venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Al tramonto
Pubblicato il 22-12-2015


Le elezioni spagnole confermano: al tramonto il bipolarismo e in crisi la sinistra di ispirazione socialista. Era già accaduto in Germania poi in Inghilterra quindi in Francia e nei Paesi nordici e infine nell’est Europa. Domanda: governi di ‘larga coalizione’ tra le forze tradizionali oppure esecutivi di destra o di sinistra in alleanza con partiti estremi? Alle regionali, i leader francesi del PS e della destra hanno scelto la prima soluzione attraverso le desistenze. Così anche in Germania. Altrove è successo il contrario.
Restano almeno tre considerazioni da fare: i partiti socialisti, da anni e con rare eccezioni, rappresentano tra il 20% e il 30% dell’elettorato, troppo poco per ambire al governo da soli; tra le forze politiche nuove giudicate ‘populiste’, alcune non sono affatto populiste, basti pensare a Ciudadanos; lo ripeto: il PSE deve darsi una strategia per affrontare questo tempo nuovo altrimenti rischia la marginalizzazione.
Quest’ultimo nodo deve essere al centro del nostro prossimo congresso. Il socialismo nasce nella seconda metà dell’Ottocento per difendere i deboli e per allargare le garanzie sociali e i diritti civili. Nel dopoguerra diventa forza di governo e allarga i suoi consensi tra il ceto medio, dà vita al welfare, punta sulla nazionalizzazione delle aziende strategiche, lascia nelle mani dello Stato sanità, trasporti e fonti di energia.
Rivoluzione tecnologica, globalizzazione, migrazioni di massa e insufficienza dell’Unione europea scardinano il sistema nel quale siamo cresciuti. Per questo urge una bussola per leggere e per governare il cambiamento.
So per certo che la povertà si allarga e che compito dei socialisti è combatterla con misure straordinarie. Senza escludere una ‘patrimoniale sulla ricchezza’. Per questo abbiamo chiesto a gran voce un congresso straordinario del PSE.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. un vecchio filosofo tedesco, studiando il capitalismo del suo tempo, aveva previsto l’impoverimento crescente delle classi subordinate. Sembrava un errore durante il periodo storico nel quale partiti socialisti e comunisti e d i sindacati erano riusciti a far partecipare i lavoratori alla ripartizione della ricchezza.
    I tempi sono cambiati, ora il capitalismo, finanziario e tradizionale, hanno riagguantato tutti i loro poteri e le classi subalterne sono ridotte allo stato in cui erano ai primordi del capitalismo. Addirittura, nel mondo – ma qualcosa si vede anche da noi – si è tornati ad una produzione di stampo “schiavista”.
    Il socialismo è nato, nei campi, dai braccianti e nelle fabbriche dagli operai. Il capitalismo ora ha sempre meno bisogno di loro e il socialismo volteggia senza ancorarsi a basi sociali certe.
    deve farsi “Spartaco” per sollevare schiavi e quasi-schiavi e, contemporaneamente stringere a coorte i lavoratori salariati che, in gran parte disorientati, vivono l’esperienza della fabbrica e degli uffici.
    Il riscatto del lavoro….

  2. Se nel dopoguerra il movimento socialista “diventa forza di governo e allarga i suoi consensi tra il ceto medio….”, viene da dire che avesse compreso fin da allora, con avveduta intuizione, l’importanza di questa classe sociale, che mi sembra abbia avuto un ruolo molto importante nella ripresa e nello sviluppo del nostro Paese, sia in quella stagione che negli anni successivi, e ancora potrebbe averlo a detta di molti per aiutarci ad uscire dalla crisi in atto.

    Io non so quale sia il “parametro” economico, cioè il livello di reddito e di proprietà, col quale poter definire il ceto medio, ma se oggi tale ceto si trova in difficoltà causa un eccessivo carico fiscale, come spesso capita di leggere ed ascoltare, non mi sembrerebbe che l’ipotesi di “una patrimoniale sulla ricchezza” possa risultare molto incoraggiante per chi pensa di pagare già troppe tasse, anche perché, una volta varato il principio, non sappiamo dove verrà poi posta l’asticella della “ricchezza”, e quale platea di contribuenti arriverà ad interessare.

    Peraltro il nostro sistema fiscale prevede aliquote d’imposta progressive – diversamente, se non erro, da quello della passata “ricchezza mobile”, che aveva un’aliquota fissa – così che la ricchezza, da quanto posso capirne, verrebbe tassata due volte, e questo non mi sembrerebbe molto giusto, e neppure incentivante per chi mirasse ad incrementare le proprie entrate (quando andrebbero riconosciuti anche i meriti, oltre ad andare incontro ai bisogni).

    Un po’ come succede per la casa, e per gli immobili più in generale, che si trovano gravati da diversi “tributi”, il cui insieme può spingere i proprietari a vendere, se trovano l’acquirente, piuttosto che a farvi interventi di manutenzione (che sarebbero fonte di lavoro ed occupazione per altri, aspetto di non poco conto).

    In buona sostanza, mi trovo a pensare che una “patrimoniale sulla ricchezza” non dovrebbe appartenere alla cultura liberal-socialista, ma forse mi sbaglio o, forse, ci sono due differenti modi di intenderla.

    Paolo B. 22.12.2015

  3. Ottimo! “Il Socialismo Europeo deve darsi una strategia per affrontare questo tempo nuovo, altrimenti rischia la marginalizzazione”. Sostengo ciò da tempo, sottoscrivo.
    Certamente, il nostro congresso, per noi, principalmente per esigenze concrete, deve saper volare a quest’altezza.

  4. Totalmente d’accordo che la strada da te indicata è, a mio avviso, quella maestra. Infatti il Socialismo Italiano e quello Europeo, perde sempre di più consensi, proprio perché, a mio avviso, si è allontanato dalle linee da te indicate. A conferma della giustuzza di ciò e che le disuguaglianze crescono sempre di più. I ricchi diventano sempre più ricchi anche nei momenti di grande difficoltà come è successo anche in Italia. Quindi segretario buon lavoro, io sono fiducioso che il Socialismo riprenderà il cammino interrotto.

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