lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UN PIANO PER IL CLIMA
Pubblicato il 12-12-2015


Ilva impianti inquinamentoDopo due rinvii finalmente in serata a Le Bourget (Parigi), il piano per regolare le emissioni dannose per l’ambiente e mantenere il rialzo delle temperatura sotto la soglia di 1,5 gradi centigradi nel prossimo secolo, con un nuovo obiettivo di ‘emissioni nette zero’ entro la seconda metà del secolo, è stato alla fine approvato e firmato dai delegati dei 195 Paesi più la Ue che hanno partecipato alla XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici. Un accordo senza dubbio storico perché contiene impegni precisi, ambiziosi, e che verrà sottoposto a periodici controlli sul suo grado di attuazione.

“L’accordo di Parigi sul clima è stato adottato”, ha annunciato Fabius poco sopo le 19, scatenando un lungo applauso nella sala della plenaria. “Questo è un piccolo martello – ha aggiunto Fabius, facendo riferimento al martelletto usato in assemblea – ma può fare grandi cose”.

Il testo adottato parte innanzitutto da un presupposto fondamentale: riconosce cioè che “il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta” e richiede pertanto “la massima cooperazione possibile da parte di tutti i Paesi” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra”. Limato, corretto, affinato e rivisto nel corso dei 12 giorni e delle 12 notti trascorse a Le Bourget dalle delegazioni, il testo rappresenta l’inizio di un percorso lungo, complesso e certamente irto di ostacoli.
Nell’accordo, la cui entrata in vigore è prevista nel 2020, è stato inserito un obiettivo molto ambizioso, quello di contenere il rialzo della temperatura media globale “ben al di sotto dei 2 gradi” rispetto ai livelli preindustriali, “sforzandosi di raggiungere 1,5 gradi”. Inoltre si riconosce che è fondamentale azzerare le emissioni di gas a effetto serra nella seconda metà del secolo.
Il testo prevede inoltre un processo di revisione degli obiettivi volontari (Indc) che dovrà svolgersi ogni 5 anni. Un percorso che si cercherà di accelerare perché, secondo previsioni concordanti, con i limiti attuali si arriverà a un rialzo delle temperature di quasi 3 gradi con effetti drammatici sull’ambiente.
100 miliardi sono poi destinati ai finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici dei Paesi più deboli, fino al 2020, dunque anche questo un punto di partenza.

Con l’accordo “la più grande sfida di questo secolo ora – dicono le associazioni ambientaliste – è come mantenere l’aumento di temperatura al di sotto di 1,5 gradi”. “Gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni – dice il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo – non sono sufficienti, e l’accordo di Parigi non fa nulla per cambiare questa cosa” “se davvero vogliamo raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro la seconda metà del secolo, dobbiamo azzerare quelle delle fonti fossili entro il 2050”.
Comunque anche secondo Naidoo, “l’azione di contrasto ai cambiamenti climatici procede lentamente, ma ha cominciato a fare progressi” e “mette l’industria dei combustibili fossili dalla parte sbagliata della storia”. L’accordo “è stato annacquato e inquinato da coloro che hanno depredato il Pianeta, ma il testo contiene un nuovo imperativo a limitare l’aumento della temperatura globale entro la soglia di sicurezza di 1,5 gradi centigradi”.

Clima-accordo-Lima

La precedente assemblea dell’Onu a Lima

Questo limite, provocherà “costernazione nei quartier generali delle compagnie del carbone e nei palazzi del potere dei Paesi esportatori di petrolio”, spiega. Il direttore esecutivo di Greenpeace International, spiega che “dovremo mobilitare un numero ancora maggiore di persone per liberarci dei combustibili fossili e costruire un futuro alimentato dalle energie rinnovabili. Quest’anno il movimento per il clima ha fermato le trivellazioni in Artico di Shell, ha bloccato l’oleodotto Keystone XL e avviato il carbone sulla strada del declino. Parigi è solo una tappa di un viaggio che prosegue. Il nostro destino sarà deciso nei prossimi anni dal coraggio collettivo della nostra specie. Sono sicuro che ce la faremo”.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento