sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pennetta e Radwanska conquistano Singapore
Pubblicato il 02-11-2015


Flavia Pennetta

Flavia Pennetta

Un Roger Federer in forma trionfa in casa a Basilea su un ritrovato Rafael Nadal in tre set: 6/3 5/7 6/3. Piacevole esito, ma tale risultato del torneo svizzero non è una grande novità.
Più sorpresa, invece, viene dalle Wta Finals di Singapore. Innanzitutto per il ritiro ufficiale di Flavia Pennetta dal tennis dopo la sconfitta da Maria Sharapova, sebbene darà l’addio ufficiale a Roma al Foro Italico, agli Internazionali di tennis Bnl d’Italia.

Una vita segnata da questo sport che ha intrapreso da quando aveva 4 anni. Poi la tradizione di famiglia, in cui quasi tutti giocavano a tennis. Le tante collaborazioni in doppio, ma soprattutto la crescita in coppia e parallela con l’amica d’infanzia Roberta Vinci. Le soddisfazioni dopo il duro lavoro e la fatica, ma anche i molti bassi superati solo con tanto sacrificio. La delusione della fine della relazione con Moya e l’intervento al polso dopo l’infortunio. Infine il coronamento di tutti i suoi sforzi, di cui ha raccolto i frutti con la vittoria agli Us Open quest’anno e la sua felice storia d’amore con Fabio Fognini. Ma non ha brillato tanto per i risultati quanto per la sua personalità carismatica: solare, tenace, determinata, ostinata, sicura di sé eppure così fragile e sensibile, in grado di commuoversi profondamente di fronte al traguardo della realizzazione di un sogno, che per molte altre tenniste rimarrà tale.

La stessa Maria Sharapova ha affermato che la sua vittoria agli Us Open ha riempito di gioia e soddisfazione molti poiché è una delle tenniste di maggiore carattere e più apprezzate e stimate nel circuito per la sua personalità spiccata. La sua forza non è solo nella reattività e nella maturità tecnica, tattica, agonistica raggiunta nel tennis con vittorie ‘mentali’ e match conquistati di testa. Flavia ci mette il cuore quando gioca e si vede. Tuttavia la differenza è che sa scegliere bene i tempi e sa quello che vuole; lo stabilisce con lucidità, sicurezza, fermezza e ostinazione e nessuno può farle cambiare idea.

E dalle Finals arriva il nome della tennista rivelazione dell’anno:

Agnieszka Radwanska

Agnieszka Radwanska

Agnieszka Radwanska. Ha vinto in finale in tre set su Petra Kvitova. Nonostante le vistose fasciature alla coscia e alla spalla, la polacca sembra soffrire meno fisicamente rispetto all’avversaria, le cui condizioni possono forse averla penalizzata. Forse complice anche il duro incontro vinto contro Maria Sharapova in semifinale, può aver portato a un rendimento inferiore la ceca in finale dove ha sbagliato troppo. Concluso con 53 errori gratuiti per lei, son davvero troppi e sufficienti alla polacca a trionfare. Vince grazie ai colpi non forzati della Kvitova, ma indotti dal suo gioco che manda fuori palla l’avversaria col suo estro della lottatrice e un miglioramento tecnico e tattico notevoli. Varia lo schema, recupera ogni palla, si difende in maniera solida e attacca in modo efficace con colpi eccellenti qualitativamente. In grado di fare qualsiasi cosa, ha conquistato il Master con il suo maggiore controllo del campo. Visibilmente commossa, la Radwanska corona così un anno tennistico che meglio non poteva chiudere. Molto più leggera e mobile in campo, sorprende la sua plasticità nei colpi, in grado di inginocchiarsi come poche altre. La delusione della ceca é forte: scansa via la racchetta con disappunto rammaricata dai troppi errori, con l’ultimo dei quali perde il match. Tuttavia é brava a rimanere sempre nel match, a continuare a lottare e portare al terzo un incontro finito, molto donativa in questo. La Kvitova era sotto 6/2 3/1 nel punteggio e, con tre games di fila, pareggia il conto e si rimette in carreggiata. 6/2 4/6 6/3 il punteggio finale.
La ceca non é riuscita a imporre la maggiore potenza dei suoi colpi, con cui si è imposta su Maria Sharapova in semifinale per 6/3 7/6, sulla polacca che l’ha sorpresa con la precisione assoluta dei suoi fondamentali e con una vivacità di gioco straordinaria; ed una freschezza atletica sorprendente. Onore al merito alla Radwanska dunque. Intanto la siberiana Sharapova potrà cercare di ‘vendicarsi’ della sconfitta nello scontro di Federation Cup tra Russia e Repubblica Ceca, del 14 e 15 novembre prossimi, in cui guiderà la sua nazionale russa contro quella di Safarova e Kvitova appunto.

Il tennis continua. Intanto c’è qualcosa che accomuna la vittoria della polacca all’addio al tennis della Pennetta; ed è il motto della Radwanska ‘Non importa come cominci, conta come finisci’, perché nonostante le difficoltà non si sono mai arrese ed hanno spesso saputo rigirare partite che sembravano volgere al termine. E poi c’è il soprannome che Garbine Muguruza ha attribuito ad Aga, la quale lo aveva già sentito pronunciare dal coach del’azzurra molti anni fa, rivolto proprio a Flavia ed è “La Profesora”: professoressa perché entrambe hanno insegnato cosa significhi veramente giocare a tennis dando il massimo.

Barbara Conti

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