domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

2016, L’ANNO DEI DIRITTI
Pubblicato il 23-12-2015


Folla gente cittadini  L’anno che viene dovrà essere anche quello dei diritti dei cittadini. È l’impegno e l’augurio dei socialisti in un anno che sarà anche un test elettorale per la maggioranza con le comunali in alcune importanti città mentre si allarga lo scandalo delle banche salvate dal Governo, con i risparmiatori che invece sono rimasti a terra. E ancora mentre una cittadina, Dominique Velati, malata terminale, è costretta ad andare in Svizzera a morire per sua scelta perché in Italia non c’è neppure una legge che tuteli il cittadino contro l’accanimento terapeutico, non c’è il diritto a un ‘testamento biologico’, ovvero a disporre preventivamente del destino del proprio corpo nel momento in cui ci si trovasse in stato di incoscienza per malattia o per un infortunio grave.

Diritti che mancano quando persino la Grecia, nel caos economico post crisi, riesce ad approvare di slancio una legge per le unioni omosessuali, mentre in Italia da oltre un decennio non si riesce neppure a portarla in discussione nelle aule parlamentari per l’ostracismo della lobby integralista, trasversale a tutti gli schieramenti politici.

Nella riunione della segreteria del PSI di ieri, è stato fatto il punto sulla situazione politica nelle città che andranno al voto in primavera e la questione dei diritti dei cittadini sarà centrale nella scelta dei candidati e delle alleanze (vedi fondo del direttore Mauro Del Bue).

“Una buona riunione di segreteria sulle prossime elezioni amministrative”. Così in una nota nel sito del partito il segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini al termine della riunione della segreteria nazionale: “Decisa la presentazione di nostri candidati alle primarie di coalizione di centro sinistra laddove vi siano le condizioni (a Napoli già avanzata la candidatura socialista); liste socialiste o aperte a movimenti civici e forze laico-radicali nei comuni al voto; nella sinistra riformista ma, dove i rapporti con la maggioranza siano deteriorati- ha concluso il leader socialista – liberi al primo turno”.

Quanto alla questione delle unioni gay, Pia Locatelli, capogruppo della componente socialista alla Camera e presidente del Comitato diritti umani, commenta la notizia del provvedimento approvato questa mattina dal Parlamento di Atene notando come “anche la Grecia, sfidando l’opposizione dell’influente chiesa ortodossa, ha approvato una legge che legalizza le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Noi – invece si chiede la parlamentare socialista – quanto ancora dobbiamo aspettare?”. “Era il 1988 – ha ricordato – quando i socialisti con Alma Cappiello presentarono una proposta di legge per le coppie di fatto, sia omosessuali sia eterosessuali, e oggi siamo ancora a questo punto. Mentre in quasi tutto il mondo occidentale le unioni omosessuali sono ufficialmente riconosciute, noi, nonostante i ripetuti richiami della Corte europea, da mesi siamo fermi in Senato. L’obbiettivo, più volte annunciato da Renzi, di approvare una legge entro l’anno è stato ancora una volta disatteso”.

In Grecia ieri – ha commentato il premier Alexis Tsipras – è stata una “giornata storica” la decisione del parlamento di dare il via libera alle unioni civili per le coppie omosessuali. I voti a favore sono stati 193 e solo 56 i voti contrari. È stata “messa la parola fine – ha detto Tsipras – a un periodo di arretratezza” e ha chiesto pubblicamente scusa ai gay per i diritti che sono stati negati in passato.


“Di un suicida non hanno pietà”Marco Cappato
Intervista a Marco Cappato
di Mauro Del Bue

Marco Cappato, già europarlamentare del Partito radicale, è oggi consigliere comunale e metropolitano a Milano, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e presidente, dal recente congresso nazionale, di Radicali italiani. É stato già protagonista del caso Welby. Eravamo insieme in quella conferenza stampa con Emma Bonino alla Camera assieme a Mina Welby, e quella notizia di avere contributo ad esaudire i desideri di Piergiorgio, che non sopportava più il dolore fisico e psicologico che una spietata malattia come la Sla gli stava continuamente procurando, venne data con le lacrime agli occhi ma anche con l’orgoglio di aver fatto prevalere la volontà dell’amico e compagno. E non la spietata e disumana logica di una legge. Fu, il caso Welby, anche un’occasione per rilevare un pregiudizio antico della Chiesa di fronte alla libera scelta di farla finita. A Welby fu negata la presenza di un prete e di una messa. Come diceva quella vecchia canzone di Fabrizio De Andrè a proposito del Michè, che si era impiccato in carcere “perché di un suicida non hanno pietà”. Il caso Dominique, su cui Cappato ha svolto un ruolo decisivo, propone tanti temi analoghi e irrisolti, ma non quest’ultimo. Dominique ha infatti scelto la cremazione senza presenza d’altri. Il suo corpo, la donna era originaria di Borgomanero, non tornerà in Italia. Parliamo dunque con Marco Cappato, sia del caso particolare, sia del tema politico della legge sul fine vita che ancora non c’è. Esiste ormai in tutti i paesi europei, perfino nella democristiana e merkeliana Germania, ma in Italia pare ancora sepolta assieme ad Eluana Englaro e a quell’indecente tentativo di evitare la sua fine, voluta da papà Beppino, dopo diciassette anni di pena, in coerenza con la volontà della figlia, attraverso un decreto del governo. Il decreto contro la libertà di morire.

Del Bue: Marco, chi era Dominique?

Cappato: Era una militante radicale ignota. Una delle tante e dei tanti che partecipano ai congressi nazionali a loro spese, che fanno parte della nostra galassia, che nelle loro città predispongono i tavoli per la raccolta di firme. Io la conoscevo da 23 anni. Pensa che le ultime sue parole a me rivolte sono state: “Ho già pagato la tessera dei radicali e dell’associazione Coscioni per il 2016”. Da togliere il sonno per la purezza, questa donna decisa e orgogliosa di sé. Un esempio. Anche nella tragedia.

Del Bue: Ma Dominique quando ti ha reso partecipe del suo dramma e della sua volontà?

Cappato: Circa tre mesi fa gli era stato diagnosticato un tumore. E mi aveva subito pregato di raccogliere informazioni adeguate qualora le cure si fossero rivelate inadeguate. Dopo un’operazione che non aveva per nulla risolto il problema gli era stata proposta la chemio che però lei aveva rifiutato. A quel punto mi aveva pregato di rendere operativa la sua volontà. Ho preso contatto con i responsabili dell’organizzazione svizzera e Dominique ha inviato tutta la documentazione, con esami e cartelle cliniche, previsioni di vita e altro. E poco dopo è arrivato il semaforo verde.

Del Bue: Se non erro Domininique ha confidato che morire gli costava 12.500 euro.

Cappato: Certo. Sono le spese legate anche ai viaggi. Io le ho pagato il costo del biglietto del treno per Berna, dove doveva espletare tutti i disbrighi burocratici. Poi da qui, due giorni dopo, si è trasferita a Zurigo e in una località del provincia il 16 dicembre ha esaudito il suo desiderio in una clinica. La sua volontà è stata rispettata anche nel dare notizia del suo decesso alcuni giorni dopo che era avvenuto.

Del Bue: Per l’aiuto dato ti sei poi autodenunciato…

Cappato: Mi sono recato alla stazione dei carabinieri di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma per una dichiarazione spontanea, dichiarando che avevo pagato il biglietto del treno e che se non si procedeva contro di me anche con l’arresto andavo avanti e avrei aiutato altre persone come Dominique. Il codice prevede da 5 a a 12 anni di galera per chiunque agevoli il suicidio. Non si prevede un’eccezione per malati terminali. Questo rimane il punto fondamentale. Io chiederò un processo e richiamerò il fatto che la legge in vigore viola i principi costituzionali. Noi continueremo ad aiutare le persone. Hanno preso contatto con me più di un centinaio di malati terminali.

Del Bue: Invece la legge sul fine vita latita…

Cappato: Una legge di iniziativa popolare è stata depositata alla Camera nel settembre 2013, poi anche al Senato. Da due anni e mezzo siamo in attesa, senza che si sia sprecato in Parlamento un solo minuto di discussione.

Del Bue: Però si è formato un Intergruppo parlamentare coordinato da Pia Locatelli.

Cappato: Pia sta svolgendo un lavoro molto intenso e positivo assieme ad altri deputati come Marisa Nicchi e la Borletti Buitoni mentre al Senato sono molto attivi Manconi e la Amati. Ci sono 220 firme di parlamentari che chiedono la calendarizzazione della legge. Naturalmente non pretendiamo che venga approvata la nostra. Ci sono altre proposte di legge, Ma almeno si proceda,

Del Bue: Anche sulle Unioni civili siamo all’impasse, pare sulla stepchild adoption

Cappato: Questo è solo un pretesto. La verità è che le due leggi sono legate e chi le contesta lo fa in nome di un principio che offende la libertà delle persone

Del Bue: Si avvicinano le elezioni comunali in alcune grandi città. Pare che a Roma e a Milano, dove tu sei consigliere comunale, sia possibile presentare liste da radicali e socialisti. Un sorta di riedizione della Rosa nel pugno.

Cappato: Devo proprio adesso partecipare a una riunione sul tema con Biscardini per Milano. Tentiamo di presentare insieme una lista civica.

Poi Cappato mi lascia per aprire una porta. Mi auguro che l’incontro abbia un esito positivo. In una fase in cui i partiti, e ancor meno le liste elettorali per le politiche e soprattuto per le comunali, non si fondano su principi comuni, quella di radicali e socialisti avrebbe un retroterra di lotte e condivisioni esemplari sui temi della libertà. Sarebbe, questa, in fondo una singolare e piacevole eccezione. Una curiosa anomalia.

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Commenti all'articolo
  1. Non accetto la singolare eccezione proposta da Biscardini di proseguire sulla linea della personalizzazione della sua candidatura senza l’ancora del simbolo del PSI.La notizia della riunione tra Marco Cappato e Roberto Biscardini fatta a Milano per presentare insieme una lista civica alle elezioni per il Consiglio Comunale della città metropolitana lombarda sarebbe una curiosa anomalia del partito radicale e del partito socialista senza i rispettivi simboli di partito.Milano ha certamente bisogno del voto radicale e socialista.Si apra alla società civile milanese.

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