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Opinioni e commenti
 

Censis. Crescono disuguaglianze e egoismi
Pubblicato il 04-12-2015


EconomiaL’Italia è ferma, una società in letargo esistenziale, un Paese non più capace di progettare il futuro, che ha perso il gusto del rischio e che esce molto lentamente dalla crisi. Il 49esimo rapporto del Censis fotografa un’Italia ancora al palo, dove crescono le disuguaglianze e gli egoismi, dove le riforme realizzate dal governo faticano a suscitare consenso, dove la crescita avviene puntando su ‘ciò che resta’ dei grandi soggetti economici, politici e sociali che hanno indirizzato la società negli anni passati.

“Nella nostra storia – ha detto il direttore del Censis, Giuseppe De Rita – il resto del mito della grande industria e dei settori avanzati è stata l’economia sommersa e lo sviluppo del lavoro autonomo. Il resto della lotta di classe nella grande fabbrica è stata la lunga deriva della cetomedizzazione. Il resto della spensierata stagione del consumismo è la medietà del consumatore sobrio. Il resto della lunga stagione del primato delle ideologie è oggi l’empirismo continuato della società che evolve”. Una sorta di “limbo italico”, ha detto il presidente del Censis, citando Filippo Turati, fatto di “mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone”.

Gli italiani sono costretti ancora una volta ad arrangiarsi, facendo ricorso ai pilastri di sempre: la “saggezza popolare”, la capacità inventiva, aiutati da una composizione sociale poliedrica, lontana dagli schemi di classe e di ceto. E’ “l’Italia dello zero virgola”, dove la ripresa economica non decolla e gli italiani, anche quelli che hanno i soldi, sono ancora timorosi di investire e di spendere. Le speranze di ripartenza del Belpaese sono riposte in un mix di tradizione e innovazione, una “ibridazione”, così la definisce il Censis, di settori tra i quali il design, la moda, la gastronomia, il turismo, la cultura. Oggi vince chi ha saputo riposizionarsi, accettando le sfide della globalità: le esportazioni valgono il 29,6% del Pil.

Vincono i produttori di macchine e apparecchiature, con un surplus di 50,2 miliardi di euro nel 2014, vince l’agroalimentare, che nell’anno dell’Expo fa il boom di esportazioni (+6,2% nei primi 8 mesi del 2015) e riconquista la leadership nel mercato mondiale del vino. Vincono inoltre i comparti dell’abbigliamento (+1,4% di export nei primi 8 mesi dell’anno), della pelletteria (+4,5%), dei mobili (+6,3%) e dei gioielli (+11,8%). Mentre il mattone è ancora in crisi: se tra il 2004 e il 2007 nel mercato immobiliare si era superata la soglia delle 800.000 compravendite l’anno, negli ultimi quattro anni ci si e’ attestati poco sopra le 400.000. Nel complesso il Censis rileva una timida ripartenza dei consumi, ma si allarga la forbice sociale. Per la prima volta dall’inizio della crisi la quota di famiglie che nell’ultimo anno hanno aumentato la propria capacità di spesa risulta superiore a quella delle famiglie che l’hanno invece ridotta (il 25,% contro il 21,3%), d’altro lato, però, continua a crescere, sfiorando ormai il 20% del totale, il numero di famiglie che non riescono a coprire tutte le spese con il proprio reddito. Circa 5 milioni di famiglie hanno difficoltà a far tornare i conti e tra quelle di livello socio-economico basso la percentuale sale al 37,3%.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Il Socialismo è nato per superare le diseguaglianze e gli egoismi. Oggi invece perde sempre più consensi in Europa perché anziché mantenere la sua identità, aggiornandola alla nuova era della globalizzazione e della Conoscenza, si appiattisce su una brutta copia della forza politica concorrente per venire addirittura scavalcata dalle formazioni della pura contestazione. Il compito dei Socialisti dovrebbe essere quello di farsi carico dei nuovi e vecchi bisogni progettando un nuovo Modello di sviluppo in cui il lavoro diventi l’obiettivo primario che a sua volta può derivare dal rilancio dell’economia reale rispetto a quella della speculazione finanziaria. Purtroppo questo compito che dovrebbe essere affidato al PSE non si esprime in quanto i singoli Partiti socialisti anziché fare causa comune si allineano alle politiche e agli interessi dei singoli Stati.
    La crisi del Socialismo rispecchia quindi anche la crisi del disegno unitario europeo che continua ad essere ostacolato e dominato dai nazionalismi dei singoli Paesi.
    Inoltre, la mancanza di grandi Leader socialisti contribuisce a far mancare quella spinta e iniziativa propulsiva che in passato ha caratterizzato il successo socialista in Germania, Francia, Spagna e nei Paesi scandinavi.
    Lo storico vizio della Sinistra di dividersi completa il quadro della sua sconfitta e di conseguenza della possibilità della creazione di una forza socialista allargata a tutte le istanze primarie della stessa Sinistra.
    Le divisioni e gli scontri in atto nel PSI, ridotto ad un numero simbolico dello zero virgola, ci può far comprendere quanto potrà essere arduo ricostituire una forza socialista competitiva in Italia. L’unica consolazione che ci rimane è l’esistenza dell’Avanti attraverso cui possiamo continuare ad esprimerci. Non roviniamo questo prezioso strumento attraverso il quale possiamo ancora fare ascoltare la voce dei socialisti.
    Grazie a Voi compagni della Redazione che continuate a tenere alta la nostra bandiera.
    Ie suis socialiste

  2. Ci meravigliamo quando sappiamo tutti che questo paese non ha una classe dirigente, anzi troppo si fa attraverso il nostro “particulare” come ci ricordava Guicciardini già alcuni secoli fa. In momenti di così grandi trasformazioni, anziché eliminare la TASI per dare soldi ai ricchi e comprarsi il voto dei ceti conservatori se non proprio reazionari si eliminassero le tasse e imposte alle aziende e si facesse una reale riforma della scuola e dell’università dando diplomi e lauree attraverso il “solo” merito scolastico e/o accademico, allora il Censis rileverebbe che il paese non è né impaurito né in letargo.

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