venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il maestro Allegrini,
corno d’eccezione
al Santa Cecilia
Pubblicato il 10-12-2015


Alessio Allegrini, cornista

Il maestro Alessio Allegrini

In qualsiasi formazione musicale, se un interprete o il direttore per vari motivi defezionano, c’è sempre un sostituto d’occasione pronto a rimpiazzarli, magari modificando il repertorio della serata.
Questo avviene anche a Santa Cecilia ed è successo con il direttore Pablo Heras-Casado che, causa un grave lutto familiare del maestro Leonidas Kavakos, è salito sul podio al suo posto sabato 5 dicembre (repliche il 7 e l’8) alzando le braccia sulla Sinfonia n. 83 in sol minore “La poule”, Hob 83 di Franz Joseph Faydn e sul Concerto n.4 in mi bemolle maggiore per coro e orchestra K495 di Wolfgang Amadeus Mozart, con i quali si è chiusa la prima parte con al corno-solista il maestro Alessio Allegrini.
Alla replica di lunedì scorso, alla quale eravamo presenti, il pubblico non si è neppure “accorto” del cambiamento di programma e direzione d’orchestra. Questi giovani maestri, sempre più spigliati che usano le mani al posto della bacchetta, si avvicendano brillantemente sul podio per portare avanti la politica del rinnovamento generazionale che la Fondazione romana da tempo ha posto in essere.
Lo spagnolo Heras-Casado, nominato nel 2014 Direttore dell’anno da Musical America, si dedica intensamente al grande repertorio sinfonico, operistico, alla musica contemporanea e a quella antica con prassi esecutiva originale. Alessio Allegrini, Primo Corno Solista dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, all’età di 23 anni viene scelto da Riccardo Muti come Primo Corno Solista presso il Teatro Alla Scala di Milano: è stato ed è Primo Corno ospite in prestigiose orchestre internazionali.
Con una capitale in preallarme per l’apertura della Porta Santa in San Pietro e tutta la campagna antiterrorismo che dai media ci viene continuamente bombardata addosso, bisogna dire che il pubblico di Santa Cecilia è presente numeroso e che la musica quando è bella e vibrante non conosce ostacoli.
“La gallina” di Haydn ( Rohrau 1732 – Vienna 1809) in quattro movimenti ha rallegrato subito il concerto, condotto con gesti direttoriali che ben accompagnano l’ambiente chiacchiericcio e chiocciante del pollaio. Al compositore austriaco anche i geni dei quel tempo debbono molto, compreso van Beethoven che “respirò” la sua aria in piena maturità creativa, ed lo stesso Mozart (Salisburgo 1756 – Vienna 1791) che visse fisicamente nel suo periodo.

Pablo Heras-Casado, direttore

Il direttore Pablo Heras-Casado

La buona società settecentesca era incline al gioco e all’arguzia. Il musicista in questa sinfonia si diverte nel rappresentare il chiocciare della gallina da buon codificatore di generi, inserendo “sorprese, inceppamenti e novità nel momento in cui l’ascoltatore si attenderebbe altro”.
Gli appassionati del geniale salisburghese, del Mozart gioioso e burlesco conoscono bene il concerto n. 4. Per l’occasione l’apporto interpretativo del cornista Allegrini ha impreziosito ancora di più la stesura e la rappresentazione della stessa. Lo strumento a fiato per il quale la partitura fu scritta è un corno naturale, senza pistoni per la chiusura dei fori, che richiede all’esecutore doti notevoli per l’intonazione del suono.
La seconda parte termina con i 40 minuti circa della Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di Antonín Dvořák (Nelahozeves 1841- Praga 1904) che ha sostituito la 7 come da precedente programma. Bella ma attualmente meno rappresentata, ha serrato il pubblico in religioso silenzio facendo scorrere i minuti senza che se ne accorgesse. Nella creatività del compositore polacco c’è “tutta l’inconfondibile fragranza della musica popolare”. Le sue sono armonie del tutto originali perché aveva il dono della melodia semplice e spontanea, avendo respirato lungamente l’aria della sua terra negli anni poveri dell’infanzia come in quelli della celebrità, quando si ritirava per lunghi periodi nella sua villa di campagna.
Gli applausi finali lunghi e scroscianti sono per tutti più che meritati.

Guerrino Mattei

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