lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Leonardo Scimmi
1992. Dove finirà Forza Italia…
e i Socialisti?
Pubblicato il 17-12-2015


Credo che tutti noi abbiamo apprezzato il film di Accorsi sulla stagione iniziata nel 1992. Un film che pone al centro un tema fondamentale della storia italiana, quella del passaggio alla cosiddetta seconda Repubblica e la fine dei partiti storici tra cui quello socialista.
Il film è divertente anche grazie a Stefano Accorsi – a proposito forse potremmo invitarlo al Congresso? – cui va il merito della recitazione e soprattutto dell’idea, la Milano da bere socialista, la Milano che inaugurò nuovi miti giustizialisti e antipolitici, la Milano dove nacque Forza Italia come lascia presagire la foto finale della serie televisiva, in Piazza Duomo, con il bambino che schiude un nuovo periodo per l’Italia, un ventennio dominato da Forza Italia e dal suo leader Berlusconi.
Un film che riporta l’attenzione degli italiani su un tema fondamentale per il PSI – la questione socialista.
1992 è l’anno orribile per il PSI ma anche per l’Italia, che perde uno dei protagonisti della storia unitaria e repubblicana.
Ora, in vista del Congresso, il PSI sembra aver finalmente capito che lo scopo ultimo del suo essere è la questione socialista. Una questione che deve essere affrontata per il bene del Paese, non per scopi storici.
La fine del progetto di Forza Italia apre una finestra nel mondo socialista finito nel contenitore berlusconiano. E sono molti, come tante storie nei comuni italiani hanno raccontato in questi anni.
Quanto consiglieri di origine e «fede» socialista siedono in banchi diversi di vari consigli comunali?
Questo è inaccettabile.
Urge l’Unità Socialista, imposta dall’alto, dalla Segreteria quale esempio per tutti i compagni presenti in Italia.
Il tempo, sempre ritenuto lontano, è arrivato: alle prossime legislative potremmo contare solo su noi stessi probabilmente.
Se 1992 torna di moda è perché il ciclo berlusconiano si è estinto, l’eccezione sarà riassorbita ed i socialisti sentiranno inarrestabile la tentazione di riunirsi sotto un unico tetto, quello del PSI, forte numeroso organizzato e capace di fare politica, nel ricordo di una storia mai dimenticata e con il cuore rivolto alle nuove sfide italiane ed europee.

Leonardo Scimmi

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Commenti all'articolo
  1. L’accostamento Forza Italia e Socialisti porta a fare una riflessione, che parte dal 1994, quando, alle elezioni politiche di fine marzo, Forza Italia superò il 20% dei consensi, per poi raggiungere il 25% circa alla prova europea di cinque anni dopo, e all’epoca si disse che quel risultato fosse in parte dipeso dai voti socialisti, ivi confluiti dopo la fine del vecchio PSI e il passaggio alla cosiddetta seconda Repubblica.

    C’è da pensare che tale quota di elettorato avesse visto in quel partito, e in particolare nel suo leader, l’interprete di una concezione liberal riformista, vale a dire un modello di società nel quale si riconosceva, ed abbia pertanto ritenuto di riporvi la propria fiducia.

    Gli anni che ci separano da quella stagione sono stati densi di avvenimenti, e quel livello di consenso non è più lo stesso, ma se i sondaggi di queste settimane danno Forza Italia con percentuali tra il 10 e il 15 per cento, significa che l’aspettativa di allora non si è affatto esaurita, e, forse, potremmo anche supporre che il calo dei consensi, non so se temporaneo o stabile, abbia tra le sue cause la delusione per non aver visto realizzato detto modello di società.

    Difficile dire se siamo di fronte alla “fine del progetto di Forza Italia”, e se “il ciclo berlusconiano si è estinto”, come scrive l’Autore, ma qualora fosse realmente così, e ove le considerazioni da me appena fatte qui sopra avessero un qualche fondamento, verrebbe da dire, in una ipotesi di riunificazione, che per attrarre l’interesse del “mondo socialista finito nel contenitore berlusconiano” occorre saper esprimere una politica ispirata ai principi di un autentico liberal socialismo.

    Paolo B. 25.12.2015

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