La Cina e la questione
dei diritti umani

Parliamo di Cina, di una nazione-continente (oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti) che,nonostante la recente flessione nella crescita del pil, rimane pur sempre al secondo posto (dopo gli Usa) come crescita economico-finanziaria e minaccia di scavalcare il gigante americano .Ma la Repubblica popolare cinese,dominata da un regime capital-comunista, è ormai noto, si ritrova all’ultimo posto nella difesa dei diritti umani (pena di morte, tortura,diritti delle donne,dei bambini,degli anziani,tutela delle minoranze etniche e religiose,libertà delle opinioni nella stampa e nel web,ecc.).

C’è un aspetto particolare,una autentica vergogna dell’umanità che vogliamo ricordare: è rappresentata dal traffico degli organi dei condannati a morte e dei dissidenti incarcerati e deceduti in seguito a torture illegali. Questo scandalo lo abbiamo denunciato da molti anni,con campagne promosse da “Zapping” e persino con due libri ( “I signori della morte”,Sperling & Kupfer,2002 e “Assassini di Stato”,Garzanti 2009 ), ma ora il tema è tornato alla ribalta per un film di Leon Lee premiato a Londra dall’Association for International Broadcasting (Aib) qualche mese fa, come “miglior documentario d’inchiesta internazionale “.La locandina del film raffigura una donna del Falun Gong con i prezzi dei suoi organi .

Nell’inchiesta, documentatissima,viene denunciato l’illegale traffico di organi ,che coinvolge scandalosamente anche i medici degli ospedali pubblici. La maggior parte degli organi vengono forzatamente prelevati dai detenuti, “colpevoli” di far parte dell’organizzazione Falun Gong (che pratica un’antica disciplina spirituale perseguitata dal regime di Pechino). Gli organi vengono poi venduti alle cliniche e agli ospedali di tutto il mondo,Europa compresa. Il gruppo di popolazione dei Falun Gong negli ultimi anni è stato particolarmente preso di mira,ma gli organi vengono “strappati” anche ai tibetani,agli uiguri (musulmani) e ai cristiani non appartenenti alla Chiesa patriottica (cioè di Stato).Non sono però esclusi da questo “trattamento” gli internati nei campi lager (laogai),dove studenti e intellettuali del dissenso cercano di sopravvivere con i lavori forzati.

Secondo le fonti citate dal film ,tra il 2003 e il 2008,sono state uccise per prelevare i loro organi da 40 a 60 mila persone. Ma il regista Lee ha raccontato che,secondo un chirurgo militare cinese la cifra nello stesso periodo superava le 600 mila persone. Ovviamente non esistono dati ufficiali. Del resto come potrebbe essere pubblicate cifre su questo fenomeno se persino sulle esecuzioni capitali non vi sono cifre ufficiali ,considerate un “segreto di Stato” ?

(Secondo le ong umanitarie sono almeno 5000 le vittime ogni anno ,ma la cifra aumenta di anno in anno,talvolta si raddoppia). “Altre informazioni-commenta Leon Lee- suggeriscono che la rapina degli organi dei condannati potrebbe interessare due milioni di persone. Siamo stati prudenti nel film. Quello che abbiamo mostrato è solo la punta di un iceberg”.

La Cina,dunque,seconda potenza economica mondiale,che sta conquistando l’Africa e che domina i mercati di tutto il mondo,continua a praticare, nel campo dei diritti degli esseri umani , metodi medievali,barbari,nell’indifferenza dell’opinione pubblica mondiale. Per la verità ogni capo di Stato dell’Occidente ( a partire da Obama,ma senza escludere quelli europei e di casa nostra) che si reca a Pechino non dimentica di ricordare la necessità e l’urgenza di rispettare i diritti umani. Ma quelle richieste continuano a rimanere lettera morta,anche perché a dominare i colloqui sono sempre i progetti e i contratti industriali e commerciali. Insomma il businnes vince sempre.
Aldo Forbice
a.forbice@libero.it

L’anno che verrà

Renzi ha dichiarato che se ne andrà se dovesse perdere il referendum istituzionale. Ha giocato la stessa carta di Craxi nel 1984, in occasione del referendum sulla scala mobile. La riforma del Senato presenta delle pecche ma la cornice non è diversa da quella tracciata dai socialisti alla Conferenza di Rimini trent’anni fa. Il referendum sarà il grimaldello usato da tutte le opposizioni – tutte! – per accelerare la caduta del governo. E dopo? Intanto occupiamoci del prima. Il 2016 dovrà essere l’anno del riequilibrio. Su due fronti: verso l’Europa, verso il vasto oceano del bisogno.

Lo diciamo da tempo: l’Unione ha perso la vitalità originaria, imbullonata com’è nella diarchia rigore uguale Germania rotta a tratti dalla politica monetaria espansiva attuata da Draghi. Il silenzio del Pse è la testimonianza di quanto esso sia prigioniero del cerchio tedesco. Rinnovare lo spirito dei pionieri è l’obiettivo che l’Italia deve porsi. Ora. Bisogna mettersi alla testa di una iniziativa politica e diplomatica che intanto parta dal Mediterraneo. Bisogna rilanciare gli Eurobond e una politica fiscale condivisa. Bisogna tenere rapidamente un’assise del socialismo europeo per coinvolgere tutti i leader su una posizione comune: rileggere Maastricht!

C’è una trincea che la sinistra deve presidiare: la redistribuzione della ricchezza. Se l’area del bisogno si allarga, lì è necessario intervenire. Non si tratta soltanto di garantire diritti sociali ma di sottrarre al bisogno fasce sempre più larghe di cittadini. Urgono politiche per le famiglie più fragili, misure per gli studenti più meritevoli, un adeguamento dignitoso delle pensioni minime, un taglio nel costo del lavoro vantaggioso per chi lavora. Come? Anche Incidendo con più decisione in quel capitale di ricchezza che in questi anni si è accumulato al vertice della piramide. Non è da sinistra radicale porre la questione. È da sinistra giusta e basta.

Se il governo saprà costruire la sua agenda inserendovi queste priorità, sarà più semplice fronteggiare l’ondata grillina e respingerla. Il resto verrà con l’autunno. Ma sarà il ‘prima’ a determinarne gli esiti.
A chi ci legge, il mio augurio più forte. Apriremo il 2016 ricordando Nenni e la nascita della Repubblica. Senza di lui, senza di noi, l’Italia avrebbe dormito più a lungo sul materasso dei Savoia.

Riccardo Nencini

Scrive Gioacchino Assogna:
Città più vivibili, un diritto
per i cittadini

Con l’alto livello di inquinamento si è riaperto il dibattito sugli interventi efficaci per rendere le città più vivibili, come è diritto dei cittadini. Sono certamente utili gli interventi sui riscaldamenti e sugli automezzi per scarichi sempre meno inquinanti, ma il problema principale è creare un sistema di trasporti integrato ed efficace almeno a livello di Città Metropolitana proiettato alla situazione regionale.

Ciò significa prolungamento delle rete Metropolitane e loro attestamento nelle realtà della Provincia, alternate da attestamenti al di fuori del Grande Raccordo Anulare dotati di grandi parcheggi. Creare le condizioni per escludere in modo crescente l’uso dei mezzi privati. Bisogna avere un programma di medio-lungo periodo e notevoli investimenti senza farsi condizionare dalle case automobilistiche e dei settori connessi della gomma, interessati allo sviluppo senza limiti delle automobili.

L’inquinamento è diventato un micidiale fattore contro la salute dei bambini e degli anziani, con rischi mortali crescenti. Diciamo chiaramente che è arrivata l’ ora di non scherzare più con la salute. La politica e le Istituzioni dimostrino di aver imparato la lezione e si cambi subito registro, avviando a livello di Città Metropolitana un efficace e convincente Piano dei Trasporti dotato dei finanziamenti necessari. Sarebbe anche un buon segnale per il nuovo anno.

Gioacchino Assogna
P/S.O.S.-Soccorso Cittadino

Al via campagna Inps:
“Al futuro pensiamo noi”

AL VIA LA CAMPAGNA DI EDUCAZIONE PREVIDENZIALE PER I GIOVANI
E’ partita il 14 dicembre scorso da Napoli “Vivi il presente. Al tuo futuro ci pensiamo noi”, la campagna di educazione previdenziale che l’Inps ha ideato per i giovani che hanno i primi contatti con il mondo del lavoro. L’iniziativa è finalizzata alla conoscenza delle regole e degli strumenti del sistema previdenziale, per consentire alle nuove generazioni di proteggere e costruire il presente e pianificare il futuro in modo consapevole. La campagna è nata in sinergia con Italia Lavoro, già impegnata nei progetti FIXO YEI e Garanzia Giovani, per raggiungere il maggior numero di ragazzi in uscita dal circuito scolastico e universitario e illustrare loro le opportunità offerte dal programma.
L’Inps e Italia Lavoro saranno presenti nei luoghi dove i giovani formano il loro futuro professionale. Un bus itinerante adibito a ufficio mobile, con postazioni informatiche e materiale didattico e informativo, visiterà i principali atenei italiani.

Con il supporto di materiale multimediale, l’Inps illustrerà doveri e tutele, sotto il profilo dell’assistenza e della previdenza, che caratterizzano la vita di ciascuno. Sarà possibile così guidare i ragazzi in un percorso virtuale che li porterà dal diploma all’eventuale scelta di continuare gli studi, dal primo lavoretto al primo vero contratto di lavoro, dalla formazione di una famiglia al versamento dei contributi alla pensione. La campagna è, come detto, iniziata il 14 dicembre scorso presso l’Università di Napoli Federico II, al complesso di Monte Sant’Angelo, dove il bus itinerante ha sostato anche nella giornata del 15, per spostarsi poi il giorno successivo all’Università di Salerno. Per saperne di più si suggerisce di connettersi direttamente sul sito Inps e sulla pagina Facebook Inps Giovani, dove è possibile trovare maggiori informazioni sull’iniziativa che andrà avanti fino al 30 giugno 2016. In un’apposita bacheca virtuale saranno inoltre via via pubblicate le date e indicati i luoghi dei nuovi appuntamenti

Al via sistema informativo statistico sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale
ISTAT, MINISTERO DEL LAVORO, INPS E INAIL INSIEME
Rispondere alla crescente domanda di informazione statistica sulle dinamiche del mercato del lavoro e sull’attuazione delle politiche del lavoro e di protezione sociale valorizzando il patrimonio informativo disponibile, ricorrendo a metodologie avanzate e diffondendo dati e analisi integrati, coordinati, non ridondanti e di elevata qualità. È questo l’obiettivo dell’accordo recentemente siglato dal Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, e dal Presidente dell’Inail, Massimo De Felice. L’accordo stabilisce che i soggetti coinvolti, tutti appartenenti al Sistema Statistico Nazionale, nell’ambito delle competenze tecniche ed istituzionali di ciascuno, proseguano e sviluppino ulteriormente un rapporto di collaborazione finalizzato al collegamento dei propri sistemi informativi, per lo scambio automatizzato delle informazioni contenute nei rispettivi archivi amministrativi e statistici, ed alla realizzazione di un sistema informativo statistico del lavoro in grado di rispondere alle esigenze di dati e di analisi, di carattere strutturale e congiunturale, ottenuto attraverso l’acquisizione delle fonti amministrative, il loro successivo trattamento statistico e l’integrazione con il complesso dell’informazione statistica già disponibile. Inoltre, saranno messi a disposizione del mondo della ricerca basi di dati micro-economici integrati attraverso modalità di accesso e fruibilità che tutelino la riservatezza. Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Inps e Inail lavoreranno insieme per individuare un percorso di elaborazione, infrastrutturazione, analisi e diffusione di dati statistici che produca un miglioramento dell’informazione statistica sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale. Un impegno che porterà alla realizzazione e diffusione di prodotti congiunti per facilitare gli utenti nella lettura integrata delle informazioni su questi temi, anche attraverso l’organizzazione di seminari e workshop dedicati.
La gestione operativa dell’accordo, che ha durata triennale e sarà prorogabile per altri tre anni, verrà affidata a due organismi, entrambi composti da rappresentanti di tutte le Amministrazioni coinvolte: un Comitato di indirizzo inter-istituzionale, che definirà gli obiettivi, le modalità e i tempi di realizzazione delle diverse attività, ed un Gruppo di lavoro tecnico, coordinato dall’Istat, che avrà il compito di progettare il sistema informativo e le comunicazioni di analisi integrata del mercato del lavoro.

Economia
INAIL RILEVA DA INPS 2% QUOTE BANKITALIA
L’Inail ha acquistato 6.000 quote di Bankitalia (il 2%) di proprietà dell’Inps al prezzo di 150.000.000 euro. L’operazione porta l’Inail a detenere complessivamente il 2,7% del capitale sociale della Banca d’Italia, mentre scende al 3% la quota di Inps. Lo si legge in una nota congiunta dei due Istituti. Inps e Inail – si legge in una nota – hanno sottoscritto l’accordo per il trasferimento di 6.000 quote della Banca d’Italia, di proprietà dell’Inps, al prezzo unitario di 25.000 euro per quota, valore a cui recentemente sono state trasferite quote anche fra operatori privati. L’operazione è stata realizzata in base al parere positivo congiunto della Ragioneria generale dello Stato e del Dipartimento del Tesoro, nell’ambito dell’autorizzazione a detenere quote della Banca d’Italia per un numero massimo pari a 9.000. La nuova normativa (ex art. 4, comma 5, del decreto legge 133/2013, convertito con modificazioni dalla legge 5/2014) individua nel 3% del capitale sociale il limite massimo di detenzione di quote della Banca d’Italia e i soci che superano tale limite sono obbligati a procedere alla cessione delle quote eccedenti. ”Avendo l’Inail detenuto solo lo 0,7% del capitale sociale della Banca centrale, pari a 2.000 quote – prosegue la nota – l’Istituto ha potuto provvedere all’acquisto di 6.000 quote eccedenti di proprietà dell’Inps. Nel pieno rispetto dei limiti disposti dalla nuova normativa, l’operazione porta l’Inail a detenere complessivamente 8.000 quote, e l’Inps a detenere 9.000 quote, pari rispettivamente, al 2,7% e al 3% del capitale sociale di via Nazionale”.

Inps
AGGIORNAMENTO OSSERVATORIO STATISTICO CIG
È stato pubblicato, nella sezione Banche Dati Statistiche del portale dell’Inps, l’aggiornamento al mese di novembre 2015 dell’Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni. Nel corso di tale mese, il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 52,4 milioni, con una diminuzione del 38,5% rispetto agli 85,1 milioni dello stesso mese del 2014. I dati destagionalizzati, calcolati per le sole componenti Ordinaria e Straordinaria, evidenziano – rispetto ad ottobre 2015 – una variazione congiunturale pari a -14,1%. Nel rimandare alle tabelle pubblicate per un’analisi più dettagliata dei dati relativi ai trattamenti di integrazione salariale, si rende noto che la notevole diminuzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) evidenziata da tali tabelle è ascrivibile anche al blocco autorizzativo disposto dall’Istituto e finalizzato all’allineamento delle procedure alle disposizioni normative introdotte dal d. lgs. N. 148/2015. Infatti, nel periodo intercorrente tra il 24/9/2015, data di entrata in vigore del d. lgs. 148/2015 – che ha introdotto importanti novità in merito agli ammortizzatori sociali – ed il 2/12/2015, data di pubblicazione della relativa circolare applicativa redatta sulla base del nulla osta del Ministero del Lavoro fornito in data 2/12/2015, l’Istituto ha bloccato le autorizzazioni delle richieste di CIGO pervenute.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

Perché in Italia hanno vinto quelli che hanno perso

Sarà solo un fatto simbolico. Ma anche i richiami sono eloquenti. Sarà che tra storia e politica oggi non c’è alcun rapporto. O così pare. Sarà che in epoca renzian-grillin-salviniana nessuno ha particolare confidenza col passato. Resta un fatto. Nel 1989 tutti, nessuno escluso, pensavano di fare piazza pulita dei comunisti, diventati subito ex. Invece si è fatta piazza pulita degli altri. Anche per colpa loro, non c’è dubbio. Fino a Renzi, che ha giustiziato anche gli ex comunisti. Ma rendendo a loro l’onore della storia, con Berlinguer, l’Unità e le sue feste rinverdite. Ha concesso loro il passato tenendosi per sé e per i suoi il presente. Una divisone dei compiti calcolata a suo esclusivo vantaggio.

Proviamo a fare macchina indietro di ventisei anni. E ipotizziamo che un profeta ci illuminasse sul futuro immaginando che Berlinguer sarebbe stato esaltato e Craxi dimenticato, se non criminalizzato. Di più. Che immaginasse la promozione alla Camera di una mostra per ricordare Togliatti, al quale restano dedicate centinaia di piazze e di vie nelle principali città italiane, mentre al leader del Psi del nuovo corso, all’ex presidente del Consiglio italiano e vice dell’Internazionale socialista, solo trenta coraggiosi comuni hanno dedicato qualcosa, ma in due è stato già consumato, dagli eredi di Berlinguer, il rito sacrificale della scomunica.

E immaginiamo anche che mentre in Russia venivano sepolte le statue di Lenin il nostro profeta vaticinasse che in Italia il monumento a Lenin sarebbe stato preservato e sarebbe divenuto metà di pellegrinaggi. Di più. Che si sarebbero utilizzate questioni giudiziarie per bloccare il corso della storia e attribuire a chi aveva vinto il peso della sconfitta e a chi aveva perso l’allora della vittoria. Lo avrebbero preso per matto. Se c’è un motivo per cui ancora, nonostante l’età non sia più giovanissima, non ho perso la voglia, anzi l’entusiasmo, della lotta politica e dell’impegno giornalistico, questo risiede proprio nell’esigenza di combattere la più grande ingiustizia che sia mai stata consumata. Quella che ci riguarda.

Ho voluto pubblicare questa ricerca sulle vie e piazze intestate a Craxi, (30, divenute poi 28, su 8.046 comuni pari allo 0,3%) anche per questo. Che dire quando leggo che il candidato sindaco di Milano, quel Sala che era stato City manager della Moratti, per accreditarsi a sinistra confessa di aver sempre votato Pci, Pds, Diesse e Pd? Mi vengono in mente due cose. La prima è che l’essere stato comunista tuttora è titolo di merito in Italia, oltre che di accreditamento per ottenere consenso. La seconda è che il Psi non ha eredi. Non c’è nessuno oggi che si possa vantare di avere sempre votato Psi, Pds, Diesse, Pd e neppure Psi, Forza Italia, Pdl, Forza Italia. Ci siamo noi, punto. Vorrei che fosse ben chiaro a tutti coloro che ritengono che siamo superati. Da chi?

Un progetto per la Libia

Nella sua megalomane follia e nonostante la Germania nazista fosse una superpotenza militare ed economica Hitler ebbe almeno la lucidità di cercarsi qualche alleanza e addirittura concluse con qualche Paese, non di secondo piano, un mutuo patto di non aggressione. Era cosciente che nessuno può resistere mettendosi tutto il Mondo contro, anche se le cose andarono come è noto.

Il suo epigono moderno al-Baghdadi ed i suoi seguaci combattenti sono riusciti nell’impresa di non fare neanche questo: si sono voltati contro coloro che li avevano strumentalmente utilizzati e creati riuscendo a minacciare loro ed i loro interessi. Presto o tardi il loro Stato islamico immaginario verrà sotterrato senza che riusciranno a vederne l’embrione neanche per un giorno.

Non sono certamente i villaggi conquistati qua e là in Siria o in Iraq o le sventolate alleanze con questo o quel gruppo terroristico dello stesso timbro islamico che fanno di al-Baghdadi un capo di Stato o “l’emiro di tutti i credenti” così come si proclama.

La liberazione di Ramadi, Tinjar, di quella recente di Tikrit e quella prossima di Mosul, segneranno la fine di Daesh nel Paese del Tigri e dell’Eufrate. L’azione congiunta di potenze rivali come gli USA e la Russia, persino sul possibile destino della Siria, sgombereranno il terreno tardivamente di questo equivoco.

Ma più ancora che la marina russa sarà la Storia ad incaricarsi di spiegare come, nonostante la propaganda, compresa quella occidentale, il regime di Damasco non è stato sollevato, e come dopo anni di guerra sanguinosa non ci sia stata alcuna sollevazione popolare generale, come pure spesso è stato descritto e dichiarato, mentre quelle che effettivamente hanno avuto luogo, non erano del tutto spontanee come si è voluto far credere.

Certo i miliardi di dollari investiti da questo e quell’altro Paese, da questo e quell’altro fondo internazionale per destabilizzare la Siria – che non dimentichiamo è nazione petrolifera – non vuole dire che gli Assad ed il loro partito Baat’h sono dei modelli di governo auspicabili, ma che, ad ogni buon conto, come in altri casi di Paesi sconquassati dalla primavera araba, si dimostrano migliori dell’idea di far cadere un Paese strategico e ricco di storia in mano a dei tagliatori di teste, distruttori di vestigia delle civiltà, schiavisti e mercanti di uomini e di donne.

L’arretramento di Daesh in Siria come in Iraq, rischia oggi di avere una coda di rappresaglie contro i civili che ancora non hanno trovato riparo o che ancora non sono riusciti a riprendere la via del ritorno verso le città liberate; uno sforzo di solidarietà andrà ancora richiesto sperando di non vedere replicato il deprimente spettacolo offerto da alcuni Paesi europei, Ungheria in testa.

Allo stesso tempo è probabile un ripiegamento dei combattenti di al-Baghdadi verso la Libia ed il probabile intervento internazionale per stabilizzare i recenti accordi siglati in Marocco e ratificati al Palazzo di Vetro con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Ci saranno conseguenze per i Paesi confinanti con la Libia, Tunisia ed Algeria e conseguenze anche per i Paesi rivieraschi vicini, fra cui il nostro.

È difficile decifrare dalle parole dei nostri governanti il grado dell’impegno che intendiamo assumere, ma ancor di più capire dai neofiti di politica internazionale se esiste una strategia e quale sia. L’Italia si espone naturalmente al rischio ed alla polemica più facile essendo stata potenza coloniale. Limitarsi ad affermare che la nostra presenza non sarà solitaria è, diciamo, considerazione tanto scontata quanto banale;

Il punto è che le forze occidentali hanno già sbagliato una volta contribuendo in modo maldestro alla dissoluzione della Repubblica libica di Gheddafi. Oggi sappiamo che il nemico comune è rappresentato da questo fantomatico Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, guidato da un dittatore che non verrà sostenuto dal miliardo e passa di musulmani presenti su questo pianeta che non hanno ravvisato in lui una guida suprema a cui affidare il loro destino, ma che parimenti non saranno nuove truppe di occupazione a rinvigorire il rapporto logorato fra Occidente e Paesi islamici; anche per questo si consiglia il massimo della prudenza ed il massimo del rigore nel maneggiare la complessa transizione libica. La Libia non è né la Somalia, né l’Iraq: c’è una borghesia commerciale importante ed una classe dirigente potenziale che troverà il proprio equilibrio riannodando il filo spezzato del tribalismo e riconsiderando la possibile nuova via perseguita dai riformisti islamici che usciranno più forti e responsabilizzati anche dalla sconfitta annunciata di Daesh.

Bobo Craxi

Spagna. Podemos sfida
i socialisti, PSOE al bivio

podemosUn’alleanza che ha visto più ipotesi che certezze, quella prospettata nella sinistra spagnola tra Podemos e Psoe. Dopo il rifiuto di entrambi i partiti a ogni ipotesi di accordo con la destra di Rajoy, cade anche la possibilità di un Governo a guida Psoe-Podemos, diversi sono stati gli ostacoli da entrambe la parti, ma ora arriva anche la conferma definitiva da parte di Pablo Iglesias, leader di Podemos, che sfida i socialisti spagnoli.

Durante la conferenza stampa Iglesias, subito dopo l’incontro con il presidente Rajoy, ha parlato più delle divergenze che ha con il partito socialista che del suo incontro con Rajoy. Iglesias ha rivolto tutte le sue critiche all’ambiguità della posizione del Psoe e del suo leader, Pedro Sanchez. I risultati più sfavorevoli della storia del partito e la manifesta divisione dei suoi “baroni” subito dopo le elezioni, incoraggiano Iglesias a dare l’ultima spinta ai socialisti per “toglierli di mezzo”.

A nulla è servito l’appello accorato del sovrano spagnolo. Felipe VI, parlando dal Palazzo Reale di Madrid, ha richiamato più volte al dialogo, “il nostro cammino è, in modo irrinunciabile, la comprensione reciproca”.

Ma i problemi per un’alleanza arrivano anche dai socialisti che in nome dell’Unità nazionale, non possono accettare il referendum sull’indipendenza di Catalogna e dei Paesi Baschi, promesso dal partito di Iglesias. In ogni caso la vera sfida ora è dei socialisti che in caso di ritorno alle urne rischiano di perdere ancora voti anche a causa delle divisioni interne che riaffiorano in questo ultimo periodo nel Psoe.

Liberato Ricciardi

GUERRA ALLO SMOG

Milano smog traffico

In attesa che finisca il bel tempo e che arrivi pioggia e vento a cavarci d’impaccio, Governo e Enti locali hanno fatto il punto e si sono messi d’accordo su un paniere di misure standard da applicare su tutto il territorio nazionale per ridurre gli inquinanti atmosferici.

A primo punto soldi per bus e metro, tagli al riscaldamento nelle case, limiti di velocità più bassi e anche provvedimenti per la rottamazione delle auto più inquinanti.

In un vertice questa mattina con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Presidenti di Regione e sindaci hanno concordato col Governo un fondo di 12 milioni di euro per il trasporto pubblico e un taglio al riscaldamento nelle case. Inoltre in caso di sforamento per più di 7 giorni consecutivi dei limiti di smog, i comuni possono decidere: l’abbassamento delle temperature del riscaldamento di 2 gradi, l’abbassamento di venti chilometri orari nelle aree urbane (esteso a tutto il territorio comunale) e sconti sui mezzi pubblici. Tra le soluzioni avanzate anche il sostegno ai Comuni per l’incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico locale con bus gratis e lo stop condizionato ai camini che prevede la limitazione dell’utilizzo della biomassa per uso civile dove siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento.

“È necessario pensare – ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini – ad un fondo straordinario per tutto ciò che serve per rottamare le auto più inquinanti, un fondo che dovrà avere una posta certa, a cui le Regioni dovranno contribuire per come potranno fare. Incentivare la sostituzione mezzi è importante per ridurre le emissioni”.

A Milano come a Roma nonostante le misure adottate col blocco della cirocolazione e le targhe alterne, le polveri sottili non accennano a diminuire anche se, dati alla mano, stiamo assai meglio di 30 anni fa.

A Milano ieri, nel secondo giorno di stop alla circolazione, la centralina di Milano Pascal ha segnato un livello di 81 microgrammi per metro cubo, contro i 67 di ieri. Quella di Milano Senato, in centro, è salita da 66 a 83, mentre Milano Verziere è passata da 60 a 75. Lo rileva il bollettino dell’Arpa sulla qualità dell’aria.

A Roma nonostante ieri fosse il secondo giorno di targhe alterne, i livelli di smog nella Capitale sono ancora fuori legge. Il limite giornaliero delle polveri sottili – si legge nel bollettino giornaliero fornito dall’Arpa Lazio – è stato superato ieri in 10 centraline su 13.

Dalla riunione di stamane è stata decisa anche la nascita di un “comitato di coordinamento ambientale” tra i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione, presieduta dal ministro dell’Ambiente. La task force definirà una serie di misure vincolanti su: controllo e la riduzione delle emissioni degli impianti di riscaldamento delle grandi utenze; passaggio a un trasporto pubblico a basse emissioni, rinnovamento del parco mezzi; realizzazione di una rete di ricarica elettrica efficiente; miglioramento delle infrastrutture del trasporto pubblico locale e misure di sostegno e sussidio finanziario per l’utenza del trasporto pubblico. Inoltre: incentivi al verde pubblico; interventi di efficientamento energetico relativi agli impianti sportivi pubblici e per altri edifici statali; nuovi possibili incentivi per la rottamazione.

Europa, il debito pubblico detta la linea politica

Mappa debito Paesi Ue

Il debito pubblico in percentuale rispetto al Pil

 

Tra gli stati dell’Unione europea, la Grecia è di gran lunga quello col più alto debito pubblico. Questa mappa realizzata da Vox.com si basa su delle stime fatte dal Fondo Monetario Internazionale nell’aprile scorso: da allora la situazione finanziaria della Grecia si è ulteriormente aggravata.

La mappa mostra i livelli del rapporto tra debito pubblico e PIL per tutti gli stati dell’UE. Osservare le differenze tra i vari paesi permette di capire meglio le ragioni dei loro diversi orientamenti politici. La grave situazione della Spagna contribuisce ad esempio a spiegare il grande successo di Podemos. Dall’altro lato, i Paesi orientali dell’eurozona sono tra i meno indebitati dell’UE: è anche per questo che i loro governi sono tra i più rigidi nei confronti della Grecia.

da VoxEurop

Ecoreati. Gli inceneritori, rifiuti e la legge n°68/2015

EcoreatiSu pressione dell’UE il governo di Matteo Renzi è stato costretto ad emanare un nuovo piano, dopo lo stop in estate scorsa, per la costruzione di altri 9 inceneritori in 8 regioni italiane. Una nuova bozza di decreto prevede nuovi impianti in Toscana, Umbria, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo, Sicilia e Sardegna.

Attualmente la Corte di Giustizia dell’UE ha inflitto al nostro Paese due condanne a seguito di procedure d’infrazione afferenti la problematica dei rifiuti urbani e speciali. Solo di sanzioni forfettarie l’Italia dovrà pagare 120 milioni di euro. La condanna per assenza di misure idonee al recupero e corretto smaltimento dei rifiuti in Campania (Ecoballe) attiene alla multa di 20 milioni di euro più una penalità di procurata inerzia di 120 mila euro per ogni giorno di ritardo nella soluzione del problema dalla data del 16 luglio 2015(data della sentenza UE).

La seconda condanna riguarda la mancata messa a norma delle discariche di rifiuti pericolosi: il nostro Paese dovrà pagare la multa di 40 milioni di euro e una penalità semestrale di 42,8 milioni di euro. A luglio 2015 erano previsti dalla bozza governativa abortita 12 impianti inceneritori di rifiuti.
La Conferenza delle regioni dovrà da ora discutere con sollecitudine su come evitare una procedura di infrazione UE per eccesso di rifiuti sversati in discarica. Il decreto Sblocca Italia aveva previsto il piano di costruzione di 12 infrastrutture strategiche di interesse nazionale per la termovalorizzazione dei rifiuti urbani e speciali, purtroppo intervenne una scellerata opposizione dei governatori regionali, tra cui Emiliano, Ceriscioli, Crocetta, Rossi e Marini. Il decreto così abortì nonostante il Ministro Galletti avesse concesso di rivedere i calcoli esortando le Regioni a inviare le loro controdeduzioni numeriche. La suddetta opposizione in itinere provocò comunque l’intervento oneroso della Corte di Giustizia dell’UE. Sarebbe opportuno ora un ravvedimento operoso degli 8 governatori regionali inadempienti per agevolare la costruzione dei 9 impianti termovalorizzatori suddetti (di cui 2 in Sicilia). Peraltro i governatori dovrebbero senza ulteriore indugio agire per tranquillizzare i cittadini amministrati sul rischio di tumore inesistente e temuto di provenienza inceneritore.

Manfredi Villani

Per saperne di più:

Avanti! della domenica – numero 32/2013- del 22 settembre 2013

Termovalorizzatori, tumori e oscurantismo.