sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Elezioni. Un rebus il nuovo governo della Spagna
Pubblicato il 21-12-2015


Elezioni Spagna  2015Per il leader popolare spagnolo Mariano Rajoy si chiudono le porte di un possibile ritorno alla guida del governo. Il Partito socialista spagnolo ha confermato che voterà No a un eventuale nuovo governo del Partito Popolare e sulla stessa linea dei socialisti c’è Podemos, da ieri terza forza politica del Paese.
Quindi per la Spagna se il risultato è chiaro, il futuro si presenta incerto.
Il Psoe di Pedro Sanchez, arrivato secondo, non appoggerà l’investitura a capo del governo del premier uscente Mariano Rajoy, lo ha confermato oggi il segretario all’organizzazione Cesar Luena in chiusura del Comité Federal del partito, ribadendo che come primo partito spetta al PP di Rajoy tentare di formare un governo. Il dirigente socialista, interrogato dai cronisti, non ha voluto considerare possibile scenari alternativi se il premier uscente non dovesse riuscire a formare un governo.
Elezioni Spagna 2015 risultati definitviLuena ha però definito “accettabile” il risultato ottenuto ieri nelle urne dal Psoe (90 seggi contro 110 nella precedente legislatura), ma rimane il peggiore per i socialisti dalla fine della dittatura franchista. Nota positiva il risultato dei socialisti catalani del Psc, che migliorano il risultato dalle elezioni regionali del settembre scorso.
Pablo Iglesias, leader di Podemos si è invece dichiarato pronto a dialogare con il Psoe per arrivare ad “accordi”. “Non vi sono dubbi, Podemos non permetterà né attivamente né passivamente un governo del Pp”, reclamando un “processo di transizione” e un giro di consultazioni per verificare la possibilità di intese con altre forze politiche.
Per ora gli unici a mostrarsi possibilisti verso un esecutivo (di minoranza) del Pp sono stati i liberali di Ciudadanos (quarti con il 13,9% e 40 seggi), il cui leader, Albert Rivera, si è detto disponibile ad astenersi in Parlamento per favorire la governabilità del Paese. Ma i deputati non bastano.

PodemosSono dunque cinque le ipotesi più esplorate. La prima è quella di una coalizione a guida Pp (123 seggi su 350) e Ciudadanos (40). Ma insieme i due partiti avrebbero solo 163 deputati. La maggioranza assoluta al Congreso de los diputados è a quota 176 e per raggiungerla sarebbe necessario l’appoggio, o quantomeno l’astensione al momento dell’investitura del governo, di uno o più partiti nazionalisti catalani (17 seggi) o baschi (6) o di una parte del Psoe. Ciudadanos però si dice pronto ad astenersi, ma non a entrare in un governo a guida Pp.
Il Psoe ha assicurato che voterà contro Rajoy. E i nazionalisti catalani, gli indipendentisti di Erc e Convergencia (9 e 8 seggi) in cambio imporrebbero un referendum sulla secessione, inaccettabile per Rajoy e Ciudadanos.
Il piano B sarebbe simile alla prima ipotesi, ma con un governo Rajoy di minoranza, con appoggi esterni al momento dell’investitura e poi patti puntuali durante la legislatura.
La terza ipotesi è un governo di larga coalizione, Pp-Psoe. I popolari non l’escludono; lo ha dichiarato questa mattina Fernando Martínez Maillo responsabile dell’organizzazione del PP, ma il Psoe per ora non la ritiene praticabile.
La quarta è una coalizione ‘alla portoghese’ fra Psoe (90 seggi) e Podemos (69), con l’astensione di Ciudadanos (40) che non favorirebbe mai un governo con Podemos.
In alternativa Psoe e Podemos potrebbero negoziare l’appoggio degli indipendentisti catalani o dei nazionalisti baschi del Pnv (6 seggi), ma a caro prezzo.
In casa dei socialisti, anche in vista del congresso della primavera 2016 dove l’attuale segretario ha annunciato oggi la propria ricandidatura, è iniziata l’analisi del voto, ma anche la lotta tra le correnti. Questa mattina le federazioni regionali più potenti – una su tutte l’Andalucia della leader Susana Diaz – si sono dichiarate contrarie a un patto con Podemos, che esige un referendum sulla Catalogna.
Quindi l’ultima opzione sarebbe un ritorno alle urne tra la primavera e l’estate. Le elezioni anticipate diventerebbero automatiche se entro due mesi dalla costituzione del nuovo parlamento e il primo tentativo di investitura, il Paese fosse ancora senza premier e senza governo.

Sara Pasquot

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