lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Una “nuova” Banca d’Italia sotto l’albero
Pubblicato il 23-12-2015


Banca-d'ItaliaIl sistema bancario è cambiato; il tempo sarà testimone nello stabilire se in meglio o in peggio ma così stanno le cose: da Basilea, per ora, non è ancora stata tracciata la via del ritorno.

Un problema c’è, però, ed è grande come una casa. Abbiamo pasticciato con la classe dirigente, ma in buona sostanza è rimasta la stessa. Abbiamo ingenuamente pensato che sarebbe bastato cambiare gli “studenti” di banco, affinché la nostra classe dirigente potesse copiare meglio i compiti; invece, come dimostrano i fatti di questi giorni, si sono rivelati incapaci perfino di copiare. In questo senso, ancora una volta, si è sancita l’attualità del monito di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: l’Italia è un Paese “gattopardiano”, nel quale è necessario che tutto cambi, affinché ogni cosa resti al proprio posto.

Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: immaginiamo che in un grande ospedale il responsabile sanitario decida di trasformare il reparto di ortopedia in quello di cardiologia. È possibile secondo voi che, anziché assumere cardiologi, siano i vecchi medici ortopedici stessi a condurre le attività del nuovo reparto? Questo è esattamente ciò che è successo al nostro sistema bancario. Ora si straparla di cura. Ma anziché concentrasi sulla malattia, ci si limita a intervenire esclusivamente sui sintomi. Già, la malattia!  Sapevamo da tempo che questa pandemia finanziaria, se non si fosse intervenuti tempestivamente in modo adeguato, si sarebbe diffusa con tutta la sua virulenza. La malattia, lo diciamo senza peli sulla lingua, si chiama “Banca d’Italia”.  Non avremmo dovuto permettere che Bankitalia venisse posseduta ripetutamente come una meretrice; che venisse pure espropriata di tutti i suoi ori, pazientemente accumulati in anni di sacrifici. Per raccapezzarci un attimo sulla situazione ora è necessario rimettere le cose a posto. Costi quel che costi, sono convinto che sia l’unico modo per arginare questa escalation di “immoralità”, da qui l’importanza che lo Stato riacquisti l’intero patrimonio di Bankitalia. Il primo passo da compiere, con urgenza, è rimettere in moto la macchina della fiducia.

E’ necessario, in altre parole, che questa nobile istituzione (come veniva percepita fino a qualche anno fa) riacquisti agli occhi dei cittadini quella credibilità perduta. Basterebbe semplicemente, come prima azione, che essa torni ad essere “interamente” di proprietà del Ministero del Tesoro. Oggi la Banca d’Italia è di fatto controllata da quelle stesse banche delle quali dovrebbe vigilarne l’operato e accertarne eventuali irregolarità. L’esito paradossale e inevitabile di questa situazione è che il ruolo del “controllore” (in teoria, la Banca d’Italia) e quello del “controllato” (le banche) coincidono. Ciò produce inevitabilmente degli effetti grotteschi, a metà tra un romanzo di Gogol e un episodio della saga di Fantozzi.

Non solo dunque ci ritroviamo degli ortopedici al posto dei cardiologi di cui avremmo bisogno, ma le funzioni del primario del reparto sono completamente esautorate nella misura in cui sono gli stessi ortopedici a decidere delle loro funzioni e valutare il loro operato, a stabilire i limiti e le eccezioni normative, sollevandosi perfino da qualunque responsabilità. Una situazione siffatta è evidentemente fuori controllo, come l’intervista rilasciata al giornalista Fabio Fazio ieri sera da Ignazio Visco, che sembrava aspirasse più a sostituire il Ministro del Lavoro che rassicurare “nonno Tobia”.

Caro Babbo Natale, caro governatore Visco, sarebbe meraviglioso se con l’anno nuovo, l’Italia tornasse a crescere, che le banche contribuissero a sostenere l’impresa e rilanciare gli investimenti. Ma nell’Europa di Maastricht, dell’austerità e dei Mercati finanziari, il risveglio di un’economia del benessere ci sembra una chimera. Per il momento, ci accontentiamo di trovare sotto l’albero una “nuova” Banca d’Italia… che poi, a dire il vero, è quella che abbiamo conosciuto negli splendori dei tempi andati.

Angelo Santoro

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mi sembra di ricordare che la Banca d’Italia originaria, oltre ad esercitare il suo ruolo di controllo sulle Banche con indipendenza, quest’ultima la svolgesse anche come una funzione di garanzia rispetto ad eventuali abusi da parte del potere politico. Inoltre, finché non verranno modificati da una Riforma costituzionale, gli attuali poteri del Pemier sono “inter pares” rispetto a quelli del Ministro dell’Economia. Non è solo una sensazione, ma è la constatazione di una genuflessione continua di Padoan nei confronti nelle misure elettorali o propagandistiche di Renzi, ad avere determinato di fatto anche la perdita di controllo e di autonomia nelle decisioni del Ministero del Tesoro.
    La trasgressione o il mancato rispetto dei rispettivi ruoli tra Banca d’Italia, Consob, Premier e Ministero dell’Economia, ha determinato oltre al caos, il rimpallo o la fuga dalle specifiche responsabilità. Quando, oltre agli interessi delle varie lobby e consorterie, a prevalere sono l’interesse al mantenimento delle poltrone di vertice e la conquista o la gestione fraudulenta del potere, non si può sperare che i destini della Nazione possono essere diversi da quelli perseguiti dal Gattopardo.
    Sempre grato per il supporto di qualità che trasferisce all’Avanti e alla conoscenza e spiegazione scientifica dei fatti economici e finanziari ai suoi lettori.
    Je suis socialiste

Lascia un commento