mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Carlo Ubertini: divisioni infondate
Pubblicato il 05-12-2015


Suggerisco da tempo l’assunzione di nuove traiettorie strategiche, che da un lato interpretino adeguatamente l’epoca che stiamo attraversando, d’altra parte fondino la necessaria distinguibilità del nostro Partito dal PD, la cui assenza tende a legittimare le molteplici e simmetriche fratture politiche che stiamo vivendo al nostro interno.

Esclusivamente su questi presupposti potremmo alimentare speranze di rinascita.

In sostanza continuare ad identificarsi con il classico modello liberalsocialista, declinato nella sbiadita immagine dei “meriti e bisogni”, significa al tempo stesso non cogliere le nuove pulsioni dell’attuale società e diluirsi nell’impianto culturale del Partito Democratico, atterrato solo oggi sul pianeta delle conquiste socialiste degli anni 80.

La cornice storico-sociale in cui attualmente siamo inscritti, profondamente diversa da quella di trent’anni fa, denuncia sul piano etico la condizione di un individualismo radicale, sul piano economico la dimensione di un neocapitalismo foriero di disuguaglianze sociali e squilibri ambientali, a tal punto da suggerire la riaffermazione del socialismo, quale antitesi letterale e naturale dell’individualismo e storico-politica del neocapitalismo.

Un socialismo, naturalmente, distante da ogni modello tradizionalmente consumato, in grado di avanzare, su valori antichi, categorie nuove per interpretare le emergenti realtà.

A tal proposito dal 2001 su MondOperaio, al 2015 in occasione della nostra conferenza programmatica, mi sono incaricato di prospettare la via ecosocialista, nella profonda cosapevolezza che si tratti dell’unico ideale nascente a seguito del processo di desertificazione ideologica.

A fronte ed a causa di ciò, tuttavia, gli attacchi che il Partito in questi giorni sta subendo, “da destra”, “da sinistra” e “dal centro”, non rappresentano alternative credibili.

Cerchiamo di analizzare.

Sul versante “di destra”, con l’operazione dei cosiddetti “Socialisti e Democratici”, sostanzialmente ridotta al mero passaggio di due parlamentari socialisti nel Partito Democratico, si dichiara di avere l’obiettivo di contaminare il PD con le idee socialiste.

Ciò, evidentemente, non fa i conti con due elementi fondamentali: la “ragione sociale” del PD e la rilevanza della “massa critica” in politica.

Il Partito Democratico nasce per superare le ideologie del 900, proiettandosi nel nuovo secolo con nuove sintesi.

Al di là della sua funzionale adesione al Socialismo Europeo, a questo punto non si capisce come individuare lo spazio di contaminazione suddetta.

La cultura socialdemocratica viene considerata superata per “statuto”, la sintesi liberalsocialista è stata sostanzialmente già acquisita.

Rimarrebbe una terza via, quella delle idee nuove, ma nei proclami dei “Socialisti e Democratici” non ve n’è traccia.

Quandanche, comunque, quest’ultime fossero miracolosamente prodotte, la politica pretende anche condizioni quantitative minimali, tali da consentire, sulla base di dignitosi rapporti di forza, che eventuali processi contaminativi si possano attivare.

Se si attribuisce inconsistenza quantitativa ad un partito strutturato come il PSI, rispetto all’azione di condizionamento politico-culturale nei confronti del PD, non si riesce ad avvertire come questo ostacolo, rispetto allo scopo indicato, possa essere superato con l’ingresso nel PD di una microfrazione del PSI stesso.

Sul versante “di sinistra”, attraverso l’operazione del cosiddetto “Risorgimento Socialista”, si dichiara di voler promuovere un autentico cambio di paradigma, nella lettura di una società sofferente che pretende l’avvento di un nuovo modello di sviluppo.

Con tali presupposti, sulla base delle considerazioni svolte in premessa, mi considero in sintonia.

Tuttavia, se la diagnosi può essere condivisibile, la terapia appare inaccettabile.

La deriva individualistica e la crisi neocapitalistica, per la montagna di testi elaborati e per la solidità delle prove registrate, non possono sollecitare il ricorso a ricette neomarxiste.

Tantomeno recuperare storture culturali come il “marxismo metodologico” od amenità storiografiche come il riferimento al “marxismo libertario e democratico di Francesco De Martino”.

La storia non procede linearmente, ha un andamento “adattativo”, “per tentativi ed errori” come ogni cosa in natura, ciononostante la logica vichiana dei “corsi e ricorsi” è da dimenticare.

Infine, sul fronte “di centro”, con l’iniziativa di “Area Socialista”, a quanto pare unica realtà non scissionista, il discrimine risulta essere la dichiarata esigenza di riconquistare l’autonomia del Partito rispetto al PD, prefigurando fin da ora la prospettiva di una autonoma lista socialista, “aperta”, già dalle prossime elezioni politiche.

Naturalmente il proposito ha una sua nobiltà e descrive un orizzonte cui tutti dovremmo tendere.

Il problema nasce sul terreno dei contenuti, laddove a fronte del proposito autonomistico, si riproducono ricette attualmente avanzate, quelle stesse che non ci hanno finora consentito di schiodarci dal 1% di consensi.

Posto che il primum vivere, con la nuova legge elettorale, richiede una percentuale minima del 3%, non si coglie da “Area Socialista” il presupposto contenutistico in grado di farci fare il “grande salto”.

Leggo in proposito richiami a diritti civili e sociali, libertà pubbliche e progresso sociale, pace e sicurezza, in soldoni uno straripante fiume di acqua calda, sul piano politico ed in rapporto alla distinguibilità dal PD, totalmente incolore, inodore, insapore.

Alla luce di quanto rappresentato, ritengo che l’unica via, sul terreno morale dell’unità del Partito, sia quella di impegnarsi ad elaborare contenuti autenticamente nuovi, da consegnare ad iniziative politiche forti, testando continuamente la rispondenza politica e, così, costruendo una fondata prospettiva di ritrovata autonomia.
Carlo Ubertini
Membro del Consiglio Nazionale PSI                                                                                Assessore all’Ambiente del Comune di Rieti

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