venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Comunisti e liberisti:
gemelli inconsapevoli
Pubblicato il 28-12-2015


Disciplinandoci ad essere al di sopra delle parti, volando con ampie ali trans-oceaniche al di là degli interessi parziali, laddove nulla nasconde ciò che di solito rimane occultato, le cose si vedono nella loro interezza e si capiscono a fondo. In particolare qui riferiamo di come gli stagni, in cui politicamente si confinano associazioni, movimenti e partiti, nonché cricche, lobby e mafie, siano in realtà… uno solo. Qualcosa di grosso accomuna i vari gruppi politici del mondo intero.

Si possono definire di destra o di sinistra, i loro membri si inorgogliscano a dichiararsi “comunisti” o “liberisti”, ogni associazione, partito o movimento, come a volte preferiscono oggi chiamarsi perché a loro stessi disturba meno considerarsi diversamente politici (sempre di “membri”, nella più fisiologica accezione del termine, però trattandosi), quando viene loro mostrato che (se si dicon comunisti) il fondamentale bene comune dei pubblici impieghi va condiviso a tempo determinato o che (se si dicon liberisti) l’unico modo per liberarci della burocrazia è licenziare i carrieristi, gli assunti a vita nel pubblico, entrambe queste sponde rispondono: non se ne parla!

Già, proprio così: “comunisti” e “liberisti” (e tutto quel mare algoso che c’è in mezzo e fin oltre si spinge) non sono poi così diversi. Chiunque aneli ad occupare un ruolo politico mostra, nonostante siano trascorsi settant’anni dall’avvento della democrazia, una pesante dipendenza, una marcata sottomissione (che nemmeno loro riescono a spiegare) ai burocrati, ai carrieristi pubblici, agli assunti a vita nel pubblico impiego, la cui figura istituzionale durante le tirannidi appunto nacque e si sviluppò.

Le più opposte sponde della politica, tanto i “comunisti” quanto i “liberisti”, se davvero volessero realizzare gli ideali di cui si fanno portavoce, dovrebbero avere, come primo, più importante intento, quello d’impegnarsi a rendere democratico (grazie ad impieghi concessi rigorosamente a tempo determinato) tanto il potere esecutivo quanto il potere giudiziario (entrambi tutt’ora assegnati a vita secondo il caratteristico modello tirannico) affidandoli finalmente non più a dei sovrani bensì a persone preparate, sì, esperite, certo, ma disposte e perfino liete di tornare ad essere comuni mortali per testare direttamente la bontà ed il valore del proprio operato.

Ora è, sì, vero che, senza più carrieristi pubblici, senza più i burocrati mussoliniani, hitleriani e staliniani, cambierebbe l’intero sistema politico nel quale associazioni, partiti e movimenti (o come altro vorranno più in avanti chiamarsi) ci costringono tutti, per cui, temendo di non potersi più radicare, cercano ad ogni costo di mantenerlo. Verità innegabile è però che ormai chiunque, non solo in Italia od in Europa bensì sulla Terra intera, viene preso in tenera età e fin d’allora inculcato a fondo, quotidianamente, per molti anni, dai carrieristi pubblici, i quali, così, non solo imprimono una “cultura” (da loro stessi incoronata “ufficiale”) che pone al centro dell’Universo il “loro” posto fisso ma riescono pure a non far nemmeno intravedere la meravigliosa realtà che, in tal modo, non è mai potuta nascere.

Incontrandoci con questi eterni duellanti, con dei “comunisti” o con dei “liberisti”, vedremo dei tizi e delle tizie orgogliose d’essere quello che sono, dicono che mai rinuncerebbero ad esserlo. In realtà non avremo davanti altro che delle assenze, dei vuoti, riempiti della stagnazione culturale dei carrieristi, con poche tracce del loro fresco e genuino essere primigenio. Tanto i “comunisti” quanto i “liberisti” (e chiunque altro si offra sul piano politico) sono stati presi ed indottrinati, convinti a credersi superiori gli uni agli altri, da carrieristi pubblici i quali (postisi a destra od a sinistra che fossero) sempre il “loro” posto fisso avevano come bussola e guida, il loro apporto limitandosi a far ruotare, intorno a questo caposaldo, ogni teoria, comunista, liberista o d’altro tipo, che veniva loro in mente.

I problemi che vive il nostro Pianeta, in fondo, sono tutti riconducibili alla mancanza di esseri pensanti con la propria testa. L’unico modo per far evolvere la Terra sarebbe quello di fornire gli strumenti tramite i quali ognuno, di per sè e nei propri interessi, potesse raggiungere quel grado di consapevolezza, inizialmente quanto meno di se stesso e poi sociale, che solo necessita per far girare la ruota del mondo senza intoppi e scosse. Ma proprio questo è ciò che per primo viene impedito dai carrieristi pubblici, i quali sono ancora oggi capaci di presentare i propri interessi, le più egoistiche pulsioni, come interessi della scuola e degli studenti.

Comunisti e liberisti, figli della stessa tirannide, non foss’altro per gli scaduti termini della Storia, dovrebbero prendere coscienza di ciò che sono: burattini nelle mani dei burocrati, dei carrieristi, degli assunti a vita (e precari aspiranti tali) nei pubblici impieghi. In fondo meglio risvegliarsi tardi piuttosto che mai.

Danilo D’Antonio

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