lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cambiamenti climatici.
Nuove speranze a Parigi
Pubblicato il 09-12-2015


È cominciata a Parigi la XXI Conferenza sul clima. Il presidente della Conferenza, nonché ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha annunciato all’apertura dei lavori: “Abbiamo un obbligo di successo. La posta in gioco è troppo importante per accontentarsi di un accordo al ribasso”. La Conferenza si chiuderà l’11 dicembre.

L’obiettivo dichiarato dai vari capi di Stato è chiaro: limitare il global warming, cioè il riscaldamento globale, entro i 2° rispetto all’era pre-industriale. Occorrerà, dunque, ratificare un accordo internazionale equilibrato per sancire una consistente riduzione dei gas serra. La Conferenza, che riunisce 195 Paesi, inclusi quelli dell’Unione Europea, ha lo scopo di stabilizzare la temperatura del nostro pianeta onde evitare catastrofiche conseguenze per gli esseri umani e gli ecosistemi. Sono presenti a Parigi ben 40mila persone, tra scienziati, politici e rappresentanti delle maggiori organizzazioni ambientaliste internazionali. Limitare le emissioni di gas è la prima azione per salvaguardare le città costiere di tutto il mondo, poiché l’innalzamento del livello degli oceani potrebbe devastare molti centri urbani e metropoli marittime.
Una riduzione globale delle emissioni determinerà un nuovo assetto dell’economia mondiale, rivoluzionando il modo di produrre e di viaggiare e cambiando, soprattutto, il nostro tenore di vita e la distribuzione geografica della popolazione mondiale. I risultati di Parigi influenzeranno enormemente gli assetti geopolitici del Medio Oriente, giacché si acquisterebbe in maniera limitata combustibili fossili come il petrolio. Anche la Russia ne uscirebbe ridimensionata: l’azienda di estrazione ed esportazione di gas naturale, la Gazprom, avrebbe meno potere economico su scala mondiale. La dipendenza di molti Paesi dai combustibili fossili, venduti dagli Stati mediorientali e dalla Russia, diminuirebbe e mancherebbe l’influenza politica necessaria per indirizzare politiche economiche che sfruttano fonti di energia non rinnovabile. L’Ucraina, per esempio, non sarebbe più succube dei ricatti del Cremlino sulle forniture di energia. Stesso discorso per l’Unione Europea, che non dipenderebbe più né dal gas russo né dal petrolio dei Paesi arabi, avviandosi finalmente verso scelte ecosostenibili.

La ricerca e lo sviluppo di tecnologie energetiche a impatto zero, o limitato, sull’ambiente avrebbero un effetto benefico per tutti gli ecosistemi, il mercato del lavoro e la salute della popolazione mondiale. Tuttavia il progresso e le politiche industriali di Cina e India potrebbero smorzare le volontà di un cambio di rotta di molti governi. Dopo il Protocollo di Kyoto del 1997 è fondamentale un nuovo patto condiviso sulle emissioni dei gas serra, soprattutto con il consenso dei Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), Stati Uniti d’America e Unione Europea. Un accordo manderebbe ai mercati finanziari internazionali un chiaro e forte messaggio sulle intenzioni degli attori economici, incoraggiando gli investitori a puntare di più sull’energia pulita. Un nuovo corso che, secondo Taryn Fransen del World Resources Institute, potrebbe causare una riduzione delle emissioni del 10% in più rispetto a quella prevista dalle proposte presentate a Parigi.

Un’altra ragione di ottimismo è la recente ascesa al governo, in Australia e Canada, di leader di governo più sensibili alle tematiche ambientali, che potrebbero dunque arrivare alla conferenza con proposte nuove e rivoluzionarie.

È essenziale agire in fretta, però. Molti esperti sostengono che ci stiamo muovendo troppo lentamente. Inoltre, diversi studiosi ritengono che una volta raggiunte determinate soglie i cambiamenti del sistema climatico subirebbero un’accelerazione irreversibile. La fusione della calotta glaciale dell’Antartide occidentale, per esempio, rischierebbe di non essere più fermata.
Jennifer Morgan, esperta del World Resources Institute, ha detto: “Il prezzo dell’energia solare ed eolica è già sceso drasticamente. I paesi che hanno cominciato ad attuare politiche ambientali serie si stanno accorgendo che non si tratta più di scegliere tra crescita economica e lotta ai cambiamenti climatici. Si sta diffondendo la sensazione che si possono ottenere entrambe le cose”. Gli impegni che si prenderanno alla XXI Conferenza di Parigi varranno però fino al 2025, o al massimo al 2030.

Lo zar Putin, alla Cop21, ha auspicato: “Un accordo globale, efficace, equilibrato, giuridicamente vincolante che permetta alle economie di svilupparsi”. Ha continuato: ” un nuovo patto nel prolungamento di Kyoto che dovrà rispondere agli interessi delle nostre popolazioni”. Per il presidente francese François Hollande la lotta a terrorismo e cambiamento climatico sono due grandi sfide da affrontare immediatamente, perché “ai nostri figli dobbiamo lasciare di più che un mondo libero dal terrore, un pianeta preservato dalle catastrofi, un pianeta sostenibile”. Le nuove speranze per arginare i cambiamenti climatici in atto passano da Parigi.

Manuele Franzoso

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