sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BANCHE, LITE SUI RIMBORSI
Pubblicato il 11-12-2015


Soldi euroLe conseguenze del salvataggio delle quattro Banche sono arrivate come un boomerang sull’Esecutivo. Dopo i rimbrotti europei di ieri e le rassicurazioni del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi torna a riprendere in mano il tema spinoso della riforma del credito: “La riforma del sistema creditizio è quanto mai urgente, come abbiamo visto non solo nelle ultime ore ma nell’ultimo anno con la riforma delle popolari”. Il presidente del Consiglio lo afferma parlando all’Accademia dei Lincei.

Allo stesso modo, Renzi ha tenuto a sottolineare che “l’Italia esce da una recessione di tre anni che poi sia con una percentuale dello 0,8 o dell’1 è secondario. Ieri l’Inps ha dato un dato straordinario sull’aumento di posti di lavoro a tempo indeterminato. Finalmente questo paese si è ripreso un futuro. Le ricostruzioni di taluni esperti-tecnici europei – ha aggiunto – e le cantilene sul fatto che l’Italia è solo un coacervo di problemi hanno stancato. Ma fermeremo la cantilena non difendendo i nostri confini ma allargando le nostre menti. La riforma elettorale, la riforma del Senato, il Jobs act, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, l’abbassamento sistematico delle tasse e la riforma della scuola e del sistema del credito sempre più urgente come si è visto nelle ultime ore e nell’ultimo anno. Sono otto capitoli di un processo di cambiamento del paese che non è un’invenzione di questo governo ma una priorità della politica da venti anni. Ora è un processo in fase di realizzazione”.
Renzi ci tiene a ribadire i frutti del suo operato, specie oggi, in vista dell’apertura della Leopolda, al suo quinto anno di edizione. A spalleggiare l’idea di creare un fondo da un centinaio di milioni per alleviare le perdite e a corollario della Stabilità, anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quale ha constatato che “serve un sistema finanziario sano ed efficiente per permettere alle imprese di ogni dimensione di esprimere completamente il loro potenziale economico. Non possiamo più contare unicamente sul settore bancario per rispondere a tutti i bisogni finanziari di tutte le imprese”.

Tuttavia a mettersi di traverso in questo caso potrebbe essere ancora una volta l’Europa. Anche se la Commissione Ue “sostiene le intenzioni del governo italiano di permettere ai risparmiatori di chiedere compensazioni alle banche per potenziali vendite abusive di obbligazioni e di ispirarsi alle passate esperienze in altri Paesi Ue con situazioni simili”, resta il margine del cosiddetto “aiuto di Stato”. L’idea paventata dall’esecutivo di creare un fondo per dare una mano ai risparmiatori non è contemplata nell’Unione dei 28. Non è consentito, infatti, che lo Stato rimborsi direttamente chi ha fatto delle perdite, perché altrimenti sarebbe come una sospensione del bailin. Il sistema della corte di arbitrato e dei rimborsi conseguenti, sul modello di quanto fu fatto in Spagna nel 2013, invece, non ha a che vedere con il salvataggio delle banche e non rientra quindi nelle norme degli aiuti di Stato. Finora lo stato non ha messo soldi nel salvataggio perché, in virtù del regime di unione bancaria in Europa, l’operazione di salvataggio si è svolta sulla base di alcuni princìpi della direttiva comunitaria su risanamento e risoluzioni degli istituti, che si basa su una comunicazione della Commissione europea del 2013 ed entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. Secondo queste regole, azionisti e obbligazionisti non privilegiati devono contribuire ai costi di ristrutturazione e risoluzione delle banche prima di qualunque intervento pubblico.
Nel frattempo Bankitalia inizia a mettere le mani avanti ribadendo di aver fatto il suo dovere nella vigilanza affiancata dalla Consob. Sulla possibilità sempre più vicina di una commissione d’inchiesta in cui potrebbe essere citata la Banca italiana, si ribadisce: “La Banca d’Italia non ha nulla da temere, la coscienza è a posto e la vigilanza per quello che ci risulta ha fatto il suo dovere. Il sistema bancario italiano è più che solido, migliore di quello di altri paesi”.

E sulle accuse dell’Ue, Bankitalia risponde: “Non è vero che c’era un ventaglio di opzioni per intervenire nel crac delle 4 banche, perché alcune di queste non erano praticabili. Siamo stupefatti di fronte all’accusa di aiuti di stato per l’uso del Fondo interbancario di tutela dei depositi, accusa legata a cavilli giuridici che rimangono incomprensibili e che bloccano uno strumento di cui l’Italia si è dotata da tempo proprio per risolvere crisi bancarie senza farne pagare il conto alla generalità dei contribuenti”.

Intanto però la vicenda ha oltrepassato i confini nazionali e sta facendo discutere anche all’Estero, dove da più parti l’intenzione di creare un fondo appare insensata.
“Utilizzare il termine ‘umanitario’ (come ha fatto Padoan) facendo riferimento agli aiuti ai risparmiatori, è qualcosa che non si mai visto. Invia un messaggio di disimpegno a giocare seguendo le nuove regole. Rende il dibattito sullo schema comune europeo di garanzia sui depositi (che incontra la resistenza della Germania), ancora più difficile da gestire ed è qualcosa che di certo non è nei migliori interessi dell’Italia”. Afferma l’economista Nilas Véron sulle pagine del Financial Time. Lo stesso quotidiano poi, attacca l’Esecutivo di Renzi per la sua posizione “confusa” sull’evasione fiscale: “La dimensione dell’economia sommersa da tempo è diventata uno dei principali ostacoli alla modernizzazione del Paese. Oggi vale circa un quinto del prodotto interno lordo. Dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi primo ministro combattere questo problema (..). Stranamente, il governo di Matteo Renzi sta andando nella direzione opposta”.

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Commenti all'articolo
  1. Si apprende, dal Ministro Padoan – intervenendo in Commissione Finanze della Camera – che il fondo per gli obbligazionisti “beffati” ci sarà, finanziato con il contributo delle banche, una volta accertato le posizioni di ognuno e, se le obbligazioni subordinate vendute a clienti che presentavano un profilo di rischio non in linea con la natura di investimento di quei titoli. Detto questo, però, non si può non convenire che le quattro banche incriminate e salvate dal governo, hanno venduto un prodotto inadatto, tant’è da assumere un enorme peso alla luce del drammatico suicidio di Luigino. La decisione di mettere le quattro banche in liquidazione, usando il fondo nazionale è stata partorita dal Governo italiano. Il capo della vigilanza della Banca d’Italia Barbagallo alla Commissione delle Finanze alla Camera, ebbe a dichiarare che “l’idea di utilizzare il Fondo Interbancario di tutela dei depositi per farsi carico del salvataggio , sarebbe stata bloccata dalla preclusione manifestata dalla Commissione Europea “. Bruxelles,lo ha smentito e si chiedeva che l’intervento rispettasse le normative Ue. Che brutta pagina, io sostengo, e che figuraccia da far aprire una frattura e avviare un grave scontro con Ue . Cosa fare con le norme in vigore ? I regolatori hanno fatto abbastanza e le norme sono chiarissime e vanno applicate. Il nostro Ministro ha dichiarato che ” la vicenda ha portato all’attenzione il problema della scarsa educazione finanziaria della popolazione italiana. Da cittadino ne sono indignato sentire parlare di educazione finanziaria. Che vuol dire ? Sarebbe come dire, il cliente è ignorante e io Banca ne approfitto., Scusate se è poco !

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