venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Verga e la sua “Lupa”
che ‘spolpa’ gli uomini
solo a guardarli
Pubblicato il 18-11-2015


Giuseppe Zeno Lina Sastri

Giuseppe Zeno e Lina Sastri

“La Lupa” di Verga, nasce come novella e fu rappresentato come dramma teatrale per la prima volta al teatro Gerbino di Torino nel 1896, in un momento di grande fioritura per il teatro. Protagonista della storia è Gna Pina, una donna mai sazia delle relazioni con gli uomini, tanto da essere soprannominata la Lupa. Alta, magra ma con un seno vigoroso, pallida ma con occhi neri e labbra rosse e carnose, Gna Pina è una donna attraente, dai tratti sensuali ed intriganti. Una donna capace di stregare gli uomini, tanto che al suo passaggio in paese, le mogli si fanno la croce ad esorcizzare il pericolo che i propri mariti siano ipnotizzati e sedotti dalla Lupa.

Ad un certo punto della storia, Gna Pina si innamora di Nanni Lasca, un militare da poco rientrato in paese. Ma il bel giovane la rifiuta, confessandole di volere in sposa sua figlia Mara. La Lupa, pur di poter star vicino al suo capriccio e di poterlo successivamente sedurre, acconsente ad organizzare il matrimonio tra Mara e Nanni ed a lasciare la sua casa ai due sposini, con il patto, però, di poter continuare a vivere in quella casa mantenendo una stanza per sé. Create le premesse per l’attacco, la Lupa proverà a “sbranare” Nanni, giovane che “ha la pelle dura”…

Lina Sastri

Lina Sastri

L’opera mette in evidenza la figura che oggi definiremmo della femme fatale che, senza attenuanti e senza pietà, esercita il suo fascino su tutti coloro che le stanno vicino, generando una spirale di sofferenza, dipendenza e morte. Con il suo atteggiamento provocatorio e disinvolto, la Lupa, che gli uomini “li spolpa solo a guardarli”, è una figura di rottura nella Sicilia arcaica e patriarcale di fine Ottocento, ma ancora attuale ai nostri giorni, dove la donna tende a prendere maggiormente l’iniziativa. Ma, a ben vedere, la Lupa è davvero così forte come appare oppure, in realtà, è anche lei vittima della sua stessa fame?

Nell’opera in due atti in scena al Teatro Quirino di Roma la Lupa è magistralmente interpretata da Lina Sastri, una delle poche attrici italiane in grado di sostenere un ruolo così complesso, in cui l’interprete deve interrogare gli strati più profondi della sua anima. I panni di Nanni e Mara sono vestiti rispettivamente da Giuseppe Zeno ed Eleonora Tiberio, che interpretano molto bene il tormento dei due giovani a cui la Lupa ruba la pace familiare. Il cast è composto da nove attori, tra cui spicca anche l’interpretazione di Clelia Piscitello, nei panni di Zia Filomena, saggia vecchia che cerca di riportare un poco di razionalità in un mondo drogato dalle passioni della Lupa.

La prosa è volutamente contemporanea nella scelta del lessico, pur rimanendo ancorata all’impianto linguistico verghiano, ed è sapientemente interrotta, purtroppo solo nel primo atto, dal canto struggente di Lina Sastri e dal ballo folcloristico improvvisato dai protagonisti alla fine della giornata di lavoro. Un ballo semplicemente accompagnato dal suono di un tamburello, ma ricco di sguardi e non detti. Le musiche originali di Massimiliano Pace e gli arrangiamenti musicali di Franco Battiato che accompagnano l’opera rimandano alle radici sicule della novella.

La scena si svolge in un cortile di una casa di campagna, su cui irrompe un dorato campo di grano prima della mietitura ed in cui risaltano anche rossi papaveri, un campo dai cui sentieri emergono pian piano i vari personaggi. La casa è appena accennata dalle porte laterali, alcuni oggetti come un’anfora per lavarsi e le panchine per sedersi rendono l’ambiente intimo ed al tempo stesso aperto alla ricchezza della natura, protagonista sullo sfondo. La messinscena si gioca tutta su un’alternanza di luce e ombra, di sole e luna, che non è però dicotomia tra bene e male quanto piuttosto una scansione naturale della vita bestiale che ruota intorno alla Lupa. E così il tramonto venato di rosso e lo scirocco nell’aria lasciano spazio ad una notte fresca ed illuminata da una immensa luna, in cui risuonano ora il frenetico verso delle cicale ora il malaugurante canto delle civette. E la notte lascia spazio al giorno, ora grigio e piovoso, ora assolato ed arido, come il cuore di Nanni, duro come il sasso agli occhi di Gna Pina.

In Verga la lotta è dunque sempre per la sopravvivenza. Tutti i personaggi sono buttati in mezzo a una terra desertificata a sbranarsi gli uni con gli altri, agiscono come gli animali per esigenze primarie: mangiare, dormire, riprodursi. La Lupa impone le sue traiettorie, il suo territorio di caccia e condiziona gli spostamenti degli altri che ne subiscono la costante minaccia. Così ci sono due anelli concentrici: l’anello esterno, quello della difesa dei ruoli, degli scontri feroci e anche il luogo della morte; e l’anello interno, il mondo notturno, la tana dove si allevano i cuccioli, si nascondono segreti e si consumano gli incesti. Buono il successo di pubblico alla prima al Teatro Quirino di Roma, con molti volti noti dello spettacolo ed esponenti del jet set romano ad applaudire Lina Sastri e gli altri attori della compagnia. Lo spettacolo sarà in scena fino al 29 novembre.

Al. Sia.

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