venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La ricchezza nascosta dell’Italia
Pubblicato il 07-12-2015


ProstituzioneNon se ne parla, ma la vera battaglia che l’Italia deve combattere è quella contro l’economia in nero, quella che non si vede, contro l’evasione fiscale. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat l’economia ‘non osservata’, cioè sommersa e derivante da attività illegali come droga, prostituzione e contrabbando di sigarette, ammontava nel 2013 a 206 miliardi di euro, pari al 12,9% del Pil. Il solo valore aggiunto dall’economia sommersa vale circa 190 miliardi di euro, pari all’11,9% del Pil. E sono affari che vanno a gonfie vele nonostante la crisi o forse proprio per la crisi: queste attività hanno fatto difatti registrare un aumento dell’11,4% nel 2011 e dell’11,7% nel 2012.
Con l’introduzione del nuovo standard ‘Sec2010’ per la compilazione dei conti nazionali che ora tengono conto anche delle attività sommerse, l’Istat ha rinnovato profondamente le metodologie di stima e ne ha introdotte alcune relative alle attività illegali.

Tabella Istat attività illegaliNel 2013, il valore aggiunto connesso alle attività illegali viene valutato in circa 16 miliardi di euro, pari all’1% del Pil. Le attività illegali che adesso vengono conteggiate nel sistema dei conti nazionali sono traffico di droga, prostituzione e contrabbando di sigarette.
Tanta fatica per racimolare soldi a ogni legge finanziaria quando invece risolvendo la piaga del ‘lavoro nero’ si troverebbero risorse preziose da destinare alla ripresa.

Secondo i dati diffusi dall’Istat, nel 2013 le unità di lavoro (Ula) in condizione di ‘non regolarità’ sono 3 milioni e 487 mila, occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 438 mila unità, in calo dell’1,2% dai 2 milioni e 467 mila nel 2011). Tabella Istat lavoro nero
Il report sull’economia ‘non osservata’, sottolinea come il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle Ula non regolari sul totale, è risultato pari al 15% nel 2013, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2011. A incidere è la contrazione dell’occupazione. Nel dettaglio per posizione professionale, le unità dipendenti non regolari sono scese da 2 milioni e 467 mila nel 2011 a 2 milioni e 438 mila nel 2013 (una riduzione dell’1,2%) a fronte di una perdita di 614 mila unità di lavoro regolari (pari a -4,3%). Di conseguenza, l’incidenza del lavoro non regolare è salita tra i dipendenti dal 14,8% del 2011 al 15,2% nel 2013. Per la componente indipendente non regolare, invece, si è registrato nel biennio un lieve aumento: il numero è salito da 1 milione e 46 mila nel 2011 a 1 milione e 49 mila nel 2013 (+0,3%). Questa crescita, unita alla forte diminuzione di unità di lavoro indipendente regolari (-4,2%) ha comportato un incremento significativo dell’incidenza del lavoro non regolare, che è passata dal 13,9% al 14,5%.

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Commenti all'articolo
  1. Sarebbe interessante conoscere la stima di quanta di questa ricchezza in NERO si ricicla percentualmente in attività di economia reale e quanta in attività di speculazione finanziaria, e quanta di questa ricchezza è stimata che venga utilizzata nel nostro Paese e quanto esportata. Inoltre sarebbe interessante conoscere qual’è il ruolo di controllo delle banche e sulle banche da parte dello Stato per le operazioni economiche e finanziarie legate al riciclaggio di questa ricchezza in Nero. Mentre l’altro tipo di economia reale sommersa colpisce oltre che le casse dello Stato anche le Imprese che rispettano le leggi alterando così la libera concorrenza e le risorse da destinare all’innovazione, questa economia in Nero la possiamo definire come economia criminale.
    Investire da parte dello Stato in Risorse umane e tecnologiche sulle strutture di controllo e di repressione di queste due economie sommerse, significherebbe ottenere un ritorno notevole per le Finanze dello Stato e per il benessere delle Imprese oneste. Lo sbandierato sistema di controllo affidato all’incrocio dei controlli dalle Banche Dati come mai produce risultati così modesti rispetto alla mole del Sommerso?? ho appreso di recente che una delle cause di questa ridotta efficienza di isultati è dovuta all’esistenza di diverse Banche Dati che non comunicano fra loro. A chi se non all’azione dei Governi può essere affidata l’unificazione in una sola Banca Dati il controllo dei movimenti economici e finanziari?? Perchè anche questo Governo non lo fà?’ prevalgono su di esso gli interessi delle varie Lobby o quelli generali dei cittadini amministrati?? e il PSI attraverso i suoi parlamentari non potrebbe intervenire con delle denunce e con una proposta di legge ad Hoc sull’unificazione delle Banche dati??
    Rimaniamo in attesa di risposte e azioni concrete a questi interrogativi.
    Cari compagni della Redazione. mantenete accesi i fari su questi interrogativi.
    Je suis socialiste

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