzione digitale del Gruppo investiremo 1,2 miliardi di euro”.

In realtà il piano parte con i nuovi conti dei primi nove mesi dell’anno. Una trimestrale che vede 507 milioni di utili, più dei 458 attesi dagli analisti, che portano a 1,54 miliardi i profitti dei primi 9 mesi dell’anno (-29,8% sul 2014), su cui hanno pesato oneri straordinari per 400 milioni relativi alla svalutazione della controllata ucraina Ukrsotsbank (in via di cessione) e ai maggiori accantonamenti sui crediti in franchi svizzeri in Croazia.

Redazione Avanti!

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